Asseverazione di una Perizia o Traduzione

Cosa significa asseverare una perizia o una traduzione. Quali responsabilità per chi sottoscrive un elaborato asseverato. Un modello di verbale di asseverazione

di Roca Grazia |

Valore della Perizia Asseverata e conseguenze per il Falso


Che valore ha una perizia asseverata?

Il principale problema connesso alla perizia o traduzione asseverata riguarda il valore giuridico che le deve essere riconosciuto nell’ipotesi in cui venga introdotta in un processo instauratosi successivamente alla sua redazione. La Cassazione, in diverse pronunce (ad esempio, Cass. civ., Sez. III, 11/02/2002, n. 1902), ha statuito che la «perizia stragiudiziale, ancorché asseverata con giuramento del suo autore, raccolto dal cancelliere, costituisce pur sempre una mera allegazione difensiva, onde il giudice del merito non è tenuto a motivare il proprio dissenso in ordine alle osservazioni in essa contenute quando ponga a base del proprio convincimento considerazioni incompatibili con le stesse».
La perizia asseverata ha un’efficacia debole, in considerazione sia del principio dell’onere della prova, sia del principio del contraddittorio, poiché tali perizie nascono fuori dal processo senza che i terzi abbiano la possibilità di interloquire a riguardo e al di fuori della supervisione del giudice. Quindi, come avviene per la dichiarazione sostitutiva dell’atto notorio resa dal terzo, cioè per la dichiarazione resa e sottoscritta da un terzo attestante stati, fatti o qualità personali che siano a diretta conoscenza dell’interessato o relative ad altri soggetti di cui egli abbia diretta conoscenza, il giudice può riconoscere alla perizia asseverata valore di indizio liberamente valutabile.


Quali conseguenze per un falso giuramento?

Si ritiene che la falsa attestazione giurata configuri il reato di cui all'art. 483 del Codice Penale (Falsità Ideologica commessa dal privato in atto pubblico: chiunque attesta falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, fatti dei quali l'atto è destinato a provare la verità è punito con la reclusione fino a due anni). Ma dove dovrebbe ricadere il falso? Abbiamo visto che il perito giura di avere bene e fedelmente adempiuto ai propri obblighi ma non giura la veridicità dei fatti riportati in perizia. Del resto il perito non è pubblico ufficiale, come si è detto, né lo diventa con l'asseverazione.
Tuttavia, sebbene colui che richiede l’asseverazione giuri “solamente” di “aver bene e fedelmente adempiuto alle funzioni affidategli”, si può desumere indirettamente che venga prestato giuramento anche sul contenuto dei fatti contenuti nel documento asseverato. Infatti, poiché la perizia e la traduzione richiedono che il perito e il traduttore siano dotati di determinate competenze tecniche e conoscenze, se tali funzioni vengono svolte secondo le regole proprie di tali attività, è ragionevole pensare che il contenuto dei documenti redatti sia conforme a verità.
Il delitto di cui all'art. 483 c.p. si configura in quanto l’art. 5 del R.D. n° 1366/1922 attribuisce all’atto asseverato la funzione di provare i fatti attestati dal privato al Cancelliere, che ricopre la funzione di pubblico ufficiale. Tale ipotesi criminosa presuppone, quindi, un collegamento tra il pubblico ufficiale che, estraneo al falso, raccoglie le attestazioni e il privato autore della falsificazione, il quale non acquista la veste di pubblico ufficiale per il solo motivo di prestare giuramento su fatti che possono essere utilizzati in una qualsiasi attività giuridica (Cass. Civ., Sez V, sent. n. 158484/83).
Poiché la tutela del falso concerne l’attestazione per se stessa e quindi la pubblica fede che si può riporre nel documento, il reato ex art. 483 c.p. si perfeziona anche nel caso in cui il documento non venga utilizzato, ciò in considerazione della funzione rappresentativa riconosciuta dalla legge alla perizia e alla traduzione giurata, (Cass. Civ., Sez V, sent. n. 208247/97).
Infine, il falso ideologico è imputabile solo a titolo di dolo, sicché l’elemento soggettivo del reato consiste nella rappresentazione e volizione degli elementi costitutivi del fatto. Più precisamente, il dolo è rappresentato dalla volontà cosciente e non coartata di compiere il fatto e nella consapevolezza di agire contro il dovere giuridico di dichiarare il vero, essendo perciò escluso che la falsità sia dovuta a negligenza o a una leggerezza della condotta dell’agente (Cass. Civ., Sez. V, sent. n. 15485/2009).

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