La Mediazione forzata

Un'analisi della giurisprudenza di merito sull'obbligo della partecipazione effettiva delle parti alla mediazione. Una interpretazione forzata nelle disposizioni normative.

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Tribunale di Verona ordinanza del 24.03.2016

 

Con ordinanza del 24.03.2016, il Tribunale di Verona ha stabilito che la condizione di procedibilità si considera avverata se il primo incontro dinanzi al mediatore si conclude senza l’accordo (come prevede espressamente la norma).

Implicitamente si ammette che il primo incontro informativo non è un momento estraneo alla ricerca dell’accordo e che la mediazione possa legittimamente chiudersi al primo incontro, sicché nell’espressione “senza l’accordo” deve necessariamente rientrare anche l’ipotesi che le parti o una di esse non intendano tout-court proseguire con la mediazione, ritenendo preferibile che la controversia sia conosciuta dall’autorità giudiziaria.

La condizione di procedibilità dovrebbe considerarsi realizzatasic et simpliciter nel mettere le parti nella condizione di prendervi parte, all’interno della cornice procedimentale che la legge predispone come obbligatoria, senza che tuttavia il perseguimento dello scopo dell’effettività della mediazione possa essere ”forzato” sino al punto di ritenere non assolta la condizione di procedibilità anche quando la parte, all’esito del primo incontro con il mediatore, rifiuti di proseguire con la mediazione manifestando la chiara e ferma volontà che la controversia sia conosciuta dall’autorità giudiziaria, cioè dall’organo cui l’ordinamento costituzionale conferisce l’attribuzione dei poteri giurisdizionali.

 

Il Tribunale di Verona si schiera in una posizione diametralmente opposta a quella della giurisprudenza di merito richiamata.

Rileva, in primo luogo, il Tribunale di Verona che le norme ordinarie che prevedono una giurisdizione cd. “condizionata” sono di stretta interpretazione (cfr. ex multis Corte Cost. 403/07), trattandosi di norme eccezionali che, in quanto derogative del principio del libero accesso al giudice, non possono essere interpretate in senso estensivo né essere applicate in via analogica ma devono al contrario essere interpretate nel loro significato minore, quello cioè che utilmente (e sufficientemente) realizza il fine che le stesse perseguono.

In secondo luogo, l’orientamento della giurisprudenza richiamata non terrebbe conto delle criticità manifestate con riguardo al problema dei costi della mediazione per cui ammettere la possibilità di soddisfare la condizione di procedibilità mediante la semplice partecipazione al primo incontro senza formalità a contenuto informativo rientrerebbe nella finalità del contenimento dei costi comportando il pagamento delle sole spese di avvio.

In terzo luogo, non è dato sapere quali siano i concreti impedimenti all’effettivo esperimento della procedura (come richiesto dalla giurisprudenza fiorentina del 2014 e del 2015 innanzi richiamata) e tra questi non si può escludere che possa rientrare l’ipotesi in cui la parte, una volta ricevuta l’informativa sulla funzione e le modalità di svolgimento della mediazione, decida di sottoporre le sue ragioni all’autorità giudiziaria.

Infine, il giudice del Tribunale di Verona osserva che se l’ordinamento riconosce il diritto del soggetto evocato in causa a non partecipare al processo restando contumace, analogamente dovrebbe riconoscere al soggetto convocato in mediazione quantomeno il diritto di non aderirvi (14).

L’orientamento accolto dal Tribunale di Verona, già stato fatto proprio da numerosi Uffici giudiziari, non rappresenta dunque un’eccezione nel panorama giurisprudenziale (cfr. per tutti Tribunale di Reggio Calabria, ordinanza 22 aprile 2014, Tribunale Taranto, sez. II, ord. 16/04/2015).

 

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(14) Ordinanza del Tribunale di Verona del 24.03.2016 (in www.adrintesa.it ), v. anche Tribunale Taranto, sez. II, ord. 16/04/2015.