Diffamazione mezzo web. Wikipedia pubblica un banner: indipendenza minacciata

Wikipedia scende di nuovo in campo contro i tentativi di mettere il bavaglio al web

Diffamazione mezzo web. Wikipedia pubblica un banner: indipendenza minacciata

Era un anno fa, circa, quando Wikipedia si mise in sciopero con la chiusura temporanea delle proprie pagine, per protestare contro i tentativi di allora tesi ad "oscurare", secondo Wikipedia, la libertà della rete. In questi giorni è in discussione al Senato un disegno di legge diretto a riformulare le norme in materia di diffamazione a mezzo stampa e in particolare, andando a mettere le mani sulla diffamazione a mezzo web.

E' evidentemente un settore delicato che va ad incidere sulla libertà di espressione dei molti blog che pubblicano quotidianamente interventi ed opinioni. Contestata, in particolare, la norma che prevede l'obbligo di eliminazione del contenuto presunto diffamatorio a semplice richiesta di un interessato, senza che vi sia alcuna verifica sulla veridicità o meno di quanto affermato. Si tratta in sostanza di una norma che potrebbe incidere sul diritto di dire la verità. Qualora non si ottemperi all'invito di rimozione del contenuto si applica una sanzione pecuniaria che va fino a 100.000 euro.

A distanza di un anno dalla precedente rilevante presa di posizione da parte di Wikipedia (vedi nostro articolo del 5/10/2011), ancora una volta si assiste ad una forma di pubblica manifestazione di protesta (con un banner) da parte della colossale enciclopedia on-line.
Questo il testo del banner

"Gentile lettore, gentile lettrice,
ancora una volta l'indipendenza di Wikipedia è sotto minaccia.
In queste ore il Senato italiano sta discutendo un disegno di legge in materia di diffamazione (DDL n. 3491) che, se approvato, potrebbe imporre a ogni sito web (ivi compresa Wikipedia) la rettifica o la cancellazione dei propri contenuti dietro semplice richiesta di chi li ritenesse lesivi della propria immagine o anche della propria privacy, e prevede la condanna penale e sanzioni pecuniarie fino a 100 000 euro in caso di mancata rimozione. Simili iniziative non sono nuove, ma stavolta la loro approvazione sembra imminente.
Wikipedia riconosce il diritto alla tutela della reputazione di ognuno e i volontari che vi contribuiscono gratuitamente già si adoperano quotidianamente per garantirla. L'approvazione di questa norma, tuttavia, obbligherebbe ad alterare i contenuti indipendentemente dalla loro veridicità. Un simile obbligo snaturerebbe i principi fondamentali di Wikipedia, costituirebbe una limitazione inaccettabile alla sua autonomia e una pesante minaccia all'attività dei suoi 15 milioni di volontari sparsi in tutto il mondo, che sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per "non avere problemi".
Wikipedia è la più grande opera collettiva della storia del genere umano: in 12 anni è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. L'edizione in lingua italiana ha quasi un milione di voci, che ricevono 16 milioni di visite ogni giorno, ma questa norma potrebbe oscurarle per sempre.
L'Enciclopedia è patrimonio di tutti. Non lasciamo che scompaia.
"


 

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