Appello urgente dell'OCIEFFE contro il tentativo di riforma sommaria del rito civile

L'OCIEFFE dirama un appello urgente contro i tentativi di introdurre il processo sommario e senza regole nella stragrande maggioranza dei processi civili

Appello urgente dell'OCIEFFE contro il tentativo di riforma sommaria del rito civile

L'organismo Congressuale Forense, mediante il Coordinatore Avv.Antonio Rosa, dirama un "Appello urgente" contro i tentativi di riforma del processo civile che si tenta di introdurre mediante emendamenti, alla legge bilancio, la finanziaria 2018.

Di seguito il testo dell'appello dell'OCF.

"L’Organismo Congressuale Forense è contrario alla proposta del Senatore Viceconte che vorrebbe generalizzare il rito sommario per tutti i procedimenti monocratici avanti il Tribunale: sbagliato nel merito e nella forma
Si vuole fare, attraverso un emendamento di natura ordinamentale ed estraneo alla materia del bilancio (e solo per questa ragione inammissibile), una ennesima riforma processuale generalizzando il rito sommario per la stragrande maggioranza dei processi avanti al Tribunale, indipendentemente dalla complessità della lite.
È un intervento che si preoccupa non dei problemi che hanno i cittadini e le imprese quando hanno bisogno dell’intervento dello Stato per ottenere giustizia, ma dei problemi che hanno i giudici nell’amministrarla. L’obiettivo, come sempre, è: poche cause nei Tribunali ed in tempi brevi … non investendo risorse finanziarie nella giustizia.
Gli avvocati, in questo modo, non sono più messi in grado di proteggere i diritti di chi agisce o si difende in giudizio. Le regole nel processo non esisteranno più e saranno lasciate al libero arbitrio del magistrato, come sempre più oscure diventeranno le ragioni della sua decisione (essendo ancora più “stringata” nelle motivazioni)
La scelta risponde ad una chiara logica antiliberale, aderendo a quella che era la dottrina fascista del processo civile che si proponeva di “azzerare i diritti delle parti ponendo al centro del processo il giudice come espressione di uno stato autoritario”, in consonanza con l’ideologia autoritaria del regime. È l’antitesi del progetto liberale del processo che vuole un processo lasciato alla libertà delle parti nel dare inizio e nel condurre il processo e che fa del principio del contradittorio, nel rispetto di precise regole processuali, il centro del processo.
È un progetto, secondo OCF, che si muove nel solco della strada da tempo tracciata dall’’Ufficio legislativo del Ministero, che ha perseguito solo due strade: a) complicare la vita alla parte attrice e introdurre meccanismi per disincentivare l’accesso al giudice; b) introdurre tecniche processuali in cui è sovrana la facoltà del giudice di procedere e decidere senza regole, marginalizzando nel processo la funzione dell’avvocato e conculcando i diritti processuali delle parti.
Peraltro, tutti sappiamo che la riforma non funzionerà.
Non è affatto vero che sia necessaria una riforma in questo senso, bastano pochi ritocchi al processo oggi vigente; OCF ne suggerisce alcuni ad impatto “zero” sule regole e sui diritti delle parti:
1) eliminare l’udienza di precisazione delle conclusioni, che serve solo al giudice per scaglionare nel tempo la decisione per non incorrere in sanzioni disciplinari nel caso di mancato rispetto del termine di deposito della decisione
2) eliminare l’udienza in cui il giudice decide sui mezzi istruttori imponendogli, anche con sanzioni disciplinari, di rispettare i trenta giorni dallo scadere delle memorie istruttorie per decidere su queste istanze
3) attribuire valore confessorio alla contumacia
Piccoli interventi che consentirebbero di risparmiare un tempo considerevole nel processo, considerato che i tempi maggiori sono proprio quelli che intercorrono tra l’udienza di fissazione dei termini per le memorie e quella in cui si decide sull’ammissione delle prove chieste (peraltro udienza in cui molto spesso il giudice si riserva di decidere… senza neanche il pudore di adottare in udienza la decisione!) e quella in cui rinvia per la precisazione delle conclusioni ad istruttoria processuale chiusa.
Parliamo di un lasso di tempio di diversi mesi (che nel complesso supera l’anno), ben superiore ai termini (in tutto 160 giorni, al massimo!) che il processo oggi riserva ai difensori delle parti per depositare i loro scritti difensivi.
Per concludere, la riforma suggerita non tiene conto della situazione attuale con riferimento al rito sommario e che già oggi per le cause “semplici” cui è limitato vede fissare l’udienza a diversi mesi dopo la presentazione del ricorso.
Lanciamo un appello a tutti i giuristi ed agli avvocati, per sentirci ancora protagonisti nella difesa del nostro ruolo nel processo e fare una buona azione per la tutela di diritti di tutti i nostri clienti: inviamo una mail al Senatore Tonini (Presidente della Commissione Giustizia del Senato) all’indirizzo mail: giorgio.tonini@senato.it : Dico No ad un processo senza regole e senza Giustizia
Il silenzio ci renderebbe complici!

Il Coordinatore
Avv. Antonio F. Rosa
"

 

 

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