Ancora astensione dalle udienze dei Giudici di Pace: dall’1 al 14 ottobre 2019. I motivi

Non si fermano le agitazioni dei Giudici di Pace: nuovo stop alle udienze dal primo al 14 ottobre per reclamare l’attenzione, fin qui solo promessa, del Ministro della Giustizia.

Ancora astensione dalle udienze dei Giudici di Pace: dall’1 al 14 ottobre 2019. I motivi

L’Associazione Nazionale Giudici di Pace e l’Unione Nazionale Giudici di Pace aprono domani 1° ottobre 2019 l’ennesima astensione dalle udienze civili e penali, garantendo solamente i servizi essenziali.

Gli uffici del Giudice di Pace (e Onorari) sono una colonna portante dell’attuale sistema giudiziario smaltendo circa il 50% del contenzioso complessivo ma si sentono i riders del sistema giustizia italiano. E l’esame dei dati non può che confermare questa sensazione.

Una per tutte l’ammontare della retribuzione. Leggiamo da un comunicato del UNAGIPA, riassuntivo di dati statistici forniti dal ministero: “Nel bilancio 2014 è stata preventivata una spesa lorda per il pagamento dei compensi dei magistrati onorari (capitolo 1362) pari ad € 147.842.184, a fronte di una spesa, al netto di Irap e contributi previdenziali (che aumentano la spesa di circa il 20%), per il pagamento dei compensi dei magistrati di carriera (capitolo 1400) di € 1.267,572.046” (http://www.unionegiudicipace.it/?p=7392).

Cioè i GDP smaltiscono il 50% del contenzioso ma percepiscono lo stesso stipendio dei togati con uno zero in meno (alias percepiscono il 10% dello stipendio dei togati).

La riforma Orlando già non era gradita alla categoria ma la recente riforma Bonafede ha innalzato l’asticella del livello dello scontro.

Nella proclamazione dell'astensione dalle udienza di legge in uno dei punti di rivendicazione: “inadeguata indennità annuale garantita, inferiore a quella prevista per i navigator, seppure ben diverse ne siano la professionalità, le competenze e la responsabilità richieste; svolgendo i giudici di pace la funzione giurisdizionale normata nell’art.106 della Costituzione e nell’art. 1 R.D.n.12\1941 (legge Ordinamento Giudiziario”. E poi ancora “inquadramento della magistratura di pace nel sistema NOIPA del MEF con QUALIFICA MANUALE SENZA TREDICESIMA”. Nessun trattamento previdenziale che non sia quello della autonoma iscrizione alla cassa o alla gestione separata INPS. Ecc.

Si aggiunga che le nuove norme impediscono (o dovrebbero impedire) al giudice di pace di prestare la propria opera per più di due giorni alla settimana, togliendo, di fatto, la qualifica di “lavoro” e diventando (o volendo diventare nella strategia ministeriale) più che altro un estemporaneo contributo (saltuario?) alla gestione della giustizia.

Ci si chiede se questa strategia ministeriale tenga effettivamente conto di come stanno realmente funzionando le cose nel nostro paese. Senza contare che fra poco (dal 2021 e in aumento fino al 2025) cresceranno a dismisura le competenze dei giudici onorari di pace, aumentando il valore della competenza e le materie (le esecuzioni mobiliari presso terzi, tanto per citarne una, ma poi previdenza e assistenza, volontaria giurisdizione, ecc.).

Infine la questione dell’età pensionabile.

Scrivono le associazioni che questa riforma è “lesiva del principio comunitario di non discriminazione essendo stato abbassato il limite di età dei giudici di pace e dei magistrati onorari in servizio da 75 anni a 68, ciò ponendo i magistrati di pace nella impossibilità di raggiungere l’età pensionabile, attualmente fissata in 70 anni sia per i magistrati di carriera che per gli avvocati, in violazione della Direttiva comunitaria 2000\78\CE del 27\11\10 (art.1,2,6)”.

 

 

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