Avvocati in Sciopero. La categoria in subbuglio

Gli Avvocati in subbuglio a causa delle nuove e disordinate norme.

Avvocati in Sciopero. La categoria in subbuglio

Confermato lo sciopero indetto dall'Organismo Unitario dell'Avvocatura (UOA) per il 23 e 24 febbraio 2012.
Molte le ragioni del malcontento, dalle norme sull'abolizione delle tariffe all'entrata dei soci di capitale negli studi legali.
Lo Studio Legale non è attività imprenditoriale, secondo molti e non possono essere applicate le usuali norme sulla concorrenza tipiche delle altre attività d'impresa.

Scrive l'OUA, nel proprio ultimo manifesto, la propria contrarietà al

" susseguirsi frenetico di modifiche normative in continuo divenire che risultano in contrasto con il fondamentale diritto di difesa del cittadino, che intendono allontanare la Giustizia dal Territorio attraverso l'indiscriminata chiusura dei tribunali, l'asservimento della professione forense ai capitali e lo svilimento della funzione di garanzia propria dell'Avvocatura"

Aggiunge il Presidente De Tilla, "crediamo che sia inaccettabile che si continui con interventi legislativi che di fatto smantellano le stesse fondamenta del sistema professionale, abolendo totalmente il sistema tariffario, garanzia di qualità della prestazione, così come che si permetta che i soci di capitale possano entrare nell’assetto azionario degli studi professionali, con il rischio di ingerenza delle organizzazioni criminali e che si metta in discussione l’autonomia del legale, creando palesi conflitti di interessi (inaccettabili le partecipazioni di maggioranza, ma rifiutiamo anche quelle di minoranza)" e si prosegue con l'evidenziare: "l'assoluta contrarietà all'ingresso di soci di puro capitale nelle società tra professionisti, caratteristica non esistente in nessun Paese Europeo, in quanto lesiva della riservatezza dei clienti, dell'indipendenza e dell'autonomia degli avvocati e foriera di pericoli derivanti da possibili infiltrazioni di criminalità organizzata e di gravi conseguenze sul piano previdenziale".

Solo qualche settimana fa, per altri motivi, prendeva posizione anche il Presidente della Cassa Forense, Avv. Bagnoli, sulla norma non presente in alcun altro paese europeo, e neppure richiesta dall'Europa, che innalza a 50 anni la previsione di tenuta della cassa stessa. Scrive l'Avv. Bagnoli:

"lo spostamento in avanti dell'asticella della sostenibilità, introdotta dal Governo Monti, che vincola l'autonomia dell'Ente al mantenimento di equilibri strutturali a 50 anni (in luogo dei 30 previsti a partire dal 2007 e dei 15 stabiliti dal Decreto di privatizzazione nel 1994!), lungi dall'essere un elemento di maggior garanzia per gli iscritti, costituisce una condizione capestro, inaccettabile per due ordini di motivi:
a) rende assolutamente aleatorie le risultanze dei bilanci tecnici costringendo ad interventi immediati sulla leva dei contributi per ipotesi di squilibri, del tutto eventuali, nel lunghissimo termine e non suffragate da alcuna attendibilità, tecnica elo scientifica, sui parametri demografici e macroeconomici della professione;
b) non consente di valorizzare, ai fini della sostenibilità dell'Ente, l'ingente patrimonio accumulato e la sua redditività
"
 

Ma anche il Consiglio Nazionale Forense, attraverso il suo Presidente Avv. Alpa ribadisce la necessità di stralciare l’articolo 9 (preventivo- parametri- tirocinio).

“Le varie norme rasentano la incostituzionalità e l’impraticabilità. L’avvocatura è parte della giurisdizione e per assicurare la piena tutela dei diritti dei cittadini richiede uno statuto autonomo”.

Circa l’intenzione del ministro di avviare una comparazione tra le legislazioni europee in tema di società professionali, Alpa ha evidenziato che in nessun paese della Ue (esclusa la Danimarca) esistono società professionali con soci di puro capitale. In Inghilterra le società sono ammesse solo per i solicitors ma subordinatamente all’autorizzazione della Law Society. “Liberalizzazione”, ha sottolineato Alpa, “significa esaltare la libertà di autorganizzazione delle professioni, con il rispetto degli organi rappresentativi. Per contro negli ultimi decreti è evidente l’intento di contenere le funzioni dei consigli nazionali che, al contrario, sono garanzia di libertà e autonomia del settore”.

Insomma, lamentele a tutto tondo su tentativi poco meditati e per nulla concordati di riformare (o demolire, secondo alcuni) la professione forense.
Siamo sicuri che "modernità" sia sinonimo di "professionalità"?

 

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