Intervento del Governo su Appello e ragionevole durata del processo

Approvato oggi in Consiglio dei Ministri il Decreto Crescita. Novità per il processo civile.

Intervento del Governo su Appello e ragionevole durata del processo

Pubblichiamo un estratto, che interessa le materie trattate dal nostro sito, del documento del Governo in merito al Decreto Crescita discusso oggi in sede di Consiglio dei Ministri.
Definita in 6 anni la durata massima di un processo civile per rispondere ai parametri della ragionevole durata (legge Pinto), di cui 3 in primo grado, 2 nel secondo grado e 1 anno per il giudizio di legittimità.

Introdotto un filtro di ammissibilità dell'appello, che riguarderà il merito dell'oggetto del contendere, e che verrà discusso in prima udienza.

Si allega l'estratto del documento governativo.
 

ACCELERAZIONE DEI TEMPI DELLA GIUSTIZIA CIVILE


a. Appello – Giustizia civile più veloce.
Le norme approvate fanno parte di una serie di misure in materia di giustizia che il Governo ha da tempo avviato per porre rimedio agli effetti negativi della lentezza della sull'economia, che Banca d'Italia ha stimato nella perdita di un punto di PIL all'anno.
La norma è volta a migliorare l’efficienza delle impugnazioni sia di merito che di legittimità, che allo stato rappresentano l'aspetto piu critico della giustizia italiana e che violano sistematicamente i tempi di ragionevole durata del processo civile. In particolare, quanto all'appello, la soluzione, ispirata ai modelli inglese e tedesco, non è quella di limitare l’impugnazione di merito ma di introdurre un filtro di inammissibilità incentrato su una prognosi di non ragionevole fondatezza del ricorso. A farla sarà lo stesso giudice dell'appello in via preliminare alla trattazione del ricorso.
La dinamica processuale può essere così sintetizzata: in caso di prognosi negativa sulla fondatezza di merito dell’impugnazione, il giudice dichiara l’inammissibilità con ordinanza spogliandosi del gravame.
Diversamente procede alla trattazione, senza adottare alcun provvedimento. In questo modo si selezioneranno le impugnazioni meritevoli di essere trattate in appello, tenendo conto del fatto che attualmente nel 68% dei casi l'appello si conclude nei processi civili con la conferma del giudizio di primo grado.
L'impatto atteso sarà una deflazione dei carichi di lavoro delle corti di appello e una conseguente riduzione dei tempi dei giudizi, con effetti positivi anche per il sistema economico e per le imprese che operano in Italia.

b. Modifica della legge 24 marzo 2001, n.89 (Legge Pinto).
Le norme modificano la disciplina dei procedimenti relativi alle domande di indennizzo per violazione del termine di durata ragionevole del processo civile e penale: sono previsti indennizzi predeterminati e calmierati (da 500 a 1500 per ogni anno di ritardo), termini di fase e complessivi prefissati (6 anni complessivi, di cui 3 per il primo grado, 2 per l'appello e 1 per la cassazione), nonche' cause di non indennizzabilità riconducibili alla condotta non diligente, dilatoria o abusiva della parte.
L'obiettivo e' non solo di razionalizzare il carico di lavoro che grava sulle corti di appello, ma anche di contenere gli oneri a carico della finanza pubblica, che nell’anno 2011 sono stati di oltre 200 milioni di euro.


 

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