Documenti acquisiti dal CTU: la nullità deve essere eccepita dal difensore e non dal CTP

La eccezione di nullità della CTU deve essere formalmente proposta dal legale nella prima istanza o udienza successiva al formale deposito della relazione peritale e non dal perito di parte. Cassazione Ordinanza n. 31744/2023

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Documenti acquisiti dal CTU: la nullità deve essere eccepita dal difensore e non dal CTP

In fatto.

In un contenzioso bancario, parte della documentazione utilizzata dal CTU per il ricalcolo del dare/avere era stata prodotta dal consulente tecnico della banca su espressa richiesta del consulente d’ufficio. Il consulente di parte aveva eccepito che si trattava di documentazione acquisita senza il consenso delle parti e dunque in violazione dell’art. 198 c.p.c. in tema di consulenza tecnica d’ufficio contabile.

In appello la Corte ha ritenuto che la dedotta violazione dell’art. 198 c.p.c. è causa di nullità relativa e che la stessa risultava sanata in quanto non eccepita con la prima istanza o difesa successiva al deposito della relazione peritale.

Seguiva, sul punto, ricorso per cassazione a seguito del quale si esprimeva la Corte di Cassazione con Ordinanza n. 31744 depositata in data 15 novembre 2023.

Parte ricorrente lamentava che:

1) la documentazione tardivamente acquisita, essendo relativa agli estratti del conto anticipi e al relativo contratto, era tesa a dimostrare il fondamento stesso della domanda proposta dalla banca, per cui la relativa nullità era rilevabile d’ufficio;

2) gli opponenti, attraverso il loro consulente tecnico di parte, avevano eccepito il vizio, e cioè l’inammissibilità della tardiva produzione documentale, immediatamente dopo il deposito dei documenti in questione, mentre nessuna norma impone che l’eccezione di nullità e/o inammissibilità, formulata non appena il vizio si è verificata, debba essere reiterata dopo il deposito della relazione tecnica.
 

La soluzione offerta dalla Corte.

La Suprema Corte, primariamente, ricorda che le SS.UU: hanno chiarito che nei limiti delle indagini affidate e nell’osservanza del contraddittorio delle parti, il CTU può acquisire, anche prescindendo dall’attività di allegazione delle parti (non applicandosi alle attività del consulente le preclusioni istruttorie vigenti a loro carico), tutti i documenti necessari al fine di rispondere ai quesiti sottopostigli, a condizione che non siano diretti a provare i fatti principali dedotti a fondamento della domanda e delle eccezioni che è onere delle parti provare e salvo, quanto a queste ultime, che non si tratti di documenti diretti a provare fatti principali rilevabili d’ufficio (Cass. SU n. 3086 del 2022 e conferme successive in Cass. n. 25604 del 2022 e Cass. n. 32935 del 2022).

Le stesse SS.UU. hanno, tuttavia, precisato che:

- in materia di esame contabile, il consulente nominato dal giudice, nei limiti delle indagini a lui demandate e “previo consenso” delle parti, può acquisire, ai sensi dell’art. 198 c.p.c., anche prescindendo dall’attività di allegazione delle parti, tutti i documenti necessari al fine di rispondere ai quesiti sottopostigli, anche se (e in tal senso la motivazione della sentenza qui impugnata dev’essere corretta) diretti provare i fatti principali posti dalle parti a fondamento della domanda e delle eccezioni (conf. Cass. n. 34600 del 2022);

- i vizi che infirmano l’operato del consulente in caso di violazione della norma che gli impone di raccogliere, al fine di utilizzare i documenti così acquisiti ai fini da ultimo indicati, il “previo consenso” delle parti, sono fonte di nullità relativa, ai sensi dell’art. 157, comma 2°, c.p.c., della relazione del consulente stesso (Cass. n. 5370 del 2023), la quale, pertanto, dev’essere formalmente eccepita dalla parte nella prima difesa o istanza successiva all’atto viziato o alla notizia dello stesso, con la conseguenza che, se non denunciata (anche solo per relationem) nella prima istanza o difesa successiva al deposito della relazione del consulente tecnico d’ufficio, come pretende la norma sopra citata, tale nullità resta definitivamente sanata: a nulla potendo, per contro, rilevare l’eccezione sollevata dalla parte subito dopo il deposito dei documenti poi utilizzati dal consulente ma, evidentemente, prima dell’atto processuale (e cioè la relazione del consulente tecnico d’ufficio) che, in ragione della loro (in ipotesi, indebita) utilizzazione per mancanza del consenso delle parti, ne sia stato, di conseguenza, viziato.

 

Alla luce delle considerazioni delle Sezioni Unite e richiamandosi alle stesse, la corte, infine, ha affermato il seguente principio di diritto:

l’eccezione di nullità relativa per illegittima utilizzazione da parte del consulente tecnico d’ufficio di documenti che non poteva invece utilizzare, non può essere utilmente formulata dal consulente di parte al momento del deposito di tali documenti nel corso delle operazioni peritali ma dev’essere formalmente proposta, a norma dell’art. 157, comma 2°, c.p.c., nella prima istanza o udienza successiva al formale deposito dell’atto viziato, e cioè la relazione del consulente tecnico d’ufficio, anche a mezzo di rinvio alla contestazione eventualmente formulata nel corso della consulenza, come nelle osservazioni alla bozza di relazione che la parte abbia trasmesso a norma dell’art. 195, comma 3°, c.p.c..

 

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Di seguito il testo di

 

Corte di Cassazione Sez. I, Ordinanza n. 31744 del 15/11/2023

 

FATTI DI CAUSA

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