Pagamento dell'IVA delle spese processuali. Compete alla parte soccombente dimostrare il recupero

Compete alla parte soccombente, condannata al pagamento delle spese processuali, dimostrare che la parte vittoriosa, quale soggetto IVA, può recuperare il relativo importo. Cassazione Ordinanza n. 2818/2024

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Pagamento dell'IVA delle spese processuali. Compete alla parte soccombente dimostrare il recupero

Recupero dell’IVA pagata al proprio avvocato

In sede di dichiarazione periodica il contribuente soggetto ad imposta sul valore aggiunto potrà recuperare nei confronti dell’erario la somma pagata a titolo di IVA relativa alla fattura che il proprio legale difensore ha applicato. Ciò porta alla conseguenza che, in tali casi e in presenza di condanna alle spese processuali, si ritiene non dovuto da parte soccombente il pagamento della componente IVA della fattura dell’avvocato della parte vincitrice.

Il caso di specie, emersa controversia su questo specifico punto, la parte soccombente aveva avuto dai giudici del merito dei provvedimenti altalenanti circa l’obbligo di versare l’importo corrispondente all’IVA. Secondo parte allora opponente, senza l’esibizione della fattura dell’avvocato che dimostrasse il pagamento dell’IVA, questa non era dovuta.

La questione arriva in terzo grado e viene decisa dalla Corte di Cassazione con Ordinanza n. 2818 depositata in data 30 gennaio 2024.

Lamentava, il ricorente, avanti la Corte di Cassazione, che il rimborso degli accessori di legge (Iva e Cpa), da parte soccombente a parte vittoriosa che sia soggetto privato senza diritto alla detrazione, non è dovuto – trattandosi di rivalsa – in assenza di prova che tale somma in accessori di legge sia stata effettivamente pagata da parte vittoriosa al proprio difensore (ovvero sia comunque dovuta da parte vittoriosa al proprio difensore).

Tale prova, secondo il ricorrente, deve essere fornita da parte vittoriosa, tramite produzione di regolare fattura regolarmente emessa dal proprio difensore.


 

In realtà la questione va ampliata anche ad altro elemento. Non solo infatti dovrebbe rilevare se sia stata emessa relativa fattura da parte del difensore, ma anche dovrebbe essere accertato se parte vittoriosa sia o meno soggetto IVA, e se nella partita in questione abbia potuto effettivamente recuperare il relativo importo.


 

Distrazione delle spese legali e pagamento dell’IVA

Interessante, oltremodo, il richiamo della Corte alla Circolare del Ministero delle Finanze del 6/12/1994, n. 203 che afferma che l’avvocato distrattario può richiedere alla parte soccombente solamente l’importo dovuto a titolo di onorario e spese processuali e non anche l’importo dell’I.V.A. che gli sarebbe dovuta, a titolo dì rivalsa, dal proprio cliente, abilitato a detrarla; ciò in quanto, in materia fiscale costituisce principio informatore l’addebitabilità di una spesa al debitore solo se sussista il costo corrispondente e non anche qualora quest’ultimo venga normalmente recuperato, poiché non può essere considerata legittima una locupletazione da parte di un soggetto altrimenti legittimato a conseguire due volte la medesima somma di denaro.


 

Onere della prova del recupero dell’IVA

E’ principio consolidato quelle che vede come onere accessorio il pagamento dell’imposta sul valore aggiunto che consegue, in via generale, ai sensi dell’art. 91 cod. proc. civ., al pagamento degli onorari al difensore.

La Corte ricorda che la questione è stata approfondita con la decisione n. 1406 del 2007, rilevando che l’obbligazione del soccombente di rimborsare l’I.V.A. al vincitore non trova la sua radice nel rapporto tributario, ma si rinviene nell’art. 91 cod. proc. Civ.. Il regime del pagamento delle spese processuali obbliga il soccombente al rimborso dei diritti, degli onorari e delle spese sopportate dal vincitore (tra le quali deve essere compresa l’I.V.A. che questi è tenuto a versare, in via di rivalsa, al suo difensore), spese che, per essere liquidate, debbono essere documentate nella loro effettività o come per l’I.V.A., nella loro doverosità (per legge).

Parte soccombente, destinataria del precetto, potrà contrastare l’intimazione di pagamento in punto di rimborso di I.V.A. ad esempio con l’opposizione a precetto, non sulla base del mero presupposto che il precettante non l’abbia concretamente versata al proprio difensore, circostanza di per sé non significativa, e che costituirebbe una probatio diabolica, quanto piuttosto sulla base della prospettazione di elementi di fatto che, secondo la disciplina di riferimento, rendano il versamento non dovuto.

La Corte, del resto, ricorda che con propri precedenti si è precisato che ‹‹la parte vittoriosa nel giudizio, la quale, per effetto della condanna della controparte a rimborsarle le spese processuali, ha diritto, senza bisogno di specifica richiesta o di apposita pronuncia del giudice, al rimborso dell’I.V.A. versata al difensore – quando non si dimostri la sua possibilità di detrarre l’imposta – non è tenuta al rilascio di una fattura, atteso che non si verte in tema di cessione di beni o prestazioni di servizi, ma di semplice rimborso di un costo del processo›› Aggiungendo, infine, che le medesime conclusioni sono state ritenute valide anche con riguardo alla C.P.A.


 

La Corte di Cassazione conclude con l’affermare che grava sul soccombente l’onere di offrire prova della sussistenza di circostanze che escludano, secondo le previsioni del richiamato d.P.R. n. 633/1972, la concreta rivalsa e, dunque, la debenza dell’imposta; in difetto di tale prova, la spettanza del rimborso dell’I.V.A. discende dal titolo azionato, ossia la sentenza di condanna, cosicché il rimborso dell’imposta si atteggia quale ‹‹onere accessorio degli onorari di difesa››, da ricomprendere tra gli oneri processuali dai quali la parte vittoriosa deve essere in ogni caso sollevata.

Conseguentemente, solo se il soccombente dimostra o la stessa parte vittoriosa riconosca di essere un soggetto I.V.A., nel senso che per la sua qualità personale, possa a sua volta rivalersi del tributo in questione, attraverso la detrazione di cui all’art. 19 d.P.R. 633/1972, questo non rientra più tra le spese rimborsabili ex art. 91 cod. proc. civ.

In altri termini, spetta a colui che pretende di non pagare l’I.V.A. dimostrare che si verte in ipotesi in cui la controparte non dovrà sopportare il costo corrispondente.


 

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Di seguito il testo di

Corte di Cassazione Sez. II, Ordinanza n. 2818 del 30/01/2024

 

Fatti di causa

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