Acquisto di immobile in costanza di matrimonio in regime di comunione legale: principi

La donazione con pagamento parziale del prezzo e acquisto personale del bene in regime di comunione fra coniugi. Cassazione Ordinanza n. 20336/2021

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Acquisto di immobile in costanza di matrimonio in regime di comunione legale: principi

In fatto.

Tizio, sposato con Caia in regime patrimoniale di comunione dei beni, riceveva del danaro dai propri genitori e con detto danaro – emergeva in seguito, in corso di causa – pagava l’80% del prezzo di acquisto di un immobile. Al rogito Caia dichiarava che l’immobile non andava a ricadere nella comunione legale con la dichiarazione di cd. "rifiuto al coacquisto".

Caia, dopo alcuni anni, chiede l’accertamento della comunione legale di detto immobile, con decisione di primo grado che attribuiva a Tizio l’80% della proprietà dello stesso e la Corte d’Appello che gli riconosceva, invece, la piena e totale proprietà.

Sul caso si pronuncia la Corte di Cassazione Civile con Ordinanza n. 20336 depositata in data 16 luglio 2021.

 

Effetti e principi in ordine alla dichiarazione di “rifiuto di coacquisto”

Il caso ruota in ordine all’interpretazione dell’art. 179 del codice civile che regola l’acquisto di beni personali da parte di uno dei coniugi qualora si trovi in regime di comunione legale.

Si riporta l’articolo:

Art. 179 c.c. - Beni personali.
1. Non costituiscono oggetto della comunione e sono beni personali del coniuge:
a) i beni di cui, prima del matrimonio, il coniuge era proprietario o rispetto ai quali era titolare di un diritto reale di godimento;
b) i beni acquisiti successivamente al matrimonio per effetto di donazione o successione, quando nell'atto di liberalità o nel testamento non è specificato che essi sono attribuiti alla comunione;
c) i beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge ed i loro accessori;
d) i beni che servono all'esercizio della professione del coniuge, tranne quelli destinati alla conduzione di una azienda facente parte della comunione;
e) i beni ottenuti a titolo di risarcimento del danno nonché la pensione attinente alla perdita parziale o totale della capacità lavorativa;
f) i beni acquisiti con il prezzo del trasferimento dei beni personali sopraelencati o col loro scambio purchè ciò sia espressamente dichiarato all'atto dell'acquisto.
2. L'acquisto di beni immobili, o di beni mobili elencati nell'articolo 2683, effettuato dopo il matrimonio, è escluso dalla comunione, ai sensi delle lettere c), d) ed f) del precedente comma, quando tale esclusione risulti dall'atto di acquisto se di esso sia stato parte anche l'altro coniuge.

Il caso di specie rientra nell’ipotesi di cui alla lettera B del primo comma con una donazione che non è diretta (dai genitori al figlio Tizio) 1; ne consegue che ad esso non è applicabile il secondo comma dell’art. 179 c.c.

La sentenza in commento interessa per la capacità di riassumere in una non lunghissima motivazione i fondamentali principi in materia che in questa sede ci limitiamo ad evidenziare.

Ricorda che le Sezioni Unite della Corte di Cassazione (Sentenza n. 22755 del 28/10/2009 con conferme successive) hanno affermato che "Nel caso di acquisto di un immobile effettuato dopo il matrimonio da uno dei coniugi in regime di comunione legale, la partecipazione all'atto dell'altro coniuge non acquirente, prevista dall'art. 179, secondo comma, c. c., si pone come condizione necessaria ma non sufficiente per l'esclusione del bene dalla comunione, occorrendo a tal fine non solo il concorde riconoscimento da parte dei coniugi della natura personale del bene, richiesto esclusivamente in funzione della necessaria documentazione di tale natura, ma anche l'effettiva sussistenza di una delle cause di esclusione dalla comunione tassativamente indicate dall'art. 179, primo comma, lett. c), d) ed f), c.c., con la conseguenza che l'eventuale inesistenza di tali presupposti può essere fatta valere con una successiva azione di accertamento negativo, non risultando precluso tale accertamento dal fatto che il coniuge non acquirente sia intervenuto nel contratto per aderirvi".

 

Aggiungendo che “Ne consegue che l'esclusione del bene dalla comunione legale, ove esso ricada nelle ipotesi di cui alle lettere c), d) ed f) dell'art. 179, primo comma, c.c., si produce non già per effetto della dichiarazione resa dal coniuge non intestatario in atto di acquisto, ma in forza dell'effettiva natura personale del bene oggetto di acquisto. Devono dunque ricorrere ambedue gli elementi indicati dalla norma, rappresentati, rispettivamente, dalla natura personale del bene (prevista dalla prima parte dell'ultimo comma dell'art. 179 c.c.), senza la quale non basta il consenso all'acquisto esclusivo manifestato in atto dal coniuge non intestatario, e dalla manifestazione del predetto consenso (prevista invece dalla seconda parte del richiamato ultimo comma), in assenza del quale non è sufficiente il solo presupposto oggettivo, costituito dalla natura personale del cespite. Su tali premesse logiche, questa Corte ha ritenuto ammissibile l'azione di accertamento negativo con la quale il coniuge non intestatario dell'immobile faccia valere la natura non personale del cespite, ai fini di ottenere, per converso, l'accertamento della sua inclusione nel regime della comunione legale”.

 

Nell’acquisto del coniuge per donazione (anche indiretta) non serve la dichiarazione dell’altro coniuge

Abbiamo visto che il caso esaminato dalla corte rientra nell’ipotesi prevista dalla lettera B del primo comma dell’art. 179 c.c., ipotesi per la quale non è prevista la dichiarazione dell’altro coniuge avanti al notaio.

La Corte di Cassazione da seguito al principio già espresso dalla corte di legittimità in ordine alla equivalenza della donazione indiretta rispetto alla donazione vera e propria: “In tema di comunione legale dei coniugi, la donazione indiretta rientra nell'esclusione di cui all'art. 179, primo comma, lett. b), c. c., senza che sia necessaria l'espressa dichiarazione da parte del coniuge acquirente prevista dall'art. 179, primo comma, lett. f), c.c., né la partecipazione del coniuge non acquirente all'atto di acquisto e la sua adesione alla dichiarazione dell'altro coniuge acquirente ai sensi dell'art. 179, secondo comma, c.c., trattandosi di disposizioni non richiamate”.

Nel caso di specie la la dichiarazione di cd. "rifiuto al coacquisto" non avrebbe alcun valore non essendo richiesta dalla norma.

Sul caso la Corte richiama l’attenzione sull’animus dell’operazione potendosi intravvedere nel singolo caso la volontà del coniuge di utilizzare il danaro avuto in donazione per donare, a sua volta, all’altro coniuge la comproprietà dell’immobile (proprio come nella sentenza citata in nota 1). Ecco che, a fini probatori anche della ratio dell’operazione, l’avvenuta dichiarazione in atto da parte dell’altro coniuge può risultare utile ai fini di chiarire la volontà delle parti.

 

Donazione e pagamento parziale

Pur dando atto della presenza di arresti che hanno sentenziato che la donazione indiretta dell'immobile non è configurabile quando il donante paghi soltanto una parte del prezzo del bene, la Corte in commento aderisce ad un principio giurisprudenziale secondo il quale: “Si ha donazione indiretta di un bene (nella specie, un immobile) anche quando il donante paghi soltanto una parte del prezzo della relativa compravendita dovuto dal donatario, laddove sia dimostrato lo specifico collegamento tra dazione e successivo impiego delle somme, dovendo, in tal caso, individuarsi l'oggetto della liberalità, analogamente a quanto affermato in tema di vendita mista a donazione, nella percentuale di proprietà del bene acquistato pari alla quota di prezzo corrisposta con la provvista fornita dal donante”.

In conclusione la Corte invita il giudice del rinvio ad adeguarsi al seguente principio:

in presenza di un accertamento di fatto che confermi la provenienza donativa non di tutto, ma soltanto di parte del denaro utilizzato per l'acquisto di un bene, quest'ultimo dovrà ritenersi di proprietà esclusiva del donatario soltanto per la parte del suo valore effettivamente corrispondente all'entità della donazione ricevuta, e non invece per l'intero, restando la residua parte del valore del cespite, non acquistata con denaro personale dell'intestatario, soggetta al regime della comunione legale tra i coniugi.

 

 

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1 - Per un caso correlato all’attuale – seppur diverso – vedasi “La consegna del danaro al figlio per l’acquisto di un immobile non è donazione dell’immobile

 

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Di seguito il testo di

Corte di Cassazione Civile Sez. II, Ordinanza n. 20336 dep. 16/07/2021

 

FATTI DI CAUSA

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