Legittimazione alla ricezione di notifica del beneficiario dell’Amministrazione di Sostegno

La legittimazione alla ricezione di notifica di atto processuale da parte della persona beneficiaria della misura dell’Amministrazione di Sostegno. Cassazione Ordinanza n. 3762/2024

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Legittimazione alla ricezione di notifica del beneficiario dell’Amministrazione di Sostegno

Il fatto.

In una usuale domanda di usucapione di un terreno il Tribunale dichiarava l'intervenuto acquisto per usucapione. Il convenuto era persona incapace rappresentato da un amministratore di sostegno. Proposto appello da parte degli eredi del convenuto del primo grado, la Corte d'appello ricordava che l'art. 409 cod. civ. stabilisce che il beneficiario dell'amministrazione di sostegno conserva la capacità di agire per tutti gli atti che non richiedono l'assistenza necessaria dell'amministratore. Tuttavia, rilevava che il predetto convenuto del primo grado, al momento della notifica del primo atto di citazione, risultava sottoposto ad amministrazione di sostegno.

Il provvedimento di nomina dell’AdS conferiva all'amministratore il potere di compiere tutti gli atti di amministrazione ordinaria diretti alla gestione del reddito e del patrimonio del beneficiario.

La Corte d’Appello ne derivava, come conseguenza, la necessità escludere che lo stesso convenuto del primo grado avesse la capacità di ricevere validamente la notifica dell'atto. Secondo la stessa Corte, la notifica dell'atto di citazione introduttivo del giudizio di primo grado era affetta da nullità; conseguentemente rimetteva la causa al primo giudice.

Ne seguiva ricorso per cassazione sul punto.


 

Amministrazione di sostegno e notifica di un atto processuale

Al quesito se la notifica di un atto processuale debba essere effettuata direttamente all’Amministratore di Sostegno oppure alla persona beneficiata di tale misura risponde la Corte di Cassazione con Ordinanza n. 3762 depositata in data 12 febbraio 2024.

Ricorda la Corte che secondo l'art. 409 c.c. "il beneficiario conserva la capacità di agire per tutti gli atti che non richiedono la rappresentanza esclusiva o l'assistenza necessaria dell'amministratore di sostegno".

Ne consegue che, al fine di verificare la capacità processuale di un soggetto (e con essa la regolarità del contraddittorio introdotto nei suoi confronti), occorre avere riguardo al decreto di nomina dell'amministratore di sostegno, andandosi a verificare quali siano gli atti che l'amministratore può compiere in nome e per conto del beneficiario e quali, invece, gli atti che il beneficiario possa compiere solo con l'assistenza dell'amministratore. La classica distinzione fra assistenza e rappresentanza.

In tutti quei casi nei quali il beneficiario non conservi la propria piena capacità processuale, la Corte dichiara trovarsi applicazione i principi già affermati dalla giurisprudenza di legittimità, i medesimi applicati nell’ambito dell'interdizione e dell'inabilitazione.


 

L’amministratore di sostegno con rappresentanza ha anche la rappresentanza processuale

AdS sostitutiva

La Corte di Cassazione afferma che in caso di amministrazione di sostegno “sostitutiva”, l'amministratore di sostegno, avendo la rappresentanza del beneficiario, ne ha anche la rappresentanza processuale (poiché, a mente dell'art. 75 cod. proc. civ., le persone che non hanno il libero esercizio dei diritti non possono stare in giudizio se non rappresentate secondo le norme che regolano la loro capacità), con la conseguenza che gli atti del processo, ancorché diretti al beneficiario, vanno notificati esclusivamente all'amministratore di sostegno.

AdS di mera assistenza

In ipotesi di amministrazione di sostegno con obbligo di assistenza vale, invece, secondo la Corte, il principio secondo cui nei confronti delle persone la cui capacità deve essere integrata a termini degli artt. 394 e 424 cod. civ. e che conseguentemente possono stare in giudizio - a norma dell'art. 75 cod. proc. civ. - con la necessaria assistenza del curatore, il procedimento di notificazione assume carattere complesso, e può ritenersi perfezionato solo quando l'atto sia portato a conoscenza tanto della parte quanto del curatore, per mettere quest'ultimo in grado di svolgere la sua funzione di assistenza; pertanto, qualora l'atto processuale rivolto al beneficiario dell'amministrazione di sostegno non venga notificato pure all'amministratore di sostegno, si verifica non una mera nullità di tale notificazione, ma una giuridica inesistenza della medesima in ragione della sua incompletezza.


 

Onere di individuare il legittimario passivo della notificazione

La Corte di Cassazione specifica, da ultimo, quale sia il corretto comportamento da tenere nel caso in cui vi sia un soggetto beneficiario di amministrazione di sostegno nei confronti del quale si debba procedere alla notificazione di un atto processuale.

Ricorda la Corte che l'art. 163, comma 2, n. 2, cod. proc. civ., nel prevedere che l'atto di citazione debba contenere la compiuta individuazione non solo del convenuto, ma anche della persona che lo rappresenta o lo assiste, ai sensi dell'art. 75 c.p.c., pone implicitamente l'onere di provvedere a questa individuazione su chi propone una domanda giudiziale nei confronti dell'incapace.

Da tale assunto possiamo ricavarne un principio secondo il quale chi si accinge a notificare un atto processuale dovrebbe verificare se il soggetto destinatario sia sottoposto a qualche misura di rappresentanza, individuando, in caso di positività della ricerca, colui che funga da rappresentante.

 

 

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Di seguito il testo di

Corte di Cassazione Sez. I, Ordinanza n. 3762 del 12/02/2024

 

 

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