Recupero del compenso avvocato con decreto ingiuntivo e liquidazione della parcella da parte del COA

Il parere di congruità della parcella quale valida prova a supporto del decreto ingiuntivo per il recupero del compenso dell’avvocato. Cassazione SS.UU. Civili, Sentenza n. 19427/2021

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Recupero del compenso avvocato con decreto ingiuntivo e liquidazione della parcella da parte del COA

Le Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione intervengono ancora sul tema della procedura da seguire per il recupero del compenso dell’avvocato. Un importante precedente, lo ricordiamo, lo avviamo avuto con la Sentenza n. 4485 del 23/02/2018 1, la quale si è occupata del rito applicabile.

 

Una sezione del Tribunale di Roma aveva preso a respingere i ricorsi per decreto ingiuntivo, presentati a partire dal 2012 per la liquidazione dei compensi di avvocato in materia giudiziale e stragiudiziale civile, nonostante fossero corredati da prova documentale dell'attività svolta e dal parere di congruità reso dal competente consiglio dell'ordine. Secondo il Tribunale di Roma l’unico modo per poter utilizzare un “monitorio puro” sarebbe stato quello di produrre puntuale prova scritta di ciascuna delle prestazioni e delle spese ovvero dell'accordo scritto sul compenso.

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sono state chiamate a chiarire

1) se l’abrogazione del sistema delle tariffe professionali degli avvocati abbia determinato anche l'abrogazione dell'art. 636 cod.proc.civ. il quale ultimo (titolato “Parcella delle spese e prestazioni”) prevede che

Nei casi previsti nei nn. 2 e 3 dell'articolo 633, la domanda deve essere accompagnata dalla parcella delle spese e prestazioni, munita della sottoscrizione del ricorrente e corredata dal parere della competente associazione professionale. Il parere non occorre se l'ammontare delle spese e delle prestazioni è determinato in base a tariffe obbligatorie.
Il giudice, se non rigetta il ricorso a norma dell'articolo 640, deve attenersi al parere nei limiti della somma domandata, salva la correzione degli errori materiali.

2) se la prova posta a corredo del ricorso monitorio possa essere il parere di congruità rilasciato dal competente consiglio dell'ordine.

 

Fra il sistema delle tariffe è quello dei parametri esiste omogeneità

Secondo le Sezioni Unite l’introduzione del sistema dei parametri non determina una sostanziale modifica degli strumenti per la determinazione del compenso spettante all’avvocato.

Anzi, afferma la Corte, fra i due sistemi corre una sostanziale omogeneità, concludendo che “tanto le tariffe quanto i parametri funzionano come criteri integrativi della remunerazione professionale”, operano “fonte sussidiaria e suppletiva”. Né, aggiunge la Corte, vale osservare che, attraverso questa equiparazione si finisce per reintrodurre surrettiziamente le tariffe, in violazione delle norme euro-unitarie poiché il sistema adottato, nel suo insieme, è stato ritenuto in linea con le disposizioni comunitarie proprio dalla Corte di Giustizia Europea (C-35/99).

 

Nessuna abrogazione dell’art. 633 c.p.c.

Dopo una completa analisi delle fonti normative regolanti la materia, le SS.UU. concludono che “non solo manca negli artt. 633, comma 1, n. 2, e 636 cod.proc.civ. ogni riferimento alle tariffe - sicché anche dal punto di vista letterale non può configurarsi alcuna abrogazione espressa ex art. 9, comma 5, L. n. 1/2012 -, ma neppure può ravvisarsi un'abrogazione tacita per incompatibilità, la quale ricorre solo quando tra le norme precedenti e quelle successive vi sia una contraddizione tale da renderne impossibile la contemporanea applicazione”. E, ancora: “la tesi secondo cui lo smantellamento del sistema tariffario ha comportato l'abrogazione tout court delle norme che lo richiamano, e in particolare delle norme del codice di rito, non è sorretta da alcun indice normativo e neppure da validi criteri ermeneutici

 

Il parere di congruità quale prova a supporto del procedimento monitorio

Ai sensi dell’art. 633 c.p.c. la prova del credito necessaria per la emanazione del decreto ingiuntivo viene fornita data da due elementi combinati, ricorda la Suprema Corte:

1) in primo luogo, la parcella sottoscritta dal ricorrente, la cui funzione è quella di fornire la prova dell'effettuazione delle prestazioni e delle spese e che costituisce una dichiarazione unilaterale assistita da una presunzione di veridicità, in quanto l'iscrizione all'albo del professionista è una garanzia della sua personalità;

2) in secondo luogo, è necessario il parere dell'organo professionale la cui funzione è quella di esprimere un giudizio critico sulla parcella. Si tratta di un atto amministrativo, compreso nelle attribuzioni dei consigli dell'ordine.

 

Il parere di congruità è richiamato nell'art. 29, comma 1 lettera l), 247/2012, il quale prevede che, tra i compiti del consiglio dell'ordine, vi sia la formulazione di pareri sulla liquidazione dei compensi spettanti agli iscritti.

Le SS.UU. affermano che non “ … si ravvisano disposizioni che limitano l'efficacia del suddetto parere al solo procedimento di liquidazione dei compensi ex art. 28 L.13 giugno 1942, n.794”, con la conseguenza che esso deve essere utilizzabile anche nelle procedure monitorie.

 

La Corte richiama anche quelle discussioni che si sono soffermate sulla delimitazione del potere del Consiglio dell’Ordine in ordine alla quantificazione e valutazione dell’attività professionale. Se il COA abbia, nella sostanza, il potere di giudicare (potere che secondo talaltri sarebbe riconducibile solamente al giudice) la bontà e il valore della prestazione professionale resa e che si chiede di certificare attraverso il parere.

Secondo le SS.UU. tale parere del COA “non si esaurisce in una mera certificazione della rispondenza del credito alla tariffa professionale ma implica la valutazione di congruità del "quantum", attraverso un motivato giudizio critico”.

 

In conclusione, le SS.UU. esprimono il seguente principio di diritto:

«In tema di liquidazione del compenso all'avvocato, l'abrogazione del sistema delle tariffe professionali per gli avvocati, disposta dal D.L. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito dalla L.27 marzo 2012, n. 27, non ha determinato, in base all'art. 9 D.L. cit., l'abrogazione dell'art. 636 cod.proc.civ. Anche a seguito dell'entrata in vigore del D. L. n. 1/2012, convertito dalla L. n. 27/2012, l'avvocato che intende agire per la richiesta dei compensi per prestazioni professionali può avvalersi del procedimento per ingiunzione regolato dagli artt.633 e 636 cod.proc.civ., ponendo a base del ricorso la parcella delle spese e prestazioni, munita della sottoscrizione del ricorrente e corredata dal parere della competente associazione professionale, il quale sarà rilasciato sulla base dei parametri per compensi professionali di cui alla L. 31 dicembre 2012, n. 247 e di cui ai relativi decreti ministeriali attuativi”.

 

 


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1- La quale ha individuato gli strumenti processuali utilizzabili dagli avvocati per ottenere il pagamento del compenso per prestazioni giudiziali civili ne 1) il procedimento per decreto ingiuntivo ai sensi degli artt. 633 e segg. cod. proc. civ., e 2) lo speciale procedimento previsto dall'art. 28 L. 13 giugno 1942, n. 794 del 1942, nel testo sostituito dal D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, art. 14. Vedi in “Le Sezioni Unite su competenza e rito applicabile all'azione di recupero del compenso dell'avvocato

 

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Di seguito il testo di

Corte di Cassazione SS.UU. Civili, Sentenza n. 19427 dep. 08/07/2021

 

 

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