Risarcimento danni: la 'paura di morire' va risarcita

La Corte di Cassazione (13537/14) sulla risarcibilità della procurata paura di dover morire

Risarcimento danni: la 'paura di morire' va risarcita

I congiunti di un infortunato vittima di incidente stradale, poi deceduto poco dopo l'incidente, ottengono il risarcimento danno classificato come "lucida agonia". Ricorre per cassazione la compagnia assicuratrice. La Corte di Cassazione, con Sentenza n. 13537 del 13 giugno 2014 si è espressa sul punto riconoscendo la risarcibilità di tale voce di danno ma delimitando gli elementi che portano ad un effettivo riconoscimento dei diritto al risarcimento.

Si conferma costituire un principio riconosciuto, la regola secondo cui costituisce un danno risarcibile la paura di dover morire avvertita da chi, gravemente ferito, resti capace d'intendere e di volere e si avveda dell'approssimarsi della fine. Nel caso di specie l'infortunato era stato dimesso dall'ospedale senza che potesse aver avuto il timore di morire. Timore che deve essere dimostrato in concreto, e soggettivamente, e non in astratto ed in modo obiettivo.

La Corte di Cassazione esprime, dopo un lungo ragionare, il seguente principio di diritto:

"La paura di dover morire, provata da chi abbia patito lesioni personali e si renda conto che esse saranno letali, è un danno non patrimoniale risarcibile soltanto se la vittima sia stata in grado di comprendere che la propria fine era imminente; in difetto di tale consapevolezza non è nemmeno concepibile l'esistenza del danno in questione, a nulla rilevando che la morte sia stata effettivamente causata dalle lesioni"

 

Nei motivi di ricorso per cassazione si segnala altro punto degno di rilievo. L'assicurazione asseriva che l'infortunata non avrebbe avuto diritto ad un risarcimento danno che tenesse conto delle somme ricevute dal congiunto deceduto senza che fosse stato decurtato l'importo della pensione di reversibilità da questa ricevuto proprio a seguito del decesso de quo. Motivo accolto dalla Suprema Corte, la quale enuncia il seguente principio di diritto:

"Dal risarcimento del danno patrimoniale patito dal familiare di persona deceduta per colpa altrui deve essere detratto il valore capitale della pensione di reversibilità percepita dal superstite in conseguenza della morte del congiunto".

 

 

Di seguito il testo della sentenza:

 

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Il primo motivo del ricorso principale (ATAM).

Commenta per primo

Vuoi Lasciare Un Commento?

Possono inserire commenti solo gli Utenti Registrati