La Mediazione forzata

Un'analisi della giurisprudenza di merito sull'obbligo della partecipazione effettiva delle parti alla mediazione. Una interpretazione forzata nelle disposizioni normative.

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Tribunale di Palermo con ordinanza del 23.12.2016

Sulla scia dell’orientamento fiorentino, anche il Tribunale di Palermo con ordinanza del 23.12.2016 (8), ribadito il principio secondo il quale nel corso della procedura di mediazione è obbligatoria la presenza personale delle parti a nulla valendo quella degli avvocati, benché muniti di procura speciale, per ritenere soddisfatta la condizione di procedibilità, atteso che lo stesso art. 5 del D. Lgs. n. 28/2010, fa riferimento soltanto alla funzione di assistenza del difensore e non anche a quella di rappresentanza, dando quindi, da un lato, per presupposta la presenza degli assistiti e, dall’altro, per scontato che la parte ed il difensore siano due soggetti diversi, ha dichiarato la improcedibilità della domanda.

Il giudice del Tribunale di Palermo non ammette che le parti possano manifestare una volontà contraria alla mediazione perché in tal modo vi sarebbe un “aborto legale” della mediazione ed ognuno dei partecipanti sarebbe titolare di un diritto potestativo alla chiusura del procedimento e gli altri sarebbero tutti in una posizione di soggezione.

Il giudice entra in valutazioni di carattere politico ed economico asserendo che è da credere che tale diritto potestativo verrebbe spesso esercitato se sol si considera che, come accennato, è stato aggiunto il comma 5 ter dell’art. 17 del D. Lgs. n. 28/2010, secondo cui nel caso di mancato accordo all’esito del primo incontro nessun compenso è dovuto per l’organismo di mediazione.

E poi afferma che, tuttavia, una corretta interpretazione dell’ordito normativo (in linea con la ratio della direttiva europea – ed è noto che gli operatori nazionali sono tenuti, secondo la Corte di Giustizia UE, a tentare un’interpretazione delle disposizioni nazionali conforme alle norme europee – che mira ad agevolare il più possibile la soluzione delle controversie in modo alternativo a quello giudiziario) esige che il mediatore, nell’invitare le parti e i loro procuratori a esprimersi sulla “possibilità” di iniziare la procedura di mediazione, debba verificare se vi siano i presupposti per poter procedere nell’effettivo svolgimento della mediazione.

Tali presupposti sono, ad esempio, l’esistenza di una delibera che autorizza l’amministratore di condominio a stare in mediazione (così come previsto dalla L. n. 220/2012) o l’esistenza di un’autorizzazione del giudice tutelare se a partecipare alla mediazione deve anche essere un minore ovvero la presenza di tutti i litisconsorti necessari.

Secondo il Tribunale di Palermo, la declaratoria di improcedibilità avviene con ordinanza e determina un nuovo invio delle parti in mediazione (se il giudice non ha ancora rilevato l’improcedibilità e non ha già disposto l’invio delle parti in mediazione) o con sentenza (se le parti sono già state inviate in mediazione dal giudice per mancato previo espletamento della mediazione ex lege o per mancato svolgimento della mediazione ex officio iudicis).

La motivazione della sentenza del Tribunale di Palermo si fa più contorta e precisa, più specificamente, che, inviate le parti in mediazione, il giudice dovrà dichiarare l’improcedibilità della domanda se non compare personalmente l’istante cui andrà pure comminata la sanzione per mancata ingiustificata comparizione.

Analogamente, se non compare personalmente in mediazione il chiamato, la detta sanzione andrà applicata a quest’ultimo, senza alcuna conseguenza relativamente alla procedibilità della domanda se l’istante è comparso.

Se però l’istante sia presente personalmente ed intenda procedere oltre l’incontro informativo e sia la parte convocata (il convenuto nella causa) a dichiarare l’impossibilità di proseguire oltre il primo incontro, allora, sempre che sussista la relativa verbalizzazione, non vi sarà l’improcedibilità della causa, bensì, ove il diniego non risulti giustificato, la possibile applicazione a carico del convocato/convenuto delle sanzioni.

Nel caso di specie, esaminato dal Tribunale di Palermo, è stato l’attore a comparire personalmente in mediazione assistito dai suoi difensori, mentre i convenuti erano rappresentati da un avvocato. Ne è conseguito che è rimasta priva di giustificato motivo la mancata partecipazione personale dei convenuti al procedimento di mediazione.

Ne è derivata l’applicazione di quanto disposto dal comma 4 bis dell’art. 8 del d.lgs. n. 28/2010, a mente del quale “il giudice condanna la parte costituita che (…) non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio”.

Il Giudice del Tribunale di Palermo ha condannato i convenuti, che non sono comparsi personalmente al procedimento di mediazione senza addurre giustificato motivo, al versamento in favore dell’Erario della somma pari al contributo unificato, ammettendo i mezzi istruttori ed il prosieguo del giudizio.

 

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(7) Tribunale di Palermo ordinanza del 23.12.2016 (in www.mondoadr.it).