Dalla civit - anac le linee guida per i codici di comportamento delle PA

Pubblicate dalla civit - anac le linee guida per la stesura dei codici di comportamento delle singole amministrazioni (Delibera numero 75 del 24 ottobre 2013)

- di Avv. Giorgio Pernigotti
Dalla civit - anac le linee guida per i codici di comportamento delle PA

Con delibera del 24 ottobre scorso numero 75, l'Autorità Nazionale AntiCorruzione ha definito le Linee Guida per l'adozione, da parte delle Amministrazioni individuate dal D.lgs. 165 del 2001, dei singoli codici di comportamento in applicazione del D.P.R. 62 del 16 aprile 2013, decreto che contiene il "codice generale" per tutte le amministrazioni pubbliche.

In sintesi, tentiamo di cogliere, con uno sguardo d'insieme, i tratti più rilevanti del provvedimento.

In primis, l'Autorità richiama, nella parte introduttiva, due elementi cardine, già riscontrabili dalla lettura della normativa vigente.

Il primo, riguarda il rapporto tra il codice generale e quello singolare da adottarsi. Si precisa come i contenuti del primo rappresentino dei contenuti "minimi" che ogni codice singolare dovrà riportare, in un rapporto che possiamo definire da genere a specie. Si suggerisce un espresso rinvio, come momento e tecnica redazionale, al codice generale a copertura di ogni previsione e ad indicazione della sorgente di origine.

Il secondo elemento richiamato riguarda l'essenzialità dello strumento nel quadro più ampio delle azioni e delle misure di prevenzione della corruzione a livello decentrato, e la natura di documento imprescindibile, in relazione al Piano triennale per la prevenzione della corruzione di ogni singola amministrazione.

Sempre nella parte introduttiva, si raccomanda l'adozione del codice entro il prossimo 31 dicembre al fine dichiarato di garantire il puntuale raccordo con il Piano triennale.

Qualora le amministrazioni abbiano già provveduto a dotarsi di codici etici o di condotta, si raccomanda che i medesimi siano sottoposti a revisione ed adeguamento ai fini di garantire uniformità nei dettami e si suggerisce la loro integrazione, inglobandoli nell'emanando codice. Tale lavoro di coordinamento sarà agevolato dalla predisposizione di tavoli tecnici che consentano di valutare le specificità di ogni singola amministrazione e di individuarne le criticità, sempre in ottiche di settore.

 

Ambito di applicazione.

Le linee guida sono, in primo luogo, indirizzate alle amministrazioni espressamente individuate dal citato codice generale e dal D.lgs. 165 del 2001.

Potranno, inoltre, costituire un valido punto di riferimento per gli altri soggetti pubblici non contemplati nella disciplina, per la redazione dei propri codici etici o di condotta (enti pubblici economici, autorità indipendenti e così via). Si vuole, come si evince dalla raccomandazione, perseguire una visione di uniformità per evitare il rischio di eccessive frammentazioni di disciplina non motivate da ragioni specifiche.

Interessati dal documento sono anche gli enti territoriali i quali, per espressa disposizione, dovranno definire in autonomia le linee guida per l'attuazione del codice generale; il termine concordato, in sede di Conferenza unificata, è fissato in centottanta giorni dalla entrata in vigore del codice generale.

 

Competenze coinvolte nella redazione.

I soggetti coinvolti nell'iter di formazione del codice sono molteplici.

Chi assume la definitiva deliberazione di adozione del codice è l'organo di indirizzo politico-amministrativo dell'ente, su proposta del Responsabile per la prevenzione della corruzione. Questi si avvale del supporto dell'Ufficio per i procedimenti disciplinari (UPD), organo a costituzione obbligatoria. Le funzioni del Responsabile, in coordinamento con l'Ufficio, non si limitano alla mera predisposizione del codice ma si estendono a tutte quelle attività consequenziali e connesse previste dalla normativa vigente (monitoraggio, comunicazioni, segnalazioni alle autorità).

Altri organismi eventualmente già operanti con funzioni similari potranno venire soppressi ovvero integrati con le due figure indicate.

All'Organismo interno di valutazione (OIV) compete il parere obbligatorio sul contenuto del codice.

 

Procedimento.

La procedura che condurrà alla redazione del codice è di tipo "aperto", così come previsto dal più volte citato D.lgs. 165/2001.

Dovranno essere coinvolti, con massimo grado espansivo, tutti i soggetti interni ed esterni all'amministrazione, secondo la peculiarità del settore operativo.

Si indicano, quali strumenti di consultazione appropriati, la pubblicazione di una prima bozza sul sito istituzionale dell'ente con invito a far pervenire eventuali osservazioni entro un termine definito.

Delle proposte e delle osservazioni giunte e delle modalità adottate per garantire la partecipazione trasparente, dovrà darsi conto nella relazione di accompagnamento al codice, relazione che sarà pubblicata, una volta adottato il codice nella sua redazione definitiva, unitamente allo stesso su apposita sezione dedicata del sito.

Il codice, accompagnato dalla relazione, sarà comunicato all'Anac nei modi che verranno dalla stessa stabiliti con successiva determinazione.

 

Controllo.

La funzione di controllo sulle condotte, compete ai dirigenti responsabili delle strutture rispetto ai dipendenti e ai soggetti gerarchicamente sovra-ordinati quanto al controllo degli stessi dirigenti.

Restano ferme le competenze dell'OIV stabilite dalla normativa, così come quelle dell'Anac.

Si auspica un coinvolgimento degli URP e una loro stretta collaborazione con gli organi di vigilanza, in riferimento alle segnalazioni di violazioni del codice provenienti da cittadini.

Si rammenta come la violazione del codice etico sia fonte di per sé di responsabilità disciplinare, in aggiunta ad eventuali altre responsabilità già fissate dall'ordinamento in materia di pubblico impiego. La enumerazione, dunque, di eventuali condotte e delle sanzioni da adottare, avrebbe la precipua funzione di dosare la gravità della sanzione rispetto all'illecito, piuttosto di introdurre nuove fattispecie di comportamenti illeciti, fattispecie, di regola, già individuabili aliunde.

 

Sulla struttura e sul contenuto del codice.

Si precisa come la funzione del codice sia quella di mettere in luce le peculiarità della singola amministrazione, non contemplate dal codice generale.

Si tratterà quindi di declinare le disposizioni del codice generale nella singola amministrazione, con la previsione di eventuali altre disposizioni suggerite dalla particolarità della medesima.

Senza entrare nel dettaglio delle singole raccomandazioni, sul punto, fornite dall'Autorità, pare sufficiente segnalare quella rivolta all'individuazione di particolari categorie di dipendenti più esposte al rischio corruzione.

Da ricordare come, per espressa disposizione normativa, anche soggetti esterni che entrino in contatto con l'amministrazione in un rapporto di collaborazione, siano destinatari delle norme volte a prevenire condotte illecite; costituirà un punto cruciale, in sede di stesura del codice, l'individuazione di dette categorie e le modalità, anche mediante l'indicazione di schemi di contratti o di bandi-tipo, da sottoporre agli stessi con l'indicazione delle verifiche e dei controlli che potranno essere condotti e le sanzioni applicabili in caso di accertamento di violazioni delle norme del codice.

La declinazione delle disposizioni fissate nel codice generale dovrà riguardare, a titolo esemplificativo, il rapporto di impiego, gli obblighi di astensione, regali o altre utilità, e alcuni aspetti della vita privata che potrebbero riverberarsi in condotte rilevanti.

Stante la delicatezza di alcune di queste previsioni, l'Autorità, a conclusione del documento elaborato, rinnova la riserva di consultazione tecnica su tavoli specifici dedicati a gruppi omogenei di enti o a singole amministrazioni.

Le linee guida emanate dall'Autorità, come si può agevolmente constatare, rappresentano un primo approccio, una cornice su tela bianca: altre raccomandazioni dovranno seguire.

Nel frattempo, attendiamo fiduciosi che le amministrazioni coinvolte diano corso al primo step nel percorso di adozione del codice specifico: la consultazione pubblica, in linea con i principi dell'amministrazione trasparente e della partecipazione democratica.

 

 

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