Ammessa la modifica della domanda da parte del creditore ingiungente opposto

E’ ammessa la modifica della domanda del creditore ingiungente, sia nel petitum che nella causa petendi, sempre che sia connessa ai fatti dedotti in giudizio. Cassazione Ordinanza n. 9668/2021

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Ammessa la modifica della domanda da parte del creditore ingiungente opposto

Il fatto.

Una banca ingiungeva il pagamento a Tizio in quanto garante di una esposizione bancaria. Tizio proponeva opposizione e la banca riformulando e specificando la domanda chiedeva che Tizio fosse condannato a pagare la medesima somma in quanto erede del debitore principale (e non più in qualità di garante). Le Corti del merito davano un esito opposto ritenendo il primo che ciò costituisse un inammissibile ampliamento del thema decidendum, e la seconda che la modifica costituisse, invece, una mera emendatio libelli, permessa alla parte.

 

La Corte di Cassazione si è espressa sul caso con Ordinanza n. 9668 depositata in data 13 aprile 2021.

La Corte conferma il principio base secondo il quale la parte “ingiungente non può far valere in sede di opposizione domande nuove rispetto a quella di adempimento contrattuale posta alla base della richiesta di provvedimento monitorio, salvo quelle conseguenti alle domande ed alle eccezioni in senso stretto proposte dall'opponente, determinanti un ampliamento dell'originario thema decidendum fissato dal ricorso ex art. 633 c.p.c.”.

La Corte, tuttavia, ricorda che il giudizio di oposizione a decreto ingiuntivo è comunque un giudizio di cognizione ordinario per il quale le Sezioni Unite del 2015 hanno espresso un chiaro principio di diritto in ordine alla possibilità di modifica della domanda nella memoria ex art. 186 ult. co. n. 1; modifica che può riguardare sia il petitum che la causa petendi.

Le SS.UU. con Sentenza del 15 giugno 2015, n. 12310 1, infatti, hanno enunciato il seguente principio di diritto:

La modificazione della domanda ammessa a norma dell'art. 183 c.p.c. può riguardare anche uno o entrambi gli elementi identificativi della medesima sul piano oggettivo (petitum e causa petendi), sempre che la domanda così modificata risulti in ogni caso connessa alla vicenda sostanziale dedotta in giudizio, e senza che per ciò solo si determini la compromissione delle potenzialità difensive della controparte ovvero l'allungamento dei tempi processuali. Ne consegue che deve ritenersi ammissibile la modifica, nella memoria all'uopo prevista dall'art. 183 c.p.c., della iniziale domanda di esecuzione specifica dell'obbligo di concludere un contratto in domanda di accertamento dell'avvenuto effetto traslativo”.

 

Tale principio, secondo l’arresto in commento, deve ritenersi valido anche nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, affermando testualmente: “anche al giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo la modificazione della domanda ammessa può riguardare anche uno o entrambi gli elementi oggettivi della stessa (petítum e causa petendí), sempre che la domanda così modificata risulti comunque connessa alla vicenda sostanziale dedotta in giudizio e senza che, perciò solo, si determini la compromissione delle potenzialità difensive della controparte, ovvero l'allungamento dei tempi processuali”.

 

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Di seguito il testo di

La Corte di Cassazione Sez. 1, Ordinanza n. 9668 dep. 13/04/2021

 

 

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