Cavi telefonici e tubazione del gas: il principio del numero chiuso delle servitù coattive

Può il proprietario del fondo intercluso chiedere la costituzione coattiva di una servitù di transito di tubazione del gas o di cavi di telefonia, non prevista dal codice civile? Cassazione Sentenza n. 18011/2021

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Cavi telefonici e tubazione del gas: il principio del numero chiuso delle servitù coattive

Il fatto.

Tizio e Caia dividevano delle aree lasciate in eredità dal loro padre. Tizio nella divisione concedeva la servitù di transito a favore del terreno di Caia che andava ad essere intercluso a seguito della divisione. Caia cedeva, ottenuta la destinazione residenziale, il proprio terreno ad una impresa edile, la quale utilizzava il transito inizialmente previsto per il solo passaggio carrabile anche per posizionare i cosiddetti sotto-servizi (fornitura di acqua, elettricità, gas, linee telefoniche, ecc. e di scarico di acque bianche e nere).

Sorto il contrasto, l’impresa chiedeva al competente tribunale la costituzione coattiva di ogni tipo di servitù utile e necessaria (qui semplifichiamo, ovviamente aveva elencato esattamente il tipo di servitù richieste) al servizio del nuovo edificio residenziale.

I gradi del merito davano esiti contrastanti.

Il caso veniva postato all’attenzione della Corte di Cassazione la quale ha deciso con Sentenza n. 18011 del 23 giugno 2021.

 

L’estensione della servitù di passaggio

La domanda di riconoscimento di diritto al passaggio di vari servizi, per alcuni viene respinta dalla Corte di Cassazione in quanto ritenuti già facenti parte del concetto esteso di servitù di passaggio.

Sarebbero, pertanto, adminicula servitutis i servizi di “citofonia, campanelli, cassette postali, area ecologica destinata al trasporto rifiuti”. Questi, secondo la S.C. sono estranei alla nozione di sottoservizi, essendo piuttosto facenti parte del più ampio concetto di servitù di passaggio, ex art. 1064, secondo comma.

 

Il numero chiuso delle servitù coattive

Nella domanda proposta dall’attore rimanevano oggetto di esame la “servitù di acquedotto e di scarico, di elettrodotto e di passaggio di condotte di gas e di linee telefoniche”.

La Corte ricorda che secondo risalente e costante giurisprudenza di questa Corte, le norme relative alle servitù coattive dirette a soddisfare le esigenze dell'agricoltura, dell'industria e i bisogni della vita hanno carattere di diritto singolare e non sono, pertanto, suscettibili di applicazione analogica.

Il codice civile, essendo stato scritto negli anni 40 del secolo scorso, non fa alcun riferimento alle servitù di cavo telefonico o di condotte del gas.

 

Servitù coattiva per il cavo del telefono?

Il passaggio di cavi telefonici è regolato dal decreto legislativo l° agosto 2003, n. 259 (Codice delle comunicazioni elettroniche.

In caso di mancanza del consenso del proprietario del fondo servente, ricorda la Corte, a norma dell’art. 92, comma 1, del D.Lgs. 259/03, le servitù occorrenti al passaggio «sul suolo, nel sottosuolo o sull'area soprastante», vengono costituite mediante le disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità.

Non può il proprietario dell’aspirante fondo dominante chiedere una costituzione coattiva ai sensi del codice civile ma si dovrà appoggiare all’iniziativa dell’ente (pubblico o privato), l'unico in grado di attivare le procedure necessarie.

La Corte richiama anche un proprio precedente (Cass. 481/88) secondo il quale ai sensi del DPR 29 marzo 1973, n. 156: «Allorquando un cavo di linea telefonica sia destinato al servizio oltreché del proprietario del fondo da esso attraversato anche di utenti vicini, l'appoggio di esso comporta, per la parte di servizio a questi ultimi reso, una servitù sul detto fondo, la cui imposizione richiede - in mancanza del consenso del proprietario del fondo gravato - l'espletamento della prescritta procedura ablatoria ai sensi dell'art. 233 del d.P.R. 29 marzo 1973 n. 156 con la corresponsione dell'indennità commisurata all'effettiva diminuzione del valore del fondo, all'onere che ad esso si impone ed al contenuto della servitù».

 

Servitù per la posa della tubazione del gas

La Corte scrive: “Per quanto concerne il passaggio di una condotta di gas, va qui ricordato che più volte la giurisprudenza di questa Corte ha escluso che esso possa formare oggetto di una servitù coattiva”.

Tuttavia, continua, questo assunto va riesaminato alla luce della Legge 28.7.2016, n. 154, il cui articolo 3 recita: “I proprietari di strade private sono tenuti a consentire il passaggio di tubazioni per l'allacciamento alla rete del gas di utenze domestiche o aziendali, compresa l'installazione di contatori, nonché il passaggio di tubazioni per la trasmissione di energia geotermica. Ai fini del rispetto dell'obbligo di cui al presente comma, il sindaco del comune territorialmente competente, su richiesta degli interessati, autorizza l'esecuzione dei lavori di cui al primo periodo, tenendo in debita considerazione la stagionalità delle colture cui sono destinati i terreni agricoli adiacenti le strade private oggetto dei lavori, al fine di impedire o limitare gli eventuali danneggiamenti alle coltivazioni. L'applicazione delle disposizioni di cui al presente comma comporta l'obbligo di ripristino della strada nello stato antecedente il lavoro e l'eventuale risarcimento del danno causato dal medesimo lavoro alle coltivazioni e alle attrezzature di produzione”.

L’intenzione del legislatore ricavabile dai lavori parlamentari, secondo l’analisi della S.C:, è stata quella di introdurre nel nostro ordinamento una nuova tipologia di servitù coattiva a carico dei proprietari di strade private, in ampliamento al numero chiuso delle servitù coattive fin qui previste.

Tuttavia va effettuata una precisazione: il titolare del diritto a chiedere la costituzione della predetta servitù non è il proprietario del fondo dominante inteso quale proprietario confinante, bensì l'esercente del servizio di distribuzione del gas.

 

Fondo dominante è l'impianto di distribuzione

Quando si tratta di fornitura di servizi di rete, ricorda la Corte di Cassazione, il fondo dominante non è il fondo dell'utente servito dal gas, bensì l'impianto di distribuzione (fondo a destinazione industriale o commerciale).

Ciò vale nella servitù di gasdotto, ma, in generale, per tutte le servitù funzionali alla distribuzione di servizi a rete, come la telefonia, la distribuzione di acqua potabile, la distribuzione di elettricità.

Da qui la giurisprudenza che ha riconosciuto che nell'azione negatoria la legittimazione passiva spetta all'ente erogatore del servizio e non al proprietario del fondo a cui il servizio viene somministrato (Cass. n. 1991/80, Cass. n. 11784/06, Cass. 1882/18, Cass. 22050/18). Ancora, ricorda la Corte: “tale costante orientamento giurisprudenziale discende dal rilievo che il soggetto che trae vantaggio del passaggio coattivo del gas è, in primo luogo, l'ente erogatore, giacché tale ente, grazie alla costituzione della servitù, può esercitare l'attività industriale o commerciale di cui è titolare; mentre il vantaggio degli utenti è solo indiretto e mediato, in quanto essi utilizzano il gas che perviene al loro fondo, attraversando il fondo altrui, solo se ed in quanto l'ente erogatore lo somministri loro”.

 

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Di seguito il testo di

Corte di Cassazione Sentenza n. 18011 del 23/06/2021

 

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

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