La Mediazione forzata

Un'analisi della giurisprudenza di merito sull'obbligo della partecipazione effettiva delle parti alla mediazione. Una interpretazione forzata nelle disposizioni normative.

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Tribunale di Firenze, con la ordinanza del 17 marzo 2014

 

Invero la sentenza del Tribunale di Pistoia del 25.02.2015 appare radicale ed eccessiva ma non è unica rispetto ad altre pronunce che hanno seguito le medesime argomentazioni pur giungendo a diversi esiti giudiziali meno gravosi.

Il Tribunale di Firenze sin dal 2014, ad esempio, aveva anche espresso un’altra forzata interpretazione della mediazione come condizione di procedibilità affermando che il primo incontro nel quale le parti si limitino ad esprimere la volontà di non dar seguito al procedimento di mediazione, non consentirebbe di ritenere ritualmente effettuato il tentativo di mediazione, con conseguente improcedibilità di tutte le domande da proporre in giudizio.

In particolare, il Tribunale di Firenze, con la ordinanza del 17 marzo 2014, con riferimento allo svolgimento del procedimento di mediazione, introduceva il criterio della c.d. ”effettività” del primo incontro di mediazione.

L’ordinanza è estesa sia all’ipotesi di mediazione obbligatoria che a quella di mediazione delegata che, come detto, è oggi anche obbligatoria e costituisce una condizione di procedibilità dell’azione. Per il giudice del Tribunale di Firenze, infatti, il legislatore non ha inteso configurare modelli procedimentali differenti in funzione del fatto che la mediazione consegua alla (necessaria) iniziativa della parte che intenda proporre una domanda nelle materie di cui all’art. 5. comma 1 – bis, ovvero che sia demandata, in primo grado o in appello, dal giudice ex art. 5, comma 2.

Muovendo dalla premessa secondo cui per mediazione disposta dal giudice deve intendersi un tentativo di mediazione effettivamente avviato, ossia che le parti, anziché limitarsi ad incontrarsi ed informarsi, per poi non aderire alla proposta del mediatore di procedere, adempiano effettivamente all’ordine del giudice, partecipando alla vera e propria procedura conciliativa, salvo, naturalmente, l’emergere di questioni pregiudiziali ostative al suo svolgimento, nell’ordinanza 17 marzo 2014, in particolare, si prospetta espressamente un’assimilazione, quanto al profilo dell’effettivo esperimento del tentativo, tra mediazione delegata e mediazione ex lege ai sensi dell’art. 5, co. 1 – bis.

Secondo il Tribunale di Firenze, in entrambe le ipotesi, il primo incontro presuppone sempre che il mediatore verifichi che le parti si esprimano sulla eventuale sussistenza di impedimenti all’esperimento del tentativo non spettando alle parti di non proseguire perché in tal caso la mediazione risulterebbe non obbligatoria ma facoltativa essendo rimessa alla volontà delle parti medesime con una interpretazione che andrebbe a violare il dettato normativo con dispersione della sua finalità deflattiva (4).

Le parti sono state invitate a intraprendere nuovamente il procedimento di mediazione, considerato iniziato e non concluso dal giudice del Tribunale di Firenze.

Sempre il Tribunale di Firenze con ordinanza del 26.11.14, si è occupato di un’altra fattispecie in cui, alla prima udienza successiva al procedimento di mediazione, emergendo dal verbale reso dinanzi all’organismo di mediazione che la parte attrice non era comparsa personalmente ma a mezzo di un sostituto del suo difensore, è stato rilevato che il procedimento di mediazione non risultava effettivamente espletato e che, quindi, la domanda era improcedibile ai sensi dell’art.5 comma 1 bis del d.lgs. n.28/2010 (5).

Il giudice ha disposto nuovamente l’esperimento della mediazione precisando che per “mediazione” si intende che il tentativo di mediazione sia effettivamente avviato e che le parti – anziché limitarsi ad incontrarsi e informarsi, non aderendo poi alla proposta del mediatore di procedere – adempiano effettivamente partecipando alla vera e propria procedura di mediazione.

In quest’ultima fattispecie, il Tribunale di Firenze ha concesso alle parti “una seconda possibilità” per esperire la mediazione che, invece, come si è visto innanzi, il Tribunale di Pistoia con la sentenza del 25.02.2015 non ha accordato dichiarando la improcedibilità della domanda.

Ma anche il Tribunale di Firenze con sentenza del 15.10.2015, è pervenuto alla stessa conclusione della sopra richiamata sentenza del Tribunale di Pistoia dichiarando la improcedibilità delle domande sulla base, però, non della mancata partecipazione personale delle parti al procedimento di mediazione bensì sulla mancanza di effettività del tentativo.

In una causa civile avente ad oggetto un’opposizione a decreto ingiuntivo in materia bancaria, dopo la concessione della provvisoria esecuzione, il giudice del Tribunale di Firenze ha disposto che le parti esperissero il procedimento di mediazione obbligatorio ex lege.

Alla successiva udienza è emerso dal verbale reso dall’organismo di mediazione prodotto in atti che le parti presenti al primo incontro avevano dato atto che “allo stato non sussistono i presupposti per poter dare avvio al procedimento di mediazione” senza fornire idonea, specifica e motivata giustificazione al mancato avvio di un effettivo tentativo di mediazione.

Ritenuta la causa matura per la decisione, il giudice ha rinviato le parti all’udienza di discussione ex art. 281 sexies c.c..

Come detto, il Tribunale di Firenze, riprendendo le medesime argomentazioni svolte nell’ordinanza del 17 marzo del 2014 dello stesso Tribunale, ha dichiarato improcedibili sia la domanda principale che la domanda riconvenzionale compensando le spese di lite (6).

 

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(4) Ordinanza del Tribunale di Firenze del 17.03.2014 (in www.adrintesa.it).

(5) Ordinanza del Tribunale di Firenze del 26.11.2014 (in www.adrintesa.it); v. anche ordinanza del Tribunale di Civitavecchia del 15.01.2016 (in www.adrintesa.it).

(6) Tribunale di Firenze sentenza 15.10.2015 (in www. adrmaremma.it).