Le SS.UU. sulla distinzione fra vendita e prestazione di servizi o appalto

Le SS.UU. si soffermano sulla distinzione fra contratto di compravendita e contratto di prestazione di servizi in collegamento con le decisioni della CGUE. Cassazione SS.UU. Civili, Sentenza n. 156/2020

Le SS.UU. sulla distinzione fra vendita e prestazione di servizi o appalto

Il fatto.

Al fine di accertare la giurisdizione in un contenzioso fra una società tedesca (Alfa) e una società italiana (Beta) la Corte di Cassazione, Sezioni Unite Civili, con Sentenza n. 156 depositata in data 9 gennaio 2020, si sofferma sui caratteri distintivi del contratto di vendita rispetto al contratto di prestazione di servizi.

Nel caso di specie, la società Alfa aveva commissionato alla società Beta la realizzazione di capi di abbigliamento con marchio della prima.

L’improvvisa interruzione dei rapporti decisa dalla committente (sulla scorta di presunte inadempienze) faceva nascere un contenzioso promosso dalla società Beta con il quale si chiedeva l’accertamento negativo dell’inadempimento e la condanna di Alfa al risarcimento del danno (nella causa veniva chiesto il riconoscimento della subfornitura, argomento ritenuto irrilevante per le SS.UU., ai fini del decidere).

Secondo Alfa, sussisteva difetto di giurisdizione del Giudice Italiano, visto che che la fattispecie si sarebbe connotata come compravendita di beni ai sensi dell'art. 5, comma 1, lett. b), primo trattino, del reg. CE n. 44/2001.

 

Poteri delle SS.UU. in ordine all’esame della questione di giurisdizione

Si era posta la seguente questione: sulla base di quali elementi di fatto poteva essere decisa la questione di giurisdizione visto che la causa doveva ancora essere istruita?

Ed inoltre: la Corte, che è giudice di legittimità, avrebbe potuto valutare i fatti (e quindi il merito) ai fini dell’indagine del caso?

Le SS.UU: ricordano il consolidato principio secondo cui «in ordine alle questioni di giurisdizione, le Sezioni Unite della Corte di cassazione sono anche giudice del fatto, sicché possono e devono esaminare l'atto negoziale la cui valutazione incida sulla determinazione della giurisdizione».

Per quanto riguarda la carenza istruttoria, la Corte afferma: “si deve considerare che la

rilevanza di dette emergenze va apprezzata alla stregua del criterio … che «la decisione sulla giurisdizione è determinata dall'oggetto della domanda e, quando prosegue il giudizio, non pregiudica le questioni sulla pertinenza del diritto e sulla proponibilità della domanda»”.

Quindi le SS.UU. decidono sulla base della prospettazione dei fatti che emerge dalla domanda con ciò senza pregiudicare la libera prosecuzione del successivo giudizio del merito.

 

Vendita o prestazione di servizi secondo la CGUE

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea viene richiamata dalle SS.UU. quale punto di riferimento dal quale esaminare il caso di specie, in particolare richiamando la pronuncia resa nella Causa C-381-08, e con la quale si è espressa in modo chiaro sull'esegesi dell'art. 5, punto 1, lett. b) del reg. n, 44 del 2001, che riportiamo per comodità:

 

La persona domiciliata nel territorio di uno Stato membro può essere convenuta in un altro Stato membro:
1)
a) in materia contrattuale, davanti al giudice del luogo in cui l'obbligazione dedotta in giudizio è stata o deve essere eseguita;
b) i fini dell'applicazione della presente disposizione e salvo diversa convenzione, il luogo di -esecuzione dell'obbligazione dedotta in giudizio è:
- nel caso della compravendita di beni, il luogo, situato in uno Stato membro, in cui i beni sono stati o avrebbero dovuto essere consegnati in base al contratto,
- nel caso della prestazione di servizi, il luogo, situato in uno Stato membro, in cui i servizi sono stati o avrebbero dovuto essere prestati in base al contratto;
c) la lettera a) si applica nei casi in cui non è applicabile la lettera b);
2) … omissis ...

 

La CGUE richiama alcuni dati normativi comunitari e afferma che che «ai sensi dell'art. 1, n. 4, della direttiva 1999/44, i contratti di fornitura di beni di consumo da fabbricare o da produrre sono considerati come contratti di compravendita e, secondo l'art. 1, n. 2, lett. b), di tale direttiva, qualsiasi bene mobile materiale è qualificato come «bene di consumo», …. inoltre, «secondo l'art. 3, n. 1, della CISG, sono considerate vendite i contratti di fornitura di merci da fabbricare o produrre, a meno che la parte che ordina queste ultime non debba fornire una parte essenziale del materiale necessario a tale fabbricazione o a tale produzione». Aggiunge ancora che «inoltre, l'art. 6, n. 2, della Convenzione delle Nazioni Unite del 14 giugno 1974 sulla prescrizione in materia di vendita internazionale di merci prevede parimenti che siano assimilati alle vendite i contratti di fornitura di beni mobili materiali da fabbricare o da produrre, a meno che la parte che ordina il bene non abbia fornito una parte essenziale degli elementi necessari a tale fabbricazione o produzione».

 

Contratti di vendita anche se la merce deve essere prodotta su commissione

Un primo criterio di inquadramento della distinzione che si va ricercando riguarda la fornitura di parte essenziale del materiale necessario alla fabbricazione.

Con argomentazione al contrario, tuttavia, e come ricorda la Corte “le citate disposizioni indicano che il fatto che la merce da consegnare debba prima essere fabbricata o prodotta non modifica la qualificazione del contratto in questione come contratto di compravendita

Non è pertanto questo un argomento definitivo o decisivo per la qualificazione del contratto. Se la merce non è ancora in esistenza e viene semplicemente commissionata potrebbe ancora trattarsi di vendita e non di prestazione di servizi.

 

Fornitura del materiale da parte del committente/acquirente

Un primo concreto segnale differenziatore fra i due contratti risiede della fornitura del materiale necessario per la fabbricazione da parte del committente.

Scrive la Corte: “Se l'acquirente ha fornito tutti o la maggior parte dei materiali impiegati nella fabbricazione della merce, tale circostanza può far propendere a favore della qualificazione del contratto come contratto di prestazione di servizi”.

Al contrario “… in assenza di fornitura di materiali da parte dell'acquirente, si dovrebbe piuttosto preferire una qualificazione del contratto come contratto di compravendita di beni”.

Tale elemento ancora, tuttavia, non conclude il ragionamento. Un ulteriore elemento viene portato in evidenza.

 

Il tipo di responsabilità del produttore qualifica il contratto come vendita o prestazione di servizi

Secondo la Corte anche la responsabilità del fornitore può essere un elemento da prendere in considerazione nel qualificare l'obbligazione caratteristica del contratto in questione.

Infatti se il venditore sia considerato responsabile della qualità e della conformità al contratto dei beni da esso prodotti, tale responsabilità deporrà a favore di una qualificazione come «contratto di compravendita di beni».

Per contro, continua la Suprema Corte, se il produttore risponde soltanto della correttezza dell'esecuzione secondo le istruzioni dell'acquirente, tale circostanza depone piuttosto a favore di una qualificazione del contratto come prestazione di servizi.

 

La decisione della CGUE e il principio espresso

Nel provvedimento sopra citato la Corte di Giustizia Europea aveva risolto la questione interpretativa affermando quanto segue:

«i contratti che hanno per oggetto la fornitura di beni da fabbricare o da produrre, benché l'acquirente abbia posto taluni requisiti relativi all'approvvigionamento, alla trasformazione e alla consegna delle merci, senza che egli abbia provveduto a fornire i materiali, e benché il fornitore sia responsabile della qualità e della conformità al contratto della merce, devono essere qualificati come «compravendita di beni»

 

 

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Di seguito il testo di

Corte di Cassazione SS.UU. Civili, Sentenza n. 156 dep. 09/01/2020

 

FATTI DI CAUSA

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