Avvocato responsabile se non consiglia tempestivamente l'impugnazione

Sussiste responsabilità dell'avvocato che omette di consigliare per tempo al proprio cliente la proposizione di una impugnazione che appaia presumibilmente vittoriosa. Cassazione civile Ordinanza n. 6859/2018

Avvocato responsabile se non consiglia tempestivamente l'impugnazione

1. La massima

L'avvocato è responsabile per la mancata proposizione del mezzo di impugnazione quando si accerti, sulla scorta di criteri probabilistici applicati alle prove fornite da chi si assume danneggiato, che senza l'omissione il risultato utile sarebbe stato conseguito.

 

2. Il fatto e la quaestio iuris

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo emesso a favore dell'avvocato nei confronti di un suo assistito per l'assistenza innanzi alla Commissione tributaria regionale, Il Tribunale1 dichiarava risolto il contratto d'opera professionale per inadempimento dell'avvocato, condannandolo al conseguente risarcimento del danno. Nella specie, l'assistito deduceva l'imperita consulenza ricevuta dall'avvocato, il quale non gli consigliato in tempo utile la proposizione di ricorso per cassazione della sentenza della Commissione tributaria regionale, poi consigliato spirato il termine di impugnazione. Sulla scorta delle prove documentali prodotte dall'attore in opposizione, il Tribunale riteneva provato l'inadempimento colpevole del professionista affermando la possibilità di accoglimento delle ragioni del suo assistito nel caso fosse stata proposta l'impugnazione.

La Corte di appello, poi, ritenendo valida la valutazione prognostica svolta dal Tribunale in riferimento alle possibilità di accoglimento del pretermesso ricorso, dichiarava inammissibile ex art. 348 bis c.p.c. il gravame proposto dall'avvocato avverso la sentenza di prime cure.

L'avvocato soccombente proponeva ricorso per cassazione deducendo, per quanto qui importa, la violazione e la falsa applicazione dell'art. 2697 c.c., oltre alla nullità della sentenza per violazione dell'art. 112 c.p.c., in quanto il Tribunale avrebbe ritenuto l'astratta eventualità dell'accoglimento del ricorso per cassazione equipollente alla dimostrazione in concreto dell'accoglimento, rendendo al contempo nulla la sentenza fondata sulle argomentazioni del giudicante e non su quelle addotte della controparte, così supplendo alle lacune difensive.

 

3. Il decisum

Secondo la III Sezione il Tribunale ha fatto buon uso dei criteri probabilistici enunciati al riguardo dalla Suprema Corte, sulla scorta dei documenti prodotti dall'attore in opposizione e delle motivazioni rese dalla Commissione tributaria regionale in sentenza.

In particolare, la Suprema Corte con la sentenza n. 2638 del 2013 ha ribadito che «ove anche risulti provato l'inadempimento del professionista alla propria obbligazione, per negligente svolgimento della prestazione, il danno derivante da eventuali sue omissioni deve ritenersi sussistente solo qualora, sulla scorta di criteri probabilistici, si accerti che, senza quell'omissione, il risultato sarebbe stato conseguito»2, certo che l'indagine va svolta «sulla scorta degli elementi di prova che il danneggiato ha l'onere di fornire in ordine al fondamento dell'azione proposta»3 e rimanendo «riservata all'apprezzamento del giudice del merito ed è incensurabile in sede di legittimità quando... sia sorretta da una motivazione adeguata ed immune da vizi logici e giuridici»4.

 

Dott. Andrea Diamante
Cultore della materia in diritto processuale penale
presso l’Università degli Studi di Enna “Kore”

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1 Tribunale di Milano, sentenza 9563/2013.

2 Cfr. tra le tante Cass. n.9917/2010, Cass. n.6967/06, Cass. n. 21894/04, Cass. n.22026/04, Cass. n. 10966/04.

3 Cfr. Cass. n. 12354/09, Cass. n. 16846/05.

4 Cfr. Cass. n. 9917/2010, Cass. n. 6967/06, n. 10966/04.

 

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Di seguito il testo di
Corte di Cassazione civile Ordinanza n. 6859 del 20/03/2018

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