Contratti con il consumatore senza moduli o formulari. Si applica il codice del consumatore?

Sulla validità e applicabilità del codice consumo per il contratto personalizzato fra professionista e consumatore e per un atto di transazione. Cassazione Ordinanza n. 4140/2024

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Contratti con il consumatore senza moduli o formulari. Si applica il codice del consumatore?

Codice del Consumo per “moduli e formulari” e per contratto singolarmente predisposto.

Sappiamo che nel rapporto fra professionista (vale a dire “la persona fisica o giuridica che agisce nell'esercizio della propria attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale, ovvero un suo intermediario”) e consumatore (vale a dire “la persona fisica che agisce per scopi estranei all'attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta”) sono previste le tutele elencate nel codice del consumo e trasfuse anche nel nostro codice civile attraverso l’articolo 1469-bis, 1341 e 1342.

L’articolo 1341 norma le condizioni generali di contratto e, al secondo comma, l’invalidità delle clausole vessatorie. Norma espansa per il consumatore attraverso l’art. 36 del Codice del Consumo (Decreto Legislativo 6 settembre 2005, n. 206) secondo il quale: "1. Le clausole considerate vessatorie ai sensi degli articoli 33 e 34 sono nulle mentre il contratto rimane valido per il resto.
2. Sono nulle le clausole che, quantunque oggetto di trattativa, abbiano per oggetto o per effetto di: a) escludere o limitare la responsabilità del professionista in caso di morte o danno alla persona del consumatore, risultante da un fatto o da un'omissione del professionista; b) escludere o limitare le azioni del consumatore nei confronti del professionista o di un'altra parte in caso di inadempimento totale o parziale o di adempimento inesatto da parte del professionista; c) prevedere l'adesione del consumatore come estesa a clausole che non ha avuto, di fatto, la possibilità di conoscere prima della conclusione del contratto.
3. La nullità opera soltanto a vantaggio del consumatore e può essere rilevata d'ufficio dal giudice.
4. Il venditore ha diritto di regresso nei confronti del fornitore per i danni che ha subito in conseguenza della declaratoria di nullità delle clausole dichiarate abusive.
5. È nulla ogni clausola contrattuale che, prevedendo l'applicabilità al contratto di una legislazione di un Paese extracomunitario, abbia l'effetto di privare il consumatore della protezione (assicurata dal presente titolo), laddove il contratto presenti un collegamento più stretto con il territorio di uno Stato membro dell'Unione europea
".

L’art. 1342 disciplina il contratto concluso mediante l’uso di moduli o formulari.

Ci si chiede quale sia il regime applicabile nel contratto che sia pure concluso fra professionista e consumatore ma senza l’uso di contratti standard e quindi avente un testo specificatamente elaborato per quel singolo rapporto.

A questo quesito ha risposto la Corte di Cassazione con Ordinanza n. 4140 depositata in data 14 febbraio 2024. Nel caso di specie sottoposto all’attenzione della Suprema Corte trattavasi di un atto di transazione siglato a conclusione di una trattativa per la definizione di una vertenza fra professionista (costruttore/venditore di immobili) e consumatore, quest’ultimo acquirente di un immobile.

Secondo la Corte di Cassazione la disciplina introdotta dal Codice del Consumo è altra e diversa rispetto a quella -concorrente- posta all’art. 1341 ss. c.c., quest’ultima applicabile a contratti unilateralmente predisposti da un contraente in base a moduli o formulari in vista dell’utilizzazione per una serie indefinita di rapporti. Nel codice del consumatore, afferma la Corte, la vessatorietà della clausola ex art. 34 (“Accertamento della vessatorietà delle clausole”), comma 4, d.lgs. n. 206 del 2005 ben può attenere anche al singolo rapporto contrattuale.

La ratio sottostante alla normativa, infatti, secondo la Corte non viene meno e la tutela del consumatore rispetto alle maggiori capacità di elaborazione del professionista deve continuare a esplicare i suoi effetti.

 

Tutela del consumatore e clausole oggetto di specifica trattativa

A fronte di quanto appena riportato è costante l’asserzione secondo la quale andrebbe esclusa la disciplina di protezione del consumatore allorquando ogni clausola presuntivamente abusiva risulti essere stata fatta oggetto di specifica trattativa (seria, effettiva ed individuale ).

In tal caso, afferma la Corte, l’esclusione dell’applicabilità della disciplina di tutela consumeristica in argomento va riferita all’intero contratto non essendo invero sufficiente l’effettuazione di una negoziazione meramente parziale, limitata solamente ad alcune clausole (magari le più marginali e meno significative) che lo compendiano.

L’onere della prova sulla specifica contrattazione di ogni singola clausola spetta al professionista che tenti di resistere ad una domanda di nullità/invalidità.

Aggiunge, ancora, la Corte che “Perché l'applicazione della disciplina di tutela del consumatore in questione possa considerarsi preclusa, la trattativa deve non solo essersi storicamente svolta ma altresì risultare -come detto- caratterizzata dai requisiti della individualità, serietà, effettività”.

La Corte di Casazione specifica anche la forma di questi tre requisiti.

Specifica, infatti, dando per scontato il senso del termine “serietà”, che

1) il requisito della effettività si sostanzia non solo nel senso di libertà di concludere il contratto ma anche nel suo significato di libertà e concreta possibilità per il consumatore di determinare il contenuto del contratto;

2) il requisito della individualità va inteso non già in senso soggettivo (con riferimento cioè ai soggetti che conducono la trattativa) bensì oggettivo, con riguardo cioè alle clausole o agli elementi di clausola costituenti il contenuto dell'accordo, presi in considerazione singolarmente e nel significato che assumono nel complessivo tenore del contratto.

 

Tutela del consumatore tramite la rappresentanza di suoi incaricati (associazioni, avvocati, commercialisti, notai)

Secondo la Corte di Cassazione, tuttavia, i requisiti necessari per qualificare la contrattazione come specificatamente oggetto di trattativa in ogni singola clausola, sono realizzati quando la posizione del consumatore sia seguita, in rappresentanza, da enti o professionisti preposti alla sua tutela.

Cita, ad esempio, associazioni od organizzazioni di categoria come, ad es., organizzazioni della proprietà edilizia e dei conduttori, nel settore edilizio. Nel tutela del lavoratore le associazioni sindacali.

Afferma la Corte che le associazioni od organizzazioni di categoria, che sono portatrici degli specifici interessi della medesima e agiscono nell'interesse dei relativi partecipi, sono senz'altro idonei a perseguire e a garantire la specifica determinazione bilaterale del contenuto del contratto e delle singole clausole di cui il medesimo si compone, non venendo pertanto a configurarsi il fenomeno della unilaterale predisposizione ad opera di una parte con successiva (passiva) adesione dell'altra, e conseguentemente a non insorgere l’esigenza di ovviarvi a tutela del consumatore.

Infine un accenno alla tutela fornita da avvocati, commercialisti o notai. Afferma la Corte che “allorquando il testo contrattuale utilizzato da un consumatore venga predisposto da un notaio o da altri professionisti ( quali ad esempio un avvocato o un commercialista ) l’applicabilità della disciplina di tutela del consumatore in argomento, può ritenersi del pari esclusa se e in quanto il consumatore abbia avuto la possibilità di concretamente incidere, anche provocandone la modifica o l’integrazione, sul contenuto del contratto da tali soggetti predisposto su incarico di una o di entrambe le parti”.

 

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Di seguito il testo di

Corte di Cassazione, Sezione III, Ordinanza n. 4140 del 14/02/2024

 

 

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