Lettera aperta alla Ministra della Giustizia della Associazione Dirigenti Giustizia

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la Lettera aperta alla Ministra della Giustizia della Associazione Dirigenti Giustizia

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Lettera aperta alla Ministra della Giustizia della Associazione Dirigenti Giustizia

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la LETTERA APERTA al ministro della giustizia della ASSOCIAZIONE DIRIGENTI GIUSTIZIA datata 20 dicembre 2021.

 

 

 

Lettera aperta alla Ministra della Giustizia

IL MINISTERO NON PUÒ DIVENTARE IL RIFUGIO DEI MAGISTRATI CHE TENTANO SENZA SUCCESSO LA CARRIERA POLITICA


Signora Ministra,

apprendiamo dalla stampa dell’eventualità che Lei faccia propria una vecchia proposta -già a suo tempo naufragata tra le critiche- tesa ad accogliere presso il nostro Ministero (e forse altri) i magistrati reduci da un'esperienza parlamentare o presso Enti locali e, addirittura, coloro che si candidano senza fortuna.  
Riteniamo sia questa una prospettiva da scongiurare, per il bene della nostra amministrazione, oltre che per l'autorevolezza e la funzionalità della macchina amministrativa pubblica.  
Ci permettiamo di esporre, con estrema schematicità, le ragioni del nostro allarme e della nostra decisa contrarietà.  
I magistrati non sono, in quanto tali, in grado di ricoprire ogni ruolo. Sono reclutati in base ad un impegnativo percorso volto a selezionare chi è adatto all'esercizio della giurisdizione.  Non sono “figli di un Dio maggiore” che li abilita a fare tutto. I dirigenti della pubblica amministrazione attingono il loro sapere e le loro capacità professionali da un percorso completamente diverso.  
La possibilità di ottenere una posizione presso il Ministero, candidandosi ad incarichi politici anche senza successo, determinerebbe una corsa opportunistica, specie da parte di coloro che lascerebbero volentieri una sede lontana (e magari disagiata e gravida di qualche rischio) per tornare a Roma.  
La pletora di ex magistrati altererebbe la funzionalità dell'apparato ministeriale e creerebbe non poco imbarazzo a tutti.  
Deve essere piuttosto prevenuta a priori ogni contiguità che consenta ai magistrati in ruolo -e anche a quelli fuori ruolo il cui numero va per questo drasticamente ridotto- di usare le proprie funzioni come trampolino di lancio verso incarichi politici e di governo, mettendo così a rischio la imprescindibile autonomia e indipendenza della giurisdizione.  
Se è rispettabile l'intento di evitare le "porte girevoli" tra politica e magistratura, non si può risolvere il problema spalancando le porte dei Ministeri ai magistrati politici mancati.  
Si tratta di un rimedio decisamente peggiore del male che vuole contrastare. Lesivo della dignità e della necessaria distinzione delle funzioni giurisdizionale, di indirizzo politico, di gestione amministrativa.  
Nel porgere i migliori auguri per le prossime festività, Le rinnoviamo la nostra piena disponibilità ad ogni interlocuzione che serva a valorizzare il ruolo costituzionale del  Ministero della Giustizia e della sua dirigenza di ruolo.  

Nicola Stellato
presidente

 

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