La tutela del consumatore per clausole abusive non può essere esperita in sede di distribuzione

I poteri del Giudice dell’Esecuzione nell’esaminare le clausole abusive ai danni del consumatore trova il limite della fase distributiva. Cassazione Sentenza n. 17055/2024

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La tutela del consumatore per clausole abusive non può essere esperita in sede di distribuzione

La Sentenza n. 17055 depositata in data 20 giugno 2024 della Sezione terza della Corte di Cassazione Civile ritorna sul rilevante tema oggetto dell’intervento delle SS.UU. n. 4979 del 2023 1 operando delle conferme e introducendo delle ulteriori specificazioni.

Come oramai è noto, il Giudice del monitorio, investito di una richiesta di pagamento promossa da un professionista contro un consumatore, deve esaminale la presenza di eventuali clausole abusive indipendentemente dalle posizioni difensive dell’ingiunto.

Qualora queste clausole non siano esaminate, anche in caso di mancata opposizione, non si forma il giudicato sul punto e la questione potrà essere sollevata anche dal Giudice dell’Esecuzione.

La censura della vessatorietà delle clausole abusive può essere fatta valere dinanzi al Giudice dell’Esecuzione o sollevata d’ufficio dallo stesso: “Qualora il consumatore non abbia fatto opposizione avverso un decreto ingiuntivo non sorretto da alcuna motivazione circa la vessatorietà delle clausole presenti nel contratto concluso con il professionista e posto a fondamento del credito azionato da quest’ultimo, il controllo sull’eventuale carattere abusivo di dette clausole deve poter essere effettuato dal giudice dell’esecuzione dinanzi al quale si procede per la soddisfazione di quel credito” (Cass. 17055/2024).

 

Clausole vessatorie del codice del consumo e poteri del Giudice dell’Esecuzione

Una volta rilevata la presenza di clausole abusive da parte del GE, questi assegnerà al debitore il termine di 40 per proporre “una specie” di opposizione tardiva, ai sensi dell’art. 650 c.p.c., non procedendo alla vendita o all’assegnazione del credito fino alla conclusione della cognizione sull’abusività delle clausole.

Sulla procedura diversificata da seguire nei casi di opposizione all’esecuzione rispetto ai casi nei quali l’opposizione è agli atti esecutivi, vedasi i principi di diritto delle SS.UU. 4979/2023 (qui sotto in nota 1).

 

Titolo esecutivo quale elemento necessario dell’esecuzione e sua decadenza

Richiamiamo in questa sede anche una conferma di un consolidato principio secondo il quale l’esecuzione forzata deve essere sempre sorretta da un titolo esecutivo durante tutto il percorso procedurale.

Dalla giurisprudenza di legittimità è sempre confermato che per l’efficace prosecuzione dell’esecuzione è sufficiente la presenza di un titolo, anche se diverso a quello portato dal creditore procedente.

Chiarisce Cass. Civile Ord. Sez. III, n. 8911 del 29/03/2023 che “Nel processo di esecuzione, la regola secondo cui il titolo esecutivo deve esistere dall'inizio alla fine della procedura va intesa nel senso che essa presuppone non necessariamente la continuativa sopravvivenza del titolo del creditore procedente, bensì la costante presenza di almeno un valido titolo esecutivo (sia pure dell'interventore) che giustifichi la perdurante efficacia dell'originario pignoramento. Ne consegue che, qualora, dopo l'intervento di un creditore munito di titolo, sopravviene la caducazione del titolo esecutivo comportante l'illegittimità dell'azione esecutiva intrapresa dal creditore procedente, il pignoramento, se originariamente valido, non è caducato, bensì resta quale primo atto dell'iter espropriativo riferibile anche al creditore titolato intervenuto, che anteriormente ne era partecipe accanto al creditore pignorante” (Cass., Sez. Un., n. 61/2014).

Principio confermato dalla Sentenza in commento ove si legge: “con riferimento alla prospettazione censoria contenuta nel primo motivo, rilevarsene l’inadeguatezza nella mancata critica all’essere, nella procedura esecutiva nei confronti del C., essere intervenuti ulteriori creditori, quali il Condomino LM e Equitalia S.p.a., muniti di autonomi titoli, idonei a assicurare l’ulteriore prosecuzione della procedura nel caso in cui fosse caducato quello giudiziale di formazione monitoria”.

 

Nessun controllo del Giudice dell’Esecuzione delle clausole vessatorie dopo la vendita

La già richiamata Ordinanza della Corte di Cassazione n. 8911/2023 con richiamo all’orientamento della CGEU chiariva che qualora l’esecuzione avesse già prodotto la liquidazione del bene pignorato, attraverso la vendita, i poteri del GE di verifica dell’abusività delle clausole contenute nel contratto generativo del credito veniva meno.

Scrive in parte motiva: “l’articolo 6, paragrafo 1, e l’articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 93/13 devono essere interpretati nel senso che essi non ostano a una normativa nazionale che non autorizza un organo giurisdizionale nazionale, che agisce d’ufficio o su domanda del consumatore, a esaminare l’eventuale carattere abusivo di clausole contrattuali quando la garanzia ipotecaria sia stata escussa, il bene ipotecato sia stato venduto e i diritti di proprietà relativi a tale bene siano stati trasferiti a un terzo, purché il consumatore il cui bene è stato oggetto di un procedimento di esecuzione ipotecaria possa far valere i suoi diritti in un procedimento successivo al fine di ottenere il risarcimento, ai sensi della direttiva in parola, delle conseguenze economiche risultanti dall’applicazione di clausole abusive” (così, CGUE, Grande Sezione, 17.5.2022, causa C-600/19, Ibercaja Banco SA)”.

Si tenga conto che tale pronuncia è di poco precedente (marzo 2023) a quella delle SS.UU. (aprile 2023) per cui potrebbe intendersi un refuso superato dalla successiva e maggiormente prestigiosa pronuncia.

Il provvedimento qui in commento, tuttavia, Cass. 17055/2024 conferma l’assunto del marzo 2023 scrivendo: “Tale controllo del giudice dell’esecuzione, peraltro, subisce un limite, consistente nell’avvenuta vendita del bene pignorato (o nell’assegnazione del credito), per comprensibili motivi di tutela della sicurezza degli acquisti effettuati alle aste giudiziarie, come affermato dalla richiamata giurisprudenza eurounitaria. Giova, peraltro, rilevare che gli esiti, di immodificabili del trasferimento coattivo realizzato erano già stati individuati dalla giurisprudenza di questa Corte, con riferimento anche al diritto nazionale preesistente all’avvento della legislazione consumeristica di matrice eurounitaria (Cass. n. 8911 del 29/03/2023 Rv. 667554 - 01, pagg. 11 e segg. della motivazione, che esclude la rilevabilità d’ufficio delle nullità poste a tutela del consumatore in sede di controversia distributiva di cui all’art. 512 cod. proc. Civ.)”.

E, ancora, ricorda la Corte: “ ... le nullità del processo esecutivo che hanno preceduto la vendita o l’assegnazione non hanno effetto nei confronti dell’aggiudicatario e le nullità del processo esecutivo precedenti l’ordinanza di vendita non sono opponibili all’acquirente o all’aggiudicatario la cui posizione è svincolata dalla validità degli atti del procedimento di vendita, dei quali non è stato in alcun modo parte, come affermato dalla giurisprudenza nomofilattica di questa Corte (Sez. U n. 21110 del 28/11/2012 Rv. 624256 – 01)”.

 

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1 - L’intera lunga elencazione dei principi di diritto formulati dalle SS.UU. Civili nella Sentenza 4979/2023 è riportata nel seguente intervento in questa Rivista: “Il vademecum del Tribunale di Milano per le clausole abusive e i decreti ingiuntivi. La redazione dei decreti ingiuntivi dopo le SS.UU. 4979/2023 oggetto di un Vademecum del Tribunale di Milano ai propri giudici. Le clausole abusive più frequentemente rilevate”.

 

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Di seguito il testo di

Corte di Cassazione Civile Sez. III, Sentenza n. 17055 del 20/06/2024

 

FATTI DI CAUSA

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