Rivendica di somma di danaro: deposito irregolare o confusione delle cose fungibili?

Il danaro consegnato può essere rivendicato in sede fallimentare? Sulla confusione di cosa potenzialmente fungibile in Cassazione civile Ordinanza n. 193/2022

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Rivendica di somma di danaro: deposito irregolare o confusione delle cose fungibili?

E’ un caso singolare quello esaminato dalla Corte di Cassazione civile con Ordinanza n. 193 del 5 gennaio 2022 e riguardante la rivendica in sede fallimentare di un cospicuo ammontare di monete consegnate alla società poi dichiarata fallita.

 

Il fatto.

Un istituto bancario consegnava (così come da contratti di servizio) ingenti quantità di danaro ad una società di servizi di prelievo, trasbordo, scorta trasporto, custodia, contazione, trattamento e consegna valori.

Quest’ultima veniva dichiarata fallita (in realtà si tratta di amministrazione straordinaria).

La banca chiedeva alla procedura concorsuale la restituzione dell’ammontare delle giacenze di moneta metallica prelevato dalle sue filiali e allocato presso il caveau.

Il tribunale rigettava la domanda per l’avvenuta confusione delle materialità e ammetteva il credito per il valore corrispondente.

Proposta opposizione allo stato passivo il Tribunale dichiarava che l’apprensione della cosa, seppur potenzialmente fungibile, non fosse comunque idonea all’acquisto della proprietà delle monete affidate, poiché la loro consegna era avvenuta senza trasferimento di tale diritto, che era rimasto in capo alla mandante in qualunque fase dei servizi resi.

L’art. 1782 del codice civile (deposito irregolare) infatti così recita:

Se il deposito ha per oggetto una quantità di danaro o di altre cose fungibili, con facoltà per il depositario di servirsene, questi ne acquista la proprietà ed è tenuto a restituirne altrettante della stessa specie e qualità
In tal caso si osservano, in quanto applicabili, le norme relative al mutuo.”.

 

Sulla confusione del danaro quale cosa fungibile nel contratto di deposito

La difesa della procedura concorsuale insisteva perché si ritenesse inammissibile la domanda di rivendica ex art. 103 l. fall. perché una simile richiesta presuppone la proprietà della cosa rivendicata, mentre per le cose fungibili non si avrebbe trasferimento della disponibilità materiale del bene senza trasferimento della proprietà; nel contempo non sarebbe neppure possibile alcuna specifica individuazione dell’oggetto della domanda di recupero, poiché la naturale consistenza dei beni fungibili consentirebbe una loro indicazione solo per genere e, di conseguenza, la configurabilità soltanto di un diritto di credito.

Tale rilievo non viene condiviso dalla Corte di Cassazione la quale introduce un nuovo termine logico nel sillogismo tale da scardinare la sintesi proposta; e afferma: “L’equivoco di fondo in cui cade la tesi che propugna l’impossibilità di rivendicare beni fungibili sta nel ritenere che una simile domanda sia funzionale alla restituzione dei medesimi beni consegnati e già appartenenti al depositante, cosa che sarebbe incompatibile con la peculiare natura del bene. E tale impossibilità di distinzione del bene fungibile determinerebbe il suo passaggio nella proprietà di chi lo riceve, con obbligo di restituzione dell’equivalente”.

La Corte contesta che la domanda di rivendica debba limitarsi alla restituzione dell’esatta ed individuata cosa nelle mani della procedura.

La Corte richiama, in proposito, l’art. 1782 c.c. su riportato, e aggiunge: “il passaggio della proprietà dal depositante al depositario non costituisce una conseguenza indefettibile della fungibilità delle cose depositate, poiché tale effetto si realizza solo se al depositario è concessa (anche) la facoltà di servirsi di tali beni nel proprio interesse”.

Ancora, la Corte afferma: “La natura fungibile del bene non è di ostacolo poi alla restituzione, che deve avvenire – secondo l’art. 1766 cod. civ. - “in natura”, dizione che va intesa nel senso che il depositario non è tenuto a restituire proprio le stesse cose (idem corpus) ma cose dello stesso genere, qualità e quantità”.

 

 

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Di seguito il testo di

Corte di Cassazione civile, Sez. I, Ordinanza n. 193 del 05/01/2022

 

RILEVATO CHE

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