Meri disagi a seguito di sanzione amministrativa: danno bagatellare non risarcibile

I disagi e fastidi provocati da sanzione amministrativa ingiusta sono un danno bagatellare non degno di risarcimento. Cassazione civile Sentenza n. 11244/2018

Meri disagi a seguito di sanzione amministrativa: danno bagatellare non risarcibile

1. La massima

«Il danno non patrimoniale, pur lamentato per supposta lesione di diritti costituzionalmente protetti, a causa della applicazione di sanzioni amministrative, non è meritevole di tutela risarcitoria quando è inquadrabile.. nello sconvolgimento della quotidianità della vita, che si traduca in meri disagi, fastidi, disappunti, ansie e ogni altra espressione di insoddisfazione, costituenti conseguenze non gravi ed insuscettibili di essere monetizzate perché bagatellari».

 

2. Il fatto e la quaestio iuris

L'attore citava in giudizio l'A.C.I. e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti L'attore deduceva che a seguito della condotta omissiva colposa relativa al mancato aggiornamento dell'Archivio nazionale degli autoveicoli tenuto presso la Direzione Generale del Dipartimento per i Trasporti, nonostante l'annotazione della perdita di possesso del veicolo presso il PRA, gli erano stati notificati numerosi verbali di accertamenti di infrazioni al codice della strada e successive cartelle esattoriali e che lo stesso si era attivato personalmente presso gli uffici della Motorizzazione richiedendo informazioni in ordine alle annotazioni relative al veicolo. A seguito dell'attività profusa personalmente per informarsi e chiarire la propria posizione presso gli uffici pubblici, l'attore aveva affrontato spese e subito disagi e perdita di tempo che avevano determinato un pregiudizio psichico. L'attore chiedeva quindi il risarcimento dei danni per prestazioni di assistenza legale relative ai giudizi aventi ad oggetto le sanzioni amministrative relative al veicolo di cui non era più in possesso, oltre che per i disagi personali e logistici subiti.

Il Tribunale1 respingeva le pretese dell'attore ritenendo insussistente il nesso di causalità fra il danno lamentato e la condotta dei convenuti, certo che il mero fastidio o disagio restava estraneo all'area del danno risarcibile. La Corte di appello2 invece dichiarava gli appellati responsabili in solido dei danni subiti dall'attore per le errate annotazioni e li condannava al pagamento di una somma equitativamente determinata, eccettuando nel computo le spese legali sostenute, ritenendo la responsabilità da fatto illecito nell'omesso aggiornamento dell'archivio informatico.

L'A.C.I. proponeva ricorso per cassazione lamentando, fra gli altri3, la violazione dell'articolo 2043 c.c. sotto il profilo del risarcimento per pregiudizio bagatellare e difetto di motivazione su un punto decisivo della controversia, posto che la Corte territoriale avrebbe riconosciuto il risarcimento di un danno espressamente escluso dalla giurisprudenza della Suprema Corte, trattandosi di pregiudizio futile e irrisorio, causato da condotte prive del requisito della gravità.

 

3. Il decisum

La Suprema Corte ha ritenuto fondata4 la dedotta non risarcibilità del pregiudizio lamentato dall'attore, trattandosi di danno futile o irrisorio, in quanto causato da una condotta priva del requisito della gravità.

Invero il danno non patrimoniale causato dell'applicazione di sanzioni amministrative, pur lamentato per supposta lesione di diritti costituzionalmente protetti, non è meritevole di tutela risarcitoria quando è inquadrabile nello sconvolgimento della quotidianità della vita che si traduce in meri disagi, fastidi, disappunti, ansie e ogni altra espressione di insoddisfazione costituenti conseguenze non gravi e quindi insuscettibili di essere monetizzati perché bagatellari5.

Invero, determina una lesione ingiustificabile del diritto non la mera violazione delle prescrizioni poste dalle norme, ma solo quella violazione che ne offende in modo sensibile la sua portata effettiva, non potendosi prescindere dalla verifica della "gravità della lesione" e della "serietà del danno" quale perdita di natura personale effettivamente patita dall'interessato, operando il bilanciamento con il principio di solidarietà ex art. 2 Cost. di cui il principio di tolleranza della lesione minima ne costituisce intrinseco precipitato.

Nel caso di specie, sussistente o meno un comportamento illegittimo o una colposa omissione, la supposta violazione delle disposizioni in tema di aggiornamento degli archivi pubblici è soggetta a tale verifica. Non passa inosservato infatti che la domanda ha trovato accoglimento nel merito non con riferimento agli esborsi concretamente sostenuti e documentati e alle spese legali sostenute dall'attore, bensì in via del tutto equitativa con riferimento ai disagi logistici subiti dalla stesso, vale a dire il tempo impiegato e l'impegno profuso per chiarire la situazione con gli enti competenti.

 

Dott. Andrea Diamante
Cultore della materia in diritto processuale penale
presso l’Università degli Studi di Enna “Kore”

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1 Tribunale di Milano, sentenza del 4 maggio 2012.

2 Corte di appello di Milano , sentenza del 18 agosto 2014.

3 Sulla base del criterio della ragione più liquida, la Corte ha ritenuto opportuno prendere in esame tale doglianza, ultima in ordine di deduzione, il cui accoglimento ha comportato l'assorbimento delle precedenti censure.

4 La Corte ha cassato senza rinvio la sentenza appellata in quanto la causa non poteva essere proposta ai sensi dell'art. 382, co. 3, c.p.c..

5 Sez. 6 - 3, ordinanza n. 2370 del 04/02/2014.

 

 

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Di seguito il testo di
Corte di Cassazione civile, sentenza n. 11244 del 10/05/2018

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