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Studenti universitari e lavoro: l’assurdità della tassazione

Studente lavoratore: da una analisi dettagliata dei costi se ne ricava che le spese gravano sulla famiglia. Lo Stato disincentiva il lavoro dei figli?

Studenti universitari e lavoro: l’assurdità della tassazione

Sono convinto dell’utilità del lavoro per uno studente universitario, in quanto elemento di crescita sociale e strumento per la formazione anche personale ed è per tale motivo che ho accolto con soddisfazione la scelta di mio figlio di aderire ad un progetto di studio – lavoro (barista part-time) in ambito universitario.

L’esperienza ha comportato un impegno lavorativo giornaliero di 3 ore e mezza, per 5 giorni la settimana e grazie anche alla prevista flessibilità, non gli ha precluso la possibilità di sostenere regolarmente gli esami universitari, con esiti soddisfacenti.

Scrivo queste brevi note sulla tassazione dei redditi, per mettere però in evidenza una incongruità del sistema, che necessita – a mio parere – di correzione, oltre che di semplificazione.

La complessità della normativa fiscale permette di cogliere l’incongruenza solo districandosi tra i vari commi del DPR 22.12.1986, n. 917, il Testo Unico Imposte sui Redditi (T.U.I.R.), che cercherò di riportare in modo preciso, per quanto sintetico.

Per il caso esposto è utile la lettura combinata dei seguenti articoli:

  • 12 commi 1 e 2

  • 15 comma 1 lettera e)

  • 13 comma 1 lettera a)

  • 11 comma 1

 

L’art. 12comma 1 del TUIR regola le detrazioni per carichi di famiglia ed in particolare al comma 1 lettera c) prevede la possibilità di detrarre dall’imposta lorda l’importo di euro 950 per ciascun figlio a carico.

Specifica quindi il comma 2 del medesimo articolo 12 che le detrazioni spettano a condizione che le persone alle quali si riferiscono possiedano un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili.

L’art. 15comma 1 lettera e) del TUIR prevede la possibilità di detrarre dall’imposta lorda un importo pari al 19 % delle spese per frequenza di corsi di istruzione universitaria. Precisa inoltre il comma 2 del medesimo art. 15 TUIR che la detrazione spetta anche per gli oneri sostenuti nell’interesse delle persone a carico.

L’art. 13comma 1 lettera a) del TUIR stabilisce il diritto del lavoratore dipendente con rapporto a tempo determinato ad una detrazione minima di euro 1.380 dall’imposta lorda dovuta. La detrazione può arrivare sino a 1.880 euro se il reddito complessivo non supera 8.000 euro ed è rapportata al periodo di lavoro nell’anno.

L’art. 11comma 1 del TUIR fornisce i parametri per la determinazione dell’imposta lorda ed in particolare indica che l’imposta lorda è determinata applicando al reddito complessivo l’aliquota del 23 % per il primo scaglione di reddito, ossia il reddito da 1 fino a 15.000 euro.

 

 

Applichiamo le norme del TUIR al caso concreto di uno studente universitario, assunto con contratto a tempo determinato

per mettere in evidenza l’incongruità del sistema normativo e le conseguenze anche in termini di scelta.

CASO 1

Compenso mensile lordo: euro 500

Periodo di lavoro: mesi 5 ⇒ compenso lordo complessivo euro 2.500

Detrazioni carico di famiglia: euro 950 (in capo ai genitori)

Tasse universitarie: euro 5.000 (in capo ai genitori)

Detrazioni spese per frequenza di corsi di istruzione universitaria: 19 % dell’importo massimo stabilito dal Ministero. Ipotizziamo importo massimo 3.500 ⇒ importo detrazione euro 665.

Concludiamo con il “bilancio familiare”

 

Genitori:  
tasse universitarie euro 5.000
recupero fiscale detrazione carico di famiglia (euro 950)
recupero fiscale detrazione spese universitarie (euro 665)
Costo annuo euro 3.385

--

Studente/lavoratore:  
compenso lordo euro 2.500
imposta lorda (aliquota 23 %) euro 575
detrazione lavoro dipendente euro 575
imposta netta   euro 0
Ricavo annuo   euro 2.500

--

Bilancio familiare:  
Costo famiglia (euro 3.385)
Ricavo studente euro 2.500
Deficit familiare (euro 885)

 

L’esperienza lavorativa ha arricchito umanamente ed economicamente lo studente e non ha penalizzato la famiglia.

 

CASO 2

Compenso mensile lordo: euro 500

Periodo di lavoro: mesi 6 ⇒ compenso lordo complessivo euro 3.000.

IL FIGLIO NON E’ PIU’ A CARICO

Detrazioni carico di famiglia: euro 0 (in capo ai genitori)

Tasse universitarie: euro 5.000 (in capo ai genitori)

Detrazioni spese per frequenza di corsi di istruzione universitaria: euro 0.

Concludiamo con il “bilancio familiare”

 

Genitori:  
tasse universitarie euro 5.000
recupero fiscale detrazione carico di famiglia euro 0
recupero fiscale detrazione spese universitarie euro 0
Costo annuo   euro 5.000

--

Studente/lavoratore:  
compenso lordo euro 3.000
imposta lorda (aliquota 23 %) euro 690
detrazione lavoro dipendente euro 690
imposta netta   euro 0
Ricavo annuo   euro 3.000

--

Bilancio familiare:  
Costo famiglia (euro 5.000)
Ricavo studente euro 3.000
Deficit familiare (euro 2.000)

 

Ancora una volta le spese gravano sulla famiglia. Lo Stato disincentiva il lavoro dei figli.

Teniamo presente che, per effetto della normativa, uno studente che lavora l’intero anno e percepisce un compenso di 8.000 euro non paga le imposte poiché a fronte di una imposta lorda di 1.840 euro (aliquota 23 %) beneficia di una detrazione d’imposta di euro 1.880.

Non aggiungo commenti, ma spero di aver messo in evidenza l’assurdità della norma, stimolando la necessaria revisione del sistema.

a cura di:
dott. Franco Confalonieri
www.studiomeli.it

 

 

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