Le spese di ristrutturazione dell’immobile del convivente non vanno ripetute a fine rapporto

Sulla restituzione a fine del rapporto di convivenza more uxorio, delle spese di ristrutturazione dell’immobile del convivente. Cassazione Ordinanza n. 18721/2021

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Le spese di ristrutturazione dell’immobile del convivente non vanno ripetute a fine rapporto

Il fatto.

Tizio chiedeva la condanna di Caia, ex compagna convivente e proprietaria della casa ove erano residenti, al pagamento di una non modica somma dal primo sborsata per eseguire una serie di lavori ed opere nell'immobile di proprietà di Caia.
Il rapporto, che era iniziato in modo entusiastico, era finito solamente dopo 4 anni.

Anche per tale motivo, il Tribunale accoglieva la domanda ritenendo gli esborsi non riconducibili alla solidarietà conseguente alla comunanza di affetti.

Diversamente l’esito del secondo grado. La Corte d’Appello qualificava le prestazioni effettuate da Tizio come obbligazione naturale, trovando dette spese giustificazione nei doveri di carattere morale e civile di solidarietà e di reciproca assistenza nei confronti della partner e della figlia e non travalicando i limiti di proporzionalità e di adeguatezza rispetto ai mezzi di cui Tizio disponeva.
Il caso viene affrontato dalla Corte di Cassazione la quale decide con Ordinanza n. 18721 depositata in data 1 luglio 2021.

 

Spese del convivente more uxorio e arricchimento senza causa

La S.C., richiamando un proprio precedente ricorda che l'azione generale di arricchimento ha come presupposto l’impoverimento di un soggetto a danno di un altro e che detto impoverimento deve essere avvenuto senza giusta causa.
Qualora l'arricchimento sia conseguenza di un contratto, di un impoverimento remunerato, di un atto di liberalità o dell'adempimento di un'obbligazione naturale non è dato invocare la mancanza o l'ingiustizia della causa.
E conclude affermando che è “ ... pertanto, possibile configurare l'ingiustizia dell'arricchimento da parte di un convivente more uxorio nei confronti dell'altro in presenza di prestazioni a vantaggio del primo esulanti dal mero adempimento delle obbligazioni nascenti dal rapporto di convivenza - il cui contenuto va parametrato sulle condizioni sociali e patrimoniali dei componenti della famiglia di fatto - e travalicanti i limiti di proporzionalità e di adeguatezza”.


Spese per la casa del convivente è adempimento di un'obbligazione naturale

Nel caso di specie, pur essendo non modesta la spesa per la ristrutturazione, era risultato che Tizio era persona benestante.
Aggiunge, inoltre, la Corte che un'attribuzione patrimoniale a favore del convivente more uxorio può configurarsi come adempimento di un'obbligazione naturale allorché la prestazione risulti adeguata alle circostanze e proporzionata all'entità del patrimonio e alle condizioni sociali del solvens.

La Corte d’Appello, con motivazione la cui bontà è confermata dalla Corte di Cassazione, aveva ravvisato nella spesa effettuata da Tizio un far fronte ad un dovere di carattere morale e civile di solidarietà e reciproca assistenza nei confronti del partner e, soprattutto, dei figli, in considerazione del fatto che i due conviventi avevano in vista il proposito, poi realizzato, di vivere insieme e creare una famiglia, decidendo di rendere l'immobile di proprietà esclusiva di M. C. confacente alle esigenze della coppia e della nascitura e del loro auspicato stile di vita

 

Vedi per l'inquadramento della fattispecie nella donazione: "Spese per la casa dei conviventi more uxorio: se non è obbligazione naturale è donazione".

 

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Di seguito il testo di

Corte di Cassazione Civile Sez. VI, Ordinanza n. 18721 dep. 01/07/2021

 

Rilevato che:

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