Deriva autoritaria. Come si passa dal “normale” alla “nuova normalità”. Parte 3

Cacciari ed Agamben allertano i pensatori del pericolo di una deriva autoritaria nel nostro paese. Una breve analisi dei tratti caratteristici del regime totalitario. Parte III

Deriva autoritaria. Come si passa dal “normale” alla “nuova normalità”. Parte 3

PARTE III

 

Forzatura normativa come copertura legislativa alla tirannide

In questo non tutti i regimi applicano lo stesso sistema. C’è chi supera la legge ed usa apparati segreti per seminare il terrore e chi, invece, struttura il sistema giudiziario per consolidare il pensiero dominante. La tripartizione del potere di Montesquieu viene meno perché appiattita in un pensiero unico e non esiste opposizione politica se non fittizia.

Potere legislativo e governo non sono più due entità distinte se l’opposizione sia una finzione e quella vera non abbia alcun ruolo perché emarginata.

Il potere giudiziario può essere posto sotto stretta dipendenza del potere politico ed in tal modo controllato. Ma vi è anche una ulteriore possibilità.

Quando a questo primo nucleo (legislatore-governo) aderisce anche il potere giudiziario, in quanto partecipe dello stesso pensiero e visione, ogni garanzia del funzionamento democratico viene meno.

Questo fenomeno va evidenziato alla luce di quanto emerso dai racconti fatti dal dott. Palamara al giornalista Sallusti ne Il Sistema. Si legge in quello scritto: “Si ricordi la regola aurea del tre, le tre armi del “Sistema”; una procura, un giornale amico, un partito che fa da spalla politica. Funziona contro qualcuno ma anche a favore di qualcuno. … oltre ad un certo livello, i reati o presunti tali vengono gestiti in base a criteri che con “la giustizia è uguale per tutti” hanno poco a che vedere”.

Da tempo nel nostro paese tutte le componenti del potere abbracciano la stessa visione. Il sistema si è consolidato e va ben oltre la gestione della politica del sistema giudiziario. Il sistema è un’appartenenza, un essere dentro o fuori, un voler contare qualcosa o essere un derelitto ed emarginato. Non occorre pagare qualcuno per avere un favore, questo arriva in automatico, perché è il Sistema. Troverà il modo per chiederti di ricambiare.

Al Sistema non puoi dire di no ma devi adattarti. Il tradimento viene punito e di solito in tempi brevi.

 

Se questo era in una qualche misura risaputo, la novità di questi ultimi mesi è l’emersione della compattezza della politica nell’utilizzare ogni mezzo per imporre scelte limitative della libertà del cittadino, e da ultimo certa categoria di cittadini, con una pressione e tecnica che non si erano mai viste.

La stessa tecnica legislativa usata con i DPCM sa da trucco, escamotage: modifico la norma ogni 20 giorni – ripetendo pedissequamente il contenuto del precedente – al fine di impedire l’effetto di eventuali annullamenti del giudice amministrativo. Un Governo può adottare certi trucchetti leguleici verso i propri cittadini?

Infine, la stessa prosecuzione dello stato di emergenza, in mancanza obiettiva dei presupposti (tutta Italia in zona bianca), ma solo in virtù di un possibile pericolo per l’autunno. L’emergenza del potenziale può esistere?

Si potrebbe spalancare la porta ad una infinità di ipotesi: se ci invadono – se siamo vittima di attacco terroristico – se erutta il Vesuvio – se arriva l’asteroide.

La forzatura della tecnica legislativa supportata da cancan mediatico1 e trasporto emotivo delle masse è un campanello di allarme. Tutti possono concordare nell’assunto che tutte le più recenti dittature erano, e sono, sorrette da una propria legislazione.

Ciò che sta accadendo è simile – mutatis mutandi – agli inizi di quanto successo in epoche passate, così come suggerito dal messaggio consegnatoci dai professori Cacciari e Agamben.

 

Non occorre passare in rassegna le norme finora approvate, se siano esse conformi a Costituzione oppure no, ma chiederci ed esaminare, come accadde nel passato, se una norma possa essere “ingiusta”, e per ingiusta si intende contraria ad una legge superiore.

Nel passato abbiamo avuto un bell’esempio: l’atteggiamento dei giuristi di fronte alle Leggi Razziali. Sulle leggi razziali ha scritto Saverio Gentile ne La legalità del male, parafrasando La banalità del male della Hannah Arendt.

Gentile tenta di descriverci come sia stato possibile per così tante persone, bravi cittadini italiani, perdere dignità e diritti per legge, per il solo fatto di essere ebrei. Sulla giurisprudenza lo stesso Gentile ricorda estrema confusione del sistema giudiziario che altro non fece che peggiorare la situazione.

Nel comunicato stampa dell’edizione del volume di David Cerri “Le leggi razziali e gli avvocati italiani-Uno sguardo in provincia” si legge dell’atteggiamento distratto degli avvocati rispetto alle leggi della vergogna e sul sacrificio compiuto dai legali italiani di religione ebraica. Nel libro si trova traccia dei ricorsi – respinti – degli avvocati di religione ebraica contro le delibere di cancellazione dagli albi forensi, in applicazione delle leggi razziali. Tutto l’apparato giustizia fu compatto con il regime.

 

Lo stesso Calamandrei ebbe non pochi tentennamenti in prima battuta a posizionarsi contro le leggi razziali e pur se di malumore prestò giuramento di fedeltà al fascismo pur di continuare ad insegnare. Furono solo 12 i professori universitari che rifiutarono il giuramento di fedeltà al fascismo, subendone come conseguenza l’obbligo di rinuncia alla docenza. Ha scritto qualcuno: “Sopra questi isolati viaggiatori che attraversarono la terra del no è scesa per settant'anni una nebbia densa di rimozione e imbarazzo. Come se l'insidioso orizzonte da loro - soltanto da loro - varcato rimarcasse l'ipocrisia, la fragilità, lo spirito di accomodamento, anche la pavidità di cui diede prova larghissima parte degli intellettuali italiani”.

Calamandrei arrivò solo nel 1946 a scrivere l’introduzione alla ristampa di Diritti di libertà del prof. Ruffini (uno dei dodici) con il quale quest’ultimo si era schierato contro l’introduzione delle leggi liberticide del 1926.

Lo stesso Calamandrei, tuttavia, nella ricostruzione dello scritto Piero Calamandrei e le leggi razziali di Elena Bindi (un breve ma completo scritto che si può trovare in rete), forse passò il resto della vita a tentare di scrollarsi di dosso gli esiti di quella scelta.

Interessante, in particolar modo, il passaggio del Calamandrei dalla difesa ad oltranza della legalità vista come ultimo baluardo contro la barbarie, alla ricerca di un senso della norma di derivazione superiore.

Alla domanda : “Ma la legalità costituisce davvero l‟ultimo baluardo a difesa dello stato di diritto se la legge pur legittima, è ingiusta?”, il giurista Calamandrei suggerisce in un primo momento che l’opposizione alle leggi dal contenuto ingiusto deve essere cercata nelle pieghe del discorso, più tra il non detto che il detto, tanto che si è giustamente parlato di “dissimulazione honesta” e di “ermeneutica della reticenza”, invitando implicitamente ogni magistrato e giurista a fare del proprio meglio ad interpretare le norme in senso conforme al giusto.

Per questi atteggiamenti elusivi di intellettuali e giuristi, organi del partito fascista presero posizione invitando a levare la maschera: “Il Fascismo rispetta la Religione ed ha portato a questo proposito contributi volontari, profondi, sinceri e concreti: noi siamo i primi soldati di una Fede, in questa grande crociata contro gli ebrei, i senza Dio, i senza Patria, i senza famiglia; noi siamo i primi credenti in un Dio e in un mondo di serenità e giustizia. E per questo i fascisti di Firenze vi guardano negli occhi e vi gridano sul volto: giù la maschera, messeri!”.

Piano piano, tuttavia, anche tale atteggiamento viene sentito come non opportuno, con coerente. Nei suoi scritti privati “sembra già affermare che le leggi che si portano scritte in cuore, di cui parlava Antigone, le leggi dell‟umanità, legittimano la disobbedienza alle leggi scritte, quali le leggi razziali, con esse contrastanti”.

Invitava nel 1942 i giuristi “a non perdere di vista il contenuto umano” del diritto e individuava il compito dei questi ultimi “nel dare agli uomini la tormentosa ma stimolante consapevolezza che il diritto è perpetuamente in pericolo, e che solo dalla loro volontà di prenderlo sul serio e di difenderlo a tutti i costi dipende la loro sorte terrena, ed anche la sorte della civiltà”.

E arriva, infine a scrivere: “Solo nei regimi liberi dove ogni cittadino partecipa attivamente alla vita politica, la legge può essere sentita dal popolo come espressione dell’interesse comune, e il rispetto della legge può entrare nelle coscienze come un dovere quasi religioso di solidarietà sociale, come consapevolezza di quella reciprocità umana che costituisce la base morale del diritto. Ma per arrivare a questa concezione morale della legalità espressa in maniera sublime nel Critone platonico, occorre libertà: dove la legge è imposizione di una tirannia, essa è odiata e vilipesa, e l’aggirarla nascostamente, nell’impossibilità di negarla all’aperto, è l’unico modo che i sudditi hanno per protestare nell’ombra contro l’oppressione. Ora per vent’anni il fascismo ha educato i cittadini proprio a disprezzare le leggi, a fare di tutto per frodarle e per irriderle nell’ombra. Mai come in questo ventennio di proclamata restaurazione autoritaria, l‟autorità è stata altrettanto irrisa nelle sue leggi; mai in maniera così generale il trasgredirle è stato considerato come un dovere civico” (in La crisi della legalità).

Non è altro che un concetto antico di chi ha creato i principi della disobbedienza civile, in primis Discorso sulla servitù volontaria del 1549 ove si sostiene che qualunque tiranno detiene il potere fintanto che i suoi sudditi glielo concedono. Si cita anche Gene Sharp considerato “il Machiavelli della resistenza non violenta ed il Clausewitz della guerra nonviolenta” (fonte wikipedia).

 

 

Uso della paura, terrore come strumento di dominio

La “paura di morire” è un basilare ed inattaccabile senso dell’uomo. Il Santo non ha alcun timore di lasciare il corpo fisico (piuttosto si preoccupa di essere pronto al passaggio) e tutta una gamma di sfumature del grado di evoluzione del singolo individuo arriva al livello più basso con l’uomo che si considera solamente un essere materiale, un aggregato di sangue e ossa. Per costui la morte è il danno maggiore.

La paura di soffrire invece accomuna ogni essere vivente.

L’utilizzo di questi due strumenti è sempre stato considerato di basilare importanza dai regimi.

La tortura del dissidente può arrivare, quando un regime è ben consolidato. O anche l’assassinio (palese o meno che sia).

La paura di morire o di soffrire, tuttavia, ha lo stesso effetto quando viene da fonti diverse dal regime. La malattia dipinta come mortale e le sofferenze atroci alle quali ti sottopone quella malattia ha un impatto fortissimo sull’emotività delle persone. La paura fa diventare irrazionali, tanto da affidarsi a chiunque prometta la salvezza.

Un regime paternalistico è molto meglio di un regime dell’oppressione. Potrebbe essere questo il nostro caso?

Di solito è la prima faccia che mostra un regime; esibirsi quale soluzione di un problema imminente. Il passo immediatamente successivo, finita l’emergenza, è quello di mostrare il volto autoritario, un richiamo fermo ai propri doveri e al senso della collettività (collettività si oppone sempre a individualità, gli interessi del singolo o della minoranza devono soccombere agli interessi dei più). Più avanti ancora diventa repressione vera e propria.

 

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Conclusioni

Questo scritto ha avuto l’unico scopo di appalesare alcuni concetti chiave della teoria del totalitarismo. I punti su individuati e presi dallo scritto di Onfray non sono gli unici possibili. Autori noti e titolati hanno indicato, nel corso della storia, diversi indici di individuazione di un regime totalitario, anche allo scopo di far rientrare o meno certi paesi.

La classificazione presa a riferimento, tuttavia, pare alquanto fondata e l’autore si è ispirato ai romanzi di Orwell, il quale a sua volta aveva in quei romanzi tratteggiato in modo tristemente comico gli avvenimenti della Germania nazista e della Russia staliniana.

Gli anni passano e le rappresentazioni storiche possono modificarsi. Ad esempio è indicato da taluno come tratto essenziale del totalitarismo l’eccessivo nazionalismo, militarismo che abbraccia un politica espansionistica. Ma si può essere in regime totalitario e non avere alcuna mira espansionistica, come ad esempio il Cile di Pinochet, che si accontentava di avere il potere in patria. E’ il nemico l’ingrediente che serve ad un regime, ma detto ingrediente può essere anche virtuale o, comunque, non esterno alla patria.

Secondo la Arendt il terrore non è usato per spaventare o eliminare i nemici ma come strumento di controllo della cittadinanza con lo scopo di isolare le persone.

Friedrich e Brzezinski nel loro Totalitarian Dictatorship and Autocracy, avevano lo scopo di individuare nella Cina un esempio di totalitarismo e a tale quadro si sono ispirati per trovare i punti qualificativi di un regime.

Negli anni in cui Orwell scriveva i suoi romanzi (La fattoria degli animali e 1984) un altro pensatore ci illustrava le eventuali derive di un certo pensiero che permeava gli inizi del secolo scorso, Aldous Huxley, nelle sue opere capolavori Il mondo nuovo e Ritorno al nuovo mondo. Qui il trans-umanesimo è descritto nella sua crudeltà.

Tutti modi diversi per descrivere la condizione dell’uomo massa, non schiacciato da un potere autoritario ma condotto per mano dal padre-madre governo, che gli dice cosa deve mangiare, quali svaghi deve avere, come deve lavorare o comportarsi nell’intimità, che gli dice cosa deve pensare e quando, che decide quando uno deve nascere e deve morire, sempre per il suo bene.

 

Ciò a cui stiamo assistendo in questi ultimi mesi in Italia, ma anche in altri paesi, e sul quale Cacciari e Agamben ci hanno sollecitato a riflettere, presenta ben più di un elemento di quelli identificativi di una tirannia. Agli stati iniziali, ovviamente. Lo è o lo diverrà veramente e compiutamente? La storia ce lo dirà. Ci dirà se l’Italia avrà avuto al suo interno quegli anticorpi idonei e sufficientemente robusti per respingere l’attacco. Ci dirà se gli organi di controllo costituzionale, in primis il Presidente della Repubblica 2 e poi la Corte Costituzionale sapranno dosare il loro intervento in modo adeguato. Calamandrei e tutti i costituenti furono occupati e preoccupati nel dare una forza ad una legge superiore alla legge, consapevoli che il senso della legge è ben presto distorto quando un potere prende il sopravvento. Fu creata la Costituzione. Calamandrei stesso, tuttavia, dovette cominciare a pensare, ad un certo punto, che sopra di tutto vi deve essere, e vi è, una legge naturale, forse divina, che deve regolare il comportamento dell’uomo.

 

Concludo con un appunto del Diario del prof. Calamandrei del 6 maggio 1941 che trovo particolarmente illuminante: “discorso del prof. Bracci. Io son cacciatore e spesso vo a caccia alle lodole con la civetta. C'è un periodo dell'anno in cui le lodole vanno intorno alle civette e si lasciano facilmente prendere: in altri periodi dell'anno è inutile andare colla civetta perché le lodole, come dicono i cacciatori "non ci credono". Nella storia dei popoli vengono dei periodi in cui i popoli "credono" ai dittatori: è inutile dissuaderli; poi quando è passato il tempo, non ci credono più. (Vangimigli mi ha detto che questa è una favola di Esopo)”.

 

 

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1 - Media dai quali non ci si può più aspettare un controllo del sistema. La denuncia del prof. Sceusa (Direttore e docente presso Scuola Superiore di Diritto e Protezione dei Minori, Presidente del Tribunale dei Minorenni di Trieste e Trento) si fonda proprio su questo presupposto; non è il singolo fatto a destare preoccupazione me l’evidenza che emerge dall’unione costante di fattori dalla quale si può evincere un reale intento sottostante. Scrive in Green pass sui trasporti interni italiani: norma illegittima: “Certo, la norma europea riguarda i servizi di trasporto transfrontalieri, ma è significativo che né l’errore, né la rettifica di quell’errore, siano mai stati evidenziati dai principali mezzi di informazione, né dal governo italiano, né da alcuno dei maggiori esponenti politici italiani, o almeno per quanto mi consti.
Ebbene il combinato tra quell’errore, la sua tardiva rettifica, la usuale tecnica “a puzzle”, per cui non si riporta mai la norma per intero, così come integrata con la sua correzione, ma solo e soltanto le parole prima omesse, il silenzio sul vero testo di legge da parte dell’informazione televisiva e giornalistica di massa, del governo e dei politici che lo sostengono (e anche di quelli della sparuta opposizione), ebbene questo combinato, dicevo, mi appare come un’inaudita e gravissima rottura di quel patto di lealtà che lega i cittadini all’ordinamento, attraverso le leggi.
E allora questo mio appello vuole essere un invito alla massima allerta, perché chi fosse stato eventualmente capace di arrivare al punto di alterare scientemente la fonte ufficiale di conoscibilità di una norma di legge, allo scopo di poter discriminare limitando i movimenti interni dei cittadini italiani, laddove non è consentito farlo quando si muovono in Europa come cittadini europei (e questo non credo sembri un assurdo logico e giuridico solo a me),
ebbene, chi fosse capace di arrivare a un tanto, allora sarebbe capace di arrivare a qualsiasi altra cosa.

2 - Il quale alla luce delle esternazioni di questi ultimi giorni parrebbe avere già preso posizione.

 

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