Macropermanenti: le Tabelle di Milano hanno valenza nazionale secondo la Cassazione

La mancata adozione Tabelle di Milano da parte del giudice di merito integra la violazione di norma di diritto censurabile in sede di legittimità. Cassazione sent. n. 10263/15

Macropermanenti: le Tabelle di Milano hanno valenza nazionale secondo la Cassazione

La Corte di Cassazione torna sul tema dell'applicabilità del sistema tabellare nella quantificazione del danno alla salute e sulla necessità di una unificazione nazionale dello stesso, con l'indicazione delle Tabelle elaborate dal Tribunale di Milano quali tabelle di riferimento per l'intero territorio nazionale. al fine di non creare situazioni di disparità di trattamento fra cittadini dello stesso Stato, così come da principio costituzionale.

In proposito la recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 10263 del 20 maggio 2015) così si esprime: "Preso atto che le Tabelle di Milano sono andate nel tempo assumendo e palesando una "vocazione nazionale", in quanto recanti i parametri maggiormente idonei a consentire di tradurre il concetto dell'equità valutativa, e ad evitare (o quantomeno ridurre) - al di là delle diversità delle condizioni economiche e sociali dei diversi contesti territoriali - ingiustificate disparità di trattamento che finiscano per profilarsi in termini di violazione dell'art. 3 Cost., comma 2, questa Corte è pervenuta a ritenerle valido criterio di valutazione equitativa ex art. 1226 c.c., delle lesioni di non lieve entità (dal 10% al 100%) conseguenti alla circolazione".

Ciò è perfettamente in linea con quanto espresso qualche anno addietro con  la famosa sentenza n. 12408/2011 che per la prima volta adottava questo criterio (di cui abbiamo già parlato a suo tempo in questo articolo: Danno Biologico e le Tabelle di Milano   La Sentenza della Corte di Cassazione n. 12408/2011 estende a tutto il territorio nazionale la validità delle Tabelle del 'danno non patrimoniale' elaborate dal Tribunale di Milano).

Nel caso di specie il giudice del primo grado aveva ritenuto di non applicare le tabelle milanesi applicando, invece, le tabelle del Tribunale di Genova, luogo ove si era verificata la lesione.

Secondo la Suprema Corte il giudice non si può discostare sic et simpliciter dalle Tabelle di Milano, pena la violazione di norma di diritto censurabile per cassazione, e in proposito afferma: "La mancata adozione da parte del giudice di merito delle Tabelle di Milano in favore di altre, ivi ricomprese quelle in precedenza adottate presso la diversa autorità giudiziaria cui appartiene, si è ravvisato integrare violazione di norma di diritto censurabile con ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, (v. Cass., 7/6/2011, n. 12408, ove sì è altresì precisato che al fine di evitarsi la declaratoria di inammissibilità del ricorso per la novità della questione non è sufficiente che in appello sia stata prospettata l'inadeguatezza della liquidazione operata dal primo giudice, ma occorre che il ricorrente si sia specificamente doluto, sotto il profilo della violazione di legge, della mancata liquidazione del danno in base ai valori delle tabelle elaborate a Milano; e che, inoltre, nei giudizi svoltisi in luoghi diversi da quelli nei quali le tabelle milanesi sono comunemente adottate, quelle tabelle abbia anche versato in atti)".

 

Di seguito il testo di Corte di Cassazione Civile Sentenza del 20 maggio 2015 n. 10263:

 

Svolgimento del processo

Con sentenza del 1/9/2010 la Corte d'Appello di Genova ha respinto i gravami interposti dal sig. C.D. (in via principale) e dalla società Fondiaria-Sai s.p.a. (in via incidentale) in relazione alla pronunzia Trib. La Spezia, di parziale accoglimento della domanda proposta dalle signore P.S. e C. M. nei confronti dei sigg. V.M. e D.G. M. nonchè della compagnia assicuratrice La Fondiaria Assicurazioni s.p.a. di risarcimento dei danni lamentati in conseguenza di sinistro stradale all'esito del quale era deceduto in data (OMISSIS) il loro, rispettivamente, marito e padre sig. C.A., in ragione del ravvisato concorso di colpa del medesimo nella determinazione del medesimo nella misura del 30%.

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