Osservazioni alla CTU sollevate per la prima volta in conclusionale o in appello. Limiti. Le SS.UU.

Sulla possibilità e limiti di formulare per la prima volta osservazioni alla CTU in sede di conclusionale o in appello si esprimono le SS.UU. Termine perentorio o ordinatorio? Cassazione SS.UU. civili Sentenza n. 5624/2022

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Osservazioni alla CTU sollevate per la prima volta in conclusionale o in appello. Limiti. Le SS.UU.

Il fatto.

Nel corso di una causa veniva esperita una consulenza tecnica d’ufficio senza che fossero depositate le osservazioni alla CTU nei termini assegnati dal magistrato.

Una delle parti solamente in comparsa conclusionale sollevava obiezioni sulla bontà della relazione peritale.

Il giudice di prime cure non esaminava dette doglianze ritenendole tardive.

Proposto appello, parte interessata lamentava la correttezza della sentenza la quale avrebbe deciso senza tenere conto dei rilievi formulati in sede di comparsa conclusionale e memoria di replica e relativi alla quantificazione del danno operata dall'ausiliare del giudice.

La Corte d’Appello rigettava le doglianze.

 

Nel ricorso proposto innanzi alla Corte di Cassazione, parte ricorrente ripropone le considerazioni suddette circa la mancata presa di posizione sulle osservazioni mosse alla CTU.

La questione viene posta in pubblica udienza e, rilevato un possibile contrasto di indirizzi, assegnata alle Sezioni Unite, le quali decidono con Sentenza n. 5624 depositata in data 21 febbraio 2022.

I quesiti ai quali si è chiesto alle Sezioni Unite di dare risposta sono i seguenti:

- se le critiche alla consulenza tecnica possano essere sollevate per la prima volta in comparsa conclusionale;

- in caso di risposta positiva, se l'ammissibilità dei rilievi sia subordinata a una valutazione caso per caso del giudice, se la soluzione valga solo per i processi per cui non trovano applicazione i riformati artt. 191 e 195 cod. proc. civ. ovvero anche per i procedimenti instaurati dopo l'entrata in vigore della legge n. 69/2009, se vi siano conseguenze per la parte, sotto il profilo dell'attribuzione delle spese del giudizio o sotto altri profili;

- in caso di risposta negativa, se ciò vada ricondotto all'applicazione del disposto di cui all'art. 157, secondo comma, cod. proc. civ. alla generalità dei vizi inerenti alla consulenza tecnica, quale categoria comprensiva anche dei vizi che attengono al contenuto dell'atto, ovvero quale conseguenza della mancata partecipazione della parte alla formazione della consulenza, così come stabilito dal giudice con la fissazione dei termini di cui all'art. 195 cod. proc. civ., e, in quest'ultimo caso, se ciò valga solo per i procedimenti cui si applicano i riformati artt. 191 o 195 cod. proc. civ. ovvero anche per i processi ove il giudice abbia fissato, in virtù dei suoi generali poteri di organizzazione e direzione del processo ex art. 175 cod. proc. civ., un termine per il deposito di osservazioni; infine, se l'inammissibilità in primo grado comporti o meno l'inammissibilità nel giudizio di appello della (ri)proposizione dei rilievi formulati in comparsa conclusionale.

 

 

Le SS.UU. a conclusione di un lungo argomentare (sentenza di 24 pagine) hanno affermato i seguenti principi di diritto:

«Le contestazioni e i rilievi critici delle parti alla consulenza tecnica d'ufficio, ove non integrino eccezioni di nullità relative al suo procedimento, come tali disciplinate dagli artt. 156 e 157 c.p.c., costituiscono argomentazioni difensive, sebbene di carattere non tecnico-giuridico, che possono essere formulate per la prima volta nella comparsa conclusionale e anche in appello, purché non introducano nuovi fatti costitutivi, modificativi o estintivi, nuove domande o eccezioni o nuove prove ma si riferiscano alla attendibilità e alla valutazione delle risultanze della c.t.u. e siano volte a sollecitare il potere valutativo del Giudice in relazione a tale mezzo istruttorio».
«In tema di consulenza tecnica d'ufficio, il secondo termine previsto dall'ultimo comma dell'art. 195, c.p.c., così come modificato dalla I. n. 69 del 2009, ovvero l'analogo termine che, nei procedimenti cui non si applica, ratione temporis, il novellato art. 195 c.p.c., il giudice, sulla base dei suoi generali poteri di organizzazione e direzione del processo ex art. 175 c.p.c., abbia concesso alle parti ha natura ordinatoria e funzione acceleratoria e svolge ed esaurisce la sua funzione nel subprocedimento che si conclude con il deposito della relazione da parte dell'ausiliare; pertanto la mancata prospettazione al consulente tecnico di osservazioni e rilievi critici non preclude alla parte di sollevare tali osservazioni e rilievi, ove non integrino eccezioni di nullità relative al suo procedimento, come tali disciplinate dagli artt. 156 e 157 c.p.c., nel successivo corso del giudizio e, quindi, anche in comparsa conclusionale o in appello».
«Qualora le contestazioni e i rilievi critici delle parti alla consulenza tecnica d'ufficio, non integranti eccezioni di nullità relative al suo procedimento, come tali disciplinate dagli artt. 156 e 157 c.p.c., siano stati proposti oltre i termini concessi all'uopo alle parti e, quindi, anche per la prima volta in comparsa conclusionale o in appello, il giudice può valutare, alla luce delle specifiche circostanze del caso, se tale comportamento sia stato o meno contrario al dovere di comportarsi in giudizio con lealtà e probità di cui all'art. 88 c.p.c. e, in caso di esito positivo di tale valutazione, trattandosi di un comportamento processuale idoneo a pregiudicare il diritto fondamentale della parte ad una ragionevole durata del processo ai sensi dell'art. 111 Cost. e, in applicazione dell'art. 92, primo comma, ultima parte c.p.c., può tenerne conto nella regolamentazione delle spese di lite».

 

 

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Di seguito il testo di

Corte di Cassazione SS.UU. civili, Sentenza n. 5624 dep. 21/02/2022

 

 

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