L'Occupazione illecita del fondo da parte della PA configura un illecito permanente

L'occupazione senza esproprio oltre il termine da parte della Pubblica Amministrazione è illegittima e da diritto al risarcimento del danno secondo il valore venale del bene. T.A.R. Catanzaro Sentenza n. 37/2017

L'Occupazione illecita del fondo da parte della PA configura un illecito permanente

Una interessante Sentenza del Tribunale Amministrativo della Regione Calabria - Catanzaro - fa il punto sulla occupazione senza titolo - o titolo scaduto - da parte della Pubblica Amministrazione con irreversibile trasformazione del suolo. Nel caso di specie l'Ente Espropriante, dopo avere occupato il suolo e realizzato una strada (opera di pubblica utilità) continuava a trattenere il suolo nonostante i termini per l'occupazione fossero scaduti e nessun provvedimento di esproprio definitivo fosse stato adottato.

A fronte dell'argomento - valido un tempo - secondo il quale l'occupazione per pubblica utilità con irreversibile trasformazione del suolo, seppur illegittima, comporterebbe l'acquisizione del terreno, il TAR Catanzaro ricorda che "le più recenti acquisizioni giurisprudenziali hanno ormai ripudiato la figura dell'occupazione acquisitiva", affermando, inoltre, che i nuovi "indirizzi giurisprudenziali che hanno superato l'orientamento che connetteva all'irreversibile trasformazione del suolo, realizzata a seguito dell'occupazione del bene sulla base di una valida dichiarazione di pubblica utilità, l'acquisto della proprietà in capo al beneficiario dell'espropriazione, in virtù della c.d. accessione invertita (Consiglio di Stato, 3 ottobre 2012 n. 5189)".

E ancora "Consegue a quanto sopra che la radicale trasformazione del suolo a seguito dell'occupazione di esso e della realizzazione dell'opera pubblica non determina l'estinzione del diritto del proprietario, né, correlativamente, l'acquisto della proprietà in capo all'Amministrazione o al beneficiario dell'espropriazione".

Ciò chiarito, la necessaria logica conseguenza è il diritto del proprietario del terreno ad avere non solo il prezzo del bene in sede di futura espropriazione ma anche il risarcimento del danno per tutto il periodo dell'occupazione, sia legittima che illegittima.
Dell'occupazione per pubblica utilità legittima, vale a dire per la durata prevista dal titolo e dalla legge, la compentenza a chiederne il relativo pagamento è del Giudice Ordinario.

Oltre i termini di valenza del provvedimento di occupazione e in assenza di esproprio la PA si trova in stato di illegittimità. La Corte richiama l'importante sentenza del Consiglio di Stato in ad. plen. secondo la quale "la condotta illecita dell'Amministrazione incidente sul diritto di proprietà non può comportare l'acquisizione del fondo e configura un illecito permanente ex art. 2043 c.c. - con la conseguente decorrenza del termine di prescrizione quinquennale dalla proposizione della domanda basata sull'occupazione contra ius, ovvero, dalle singole annualità per quella basata sul mancato godimento del bene - che viene a cessare solo in conseguenza: a) della restituzione del fondo; b) di un accordo transattivo; c) della rinunzia abdicativa (e non traslativa) da parte del proprietario implicita nella richiesta di risarcimento del danno per equivalente monetario a fronte della irreversibile trasformazione del fondo; d) di una compiuta usucapione " (Consiglio di Stato ad. plen.,09/02/2016, n. 2).

Trattandosi di illecito aquiliano anche l'elemento soggettivo va considerato e in proposito il TAR Catanzaro esprime quanto segue: " ... il fatto stesso dell'occupazione in assenza di titolo idoneo e la natura permanente dell'illecito fanno ritenere sussistenti gli estremi della colpa, intesa come consapevolezza della violazione della norma comportamentale di buon andamento dell'azione amministrativa di cui all'art. 97 cost.".

Trattandosi di un illecito permanente esso "perdura per tutto il tempo in cui si protrae l'occupazione illegittima e che ha, quindi, inizio dal momento in cui l'occupazione è divenuta illegittima e perdura fino al momento in cui l'Amministrazione di cui si tratta non porrà fine alla situazione di illiceità o non attiverà gli strumenti previsti dall'ordinamento al fine di rendere la situazione stessa conforme a diritto".

Interessante è anche la parte riguardante la quantificazione del danno da risarcire. Esso va quantificato - secondo la sentenza in commento - in relazione al valore venale del bene.

Afferma il Collegio: "... deve essere calcolato il 5% del valore venale annuo, per tutto il periodo di occupazione illegittima che terminerà solo con l'acquisizione della proprietà da parte dell'Amministrazione o con la riconsegna del bene. Detti interessi, unitamente alla rivalutazione, tendono alla reintegrazione del danneggiato nella situazione patrimoniale antecedente il fatto illecito e devono essere calcolati anno per anno sul valore della somma via via rivalutata mentre il pregiudizio non patrimoniale viene stimato, sempre onnicomprensivamente ed all'attualità, nel 10% dello stesso valore, da corrispondere non su base annua, ma una tantum".

 

Sull'occupazione appropriativa e termini di prescrizione vedi anche "Sui termini di prescrizione in caso di Occupazione Appropriativa" e sull'istituto della accessione invertita la pronuncia delle Sezioni Unite in "L'altalena della cd. Accessione Invertita - Un ulteriore intervento delle SS.UU."

 

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Di seguito il testo di
T.A.R. Calabria Loc. Catanzaro Sentenza n. 37 del 11/01/2017:

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