L’equo compenso dopo le modifiche introdotte dalla Legge Finanziaria 2018

L’art. 13-bis della Legge Professionale Forense sull' "equo compenso" è stato modificato dalla Legge Finanziaria 2018. Ecco come.

L’equo compenso dopo le modifiche introdotte dalla Legge Finanziaria 2018

La Legge Finanziaria 2018 approvata in via definitiva al senato il 23 dicembre 2017 (in attesa di pubblicazione in gazzetta ufficiale) ha introdotto alcune modifiche all’art. 13-bis della Legge Professionale Forense (L. 247/2012) in accoglimento delle istanze dell’avvocatura.

Le modifiche mirano ad evidenziare la vessatorietà di alcune clausole e, di conseguenza, la necessaria doppia sottoscrizione del contratto e/o formulario predisposto dal cliente “forte”.

Per cliente forte, ricordiamo, la legge indica “imprese bancarie e assicurative, nonché di imprese non rientranti nelle categorie delle microimprese o delle piccole o medie imprese come definite nella raccomandazione 2003/361CE della Commissione, del 6 maggio 20031.

 

Vediamole singolarmente.

1) Innanzitutto una precisazione sulla determinazione concettuale dell’ “equo compenso”. Si potrà definire equo il compenso che “sia conforme” ai parametri forensi di cui al DM 55/2014. Prima della modifica, invece, il compenso poteva genericamente “tenere conto” dei parametri forensi.

2) Eliminata la possibilità di superamento della classificazione come vessatoria della clausola se oggetto di specifica trattativa. L’elencazione delle clausole vessatorie di cui al comma 5 non potrà subire ora, grazie alla modifica introdotta con Legge Finanziaria, la deroga della specifica trattativa. Il desiderio di eliminare dalla legge le parole “qualora siano state oggetto di trattativa e approvazione”, tuttavia, crea un pasticcio laddove il comma 5 classifica alcune clausole come vessatorie e il comma 6 ripete che sono vessatorie quelle stesse clausole (il che poteva essere un semplice doppione) ma, attenzione, salvo una, quella prevista dalla lettera f). Pasticcio che non si vede coma possa essere risolto per insanabile contrasto fra i due commi.

3) Eliminato l’apposito termine di 24 mesi per far valere la nullità delle clausole vessatorie che era previsto dal comma 9 dell’art. 13-bis. Comma che è stato ora completamente abrogato. I termini, di conseguenza, saranno quelli della generale disciplina delle clausole vessatorie come da codice civile.

Va ricordato che esiste una definizione generale di clausola vessatoria, nell’art. 13-bis comma 4 che così si esprime: “si considerano vessatorie le clausole contenute nelle convenzioni di cui al comma 1 che determinano, anche in ragione della non equità del compenso pattuito, un significativo squilibrio contrattuale a carico dell'avvocato”.

 

Rimane la considerazione che il tentativo di contenimento del potere del cliente “forte” cede il passo ad una regolare sottoscrizione del contratto, modulo o formulario sottoposto all’avvocato per la firma, essendo come da codice civile sempre possibile ottenere la doppia sottoscrizione, o meglio la specifica approvazione delle clausole vessatorie (art 1341 c.c.).

Rimane, infine, sempre intoccata la lettera g) del comma 5 che prevede “ ... in ipotesi di liquidazione delle spese di lite in favore del cliente, all'avvocato sia riconosciuto solo il minore importo previsto nella convenzione, anche nel caso in cui le spese liquidate siano state interamente o parzialmente corrisposte o recuperate dalla parte”. Clausola che crea tutte le questioni già sollevate in questa rivista e alle quali si rimanda QUI.

 

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1L’Articolo 2 dell’Allegato della raccomandazione 2003/361CE della Commissione, del 6 maggio 2003 definisce come segue:
Articolo 2 - Effettivi e soglie finanziarie che definiscono le categorie di imprese
1. La categoria delle microimprese delle piccole imprese e delle medie imprese (PMI) è costituita da imprese che occupano meno di 250 persone, il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di EUR oppure il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di EUR.

2. Nella categoria delle PMI si definisce piccola impresa un'impresa che occupa meno di 50 persone e realizza un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiori a 10 milioni di EUR.
3. Nella categoria delle PMI si definisce microimpresa un'impresa che occupa meno di 10 persone e realizza un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiori a 2 milioni di EUR

 

 

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