Deriva autoritaria. Come si passa dal “normale” alla “nuova normalità”. Parte 1

Cacciari ed Agamben allertano i pensatori del pericolo di una deriva autoritaria nel nostro paese. Una breve analisi dei tratti caratteristici del regime totalitario. Parte I

Deriva autoritaria. Come si passa dal “normale” alla “nuova normalità”. Parte 1

 

Il lungo lavoro (le tre parti sono circa un'ora di lettura) viene diviso in tre parti per una migliore leggibilità.

In calce alla terza parte abbiamo messo un link dove poter fare il download dell'intero articolo.

 

 

INDICE

PARTE I

- Come si aggrega il consenso attorno al sistema totalitario

- Libertà che si rimpicciolisce, controllo sociale e delazione

- L’attacco alla lingua

PARTE II

- L’abolizione della verità, la propaganda

- Strumentalizzazione e revisione della storia

- Cancellazione della natura, mancanza di ogni riferimento spirituale

- Incoraggiamento all’odio

PARTE III

- Forzatura normativa come copertura legislativa alla tirannide

- Uso della paura, terrore come strumento di dominio

- Conclusioni

 

 

PARTE I

Scrivere di diritto appare sempre più arduo alla luce dello scenario che si va spalancando di fronte ai nostri occhi, svelato gradatamente come nell’apertura di un ampio telone da palcoscenico che si muove lentamente.

Milioni di persone che gridano nelle vie e piazze di mezzo mondo la parola “libertà – libertà” non si erano mai visti in epoche recenti.

E, la libertà è come l’aria, ci diceva Calamandrei; non le assegni il suo vero valore fino a quando comincia a mancare.

Di quale libertà stiamo parlando?

Della sensazione che dal detto “il diritto di avere diritti” del prof. Stefano Rodotà si stia riproponendo l’antico assioma di legge quale mera espressione del potere.

Vale a dire che dalla sensazione del cittadino di essere al centro dell’interesse pubblico, quest’ultimo occupandosi delle innumerevoli necessità del primo, il potere abbia preso ora ad espandersi nelle diramazioni dell’apparato statale (ma più estesamente negli enti rappresentativi di nuclei della collettività) al fine di servire interessi opachi e al momento confusi con un interesse tristemente noto per la sua duttilità: il “bene più grande”, l’ “interesse superiore”.

Il tema non andrebbe trattato se non sollecitato da stimati e liberi pensatori, giuristi, filosofi dei nostri tempi. Dopo un primo momento di imbarazzo svariate voci si sono levate per segnalare che qualcosa non va, ed in particolare da quando è iniziato il progetto di limitazione della libertà privata mediante lo strumento del green pass, che taluno denomina più correttamente in italiano come “lasciapassare” 1.

A Cacciari ed Agamben, la cui posizione è nota per essere stata presa con scritti pubblicati in quotidiani ad alta diffusione, si stanno aggiungendo professori universitari, presidi, direttori di importanti musei.

Passiamo in rassegna in velocità alcune di queste voci.

Ogni regime dispotico ha sempre operato attraverso pratiche di discriminazione, all’inizio magari contenute e poi dilaganti” scrivono Cacciari e Agamben nel sito dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.

E continua, giustificando il richiamo alla inutilità del lasciapassare: “La Gazzetta Ufficiale del Parlamento europeo del 15 giugno u.s. lo afferma con chiarezza: «È necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono vaccinate, anche di quelle che hanno scelto di non essere vaccinate». E come potrebbe essere altrimenti? Il vaccinato non solo può contagiare, ma può ancora ammalarsi”.

Il green-pass allora viene descritto come uno strumento non diretto alla tutela della salute ma come un inizio di limitazione della libertà del cittadino, scrivendosi “Non a caso in Cina dichiarano di voler continuare con tracciamenti e controlli anche al termine della pandemia. E varrà la pena ricordare il “passaporto interno” che per ogni spostamento dovevano esibire alle autorità i cittadini dell’Unione Sovietica”.

 

Umanisti, scienziati, filosofi e giuristi hanno anche sottoscritto (le firme sono oltre 38.000 2) una petizione diretta al Capo dello Stato che usa come incipit queste parole: “Da oltre un anno e mezzo il popolo italiano subisce limitazioni radicali a diritti e libertà considerate fondamentali dalla Costituzione, dalla Cedu e dalla Dichiarazioni dei diritti fondamentali dell'uomo”, e la quale, al punto 2, recita: “Nella prassi giurisprudenziale, costituisce discriminazione ogni trattamento, considerazione e/o distinzione attuato nei confronti di un individuo o di una classe di individui sulla base dell'appartenenza ad un particolare gruppo, classe o categoria sociale, che mira a provocare l’esclusione sociale dei soggetti vittime del comportamento discriminatorio fondato su una visione differenzialista del mondo. La violazione del divieto di discriminazione viene, quindi, correlata a distinzioni e restrizioni basate su ‘condizioni personali’, su stati, su ‘autori’ ”.

 

Case editrici stanno ritirando la loro adesioni a manifestazioni e fiere del settore per il cui ingresso è previsto il lasciapassare non volendo collaborare con il nuovo sistema adottato in spregio ai diritti delle persone. La Macro edizioni afferma: “La nostra posizione dimostra una volta in più che prendere decisioni nette e coraggiose è possibile solo quando rimaniamo fedeli con coerenza ai nostri principi, anche se questo dovesse comportare un danno economico. Noi siamo orgogliosi e fieri del nostro lavoro e come sempre di Essere Macro”. La Uno editori, invece, ha dichiarato quanto segue: “Questo è il tempo del coraggio, delle scelte difficili, scomode, non comprese, osteggiate dalle masse ma necessarie. … Abbiamo così deciso, in accordo con altri editori, di rinunciare alla nostra partecipazione al Salone internazionale del libro di Torino. Rinunciamo all’acconto dato per l’acquisto dello spazio e agli incassi dei 5 giorni di fiera, e a dare lavoro a tutte le persone coinvolte in questi anni per la gestione dello stand… perché? Per rispettare uno dei valori più elevati e sacri dell’universo, la libertà… non quella decantata dai politici o dai filosofi, ma la libertà di coscienza, da cui derivano tutte le altre. Per dire NO a un sistema repressivo e coercitivo! Per essere d’esempio, per le prossime generazioni, e attenuare gli effetti della sociopatia dilagante di questa era, la falsa pandemia!”.

 

Il Direttore del Museo Sansevero, uno dei più stimati del nostro paese, ha rassegnato le proprie dimissioni dalla carica di presidente e dal ruolo di direttore del Museo Cappella Sansevero in una lunga lettera 3 nella quale ha scritto, dopo aver lungamente motivato: “l’obbligo di richiedere l’esibizione del green pass per l’accesso ai musei non è legato a valutazioni di carattere epidemiologico specificamente riferite ai contesti museali, ma è stato considerato esclusivamente uno strumento utile, fra tantissimi altri, allo scopo dichiarato – in sede di conferenza stampa di presentazione, lo scorso 22 luglio, del DL n. 105 – di ottenere più numerose adesioni alla campagna vaccinale”, concludendo “Spero che questa decisione venga intesa, qual è, come un semplice gesto di coerenza del mio giudizio e del mio sentire”.

 

Già questi riferimenti dovrebbero subito far squillare nel lettore un campanello d’allarme. Quattro complottisti, terrapiattisti, i soliti rompiscatole da due soldi? No. Persone qualificate e attente alle dinamiche sociali. L’elenco, oltretutto, si sta allungando ogni giorno avendo prese di posizione di altri giuristi, presidi, professori universitari, scienziati, medici, alti prelati, ecc.

 

Diventa, quindi, interessante dissertare, seppur per accenni, sul concetto di libertà, o meglio sulla dinamica dell’origine della struttura politico-sociale che limita, fino ad annichilire, la libertà: stiamo parlando del regime totalitario.

Michel Onfray, nel suo breve ma interessante scritto “Teoria della dittatura”, elenca dei punti chiave tipici di ogni regime:

1) libertà che si rimpicciolisce, in uno con il controllo sociale e la delazione;

2) l’attacco alla lingua;

3) l’abolizione della verità, la propaganda;

4) strumentalizzazione (e revisione) della storia;

5) cancellazione della natura, mancanza di ogni riferimento spirituale;

6) incoraggiamento all’odio.

Aggiunge anche un ultimo punto, la “creazione dell’impero” che tuttavia mi sento di rettificare non essendo una modalità di estrinsecazione della dittatura bensì lo scopo. Scopo che non si esaurisce nella “creazione di un impero” ma il punto focale deve essere “creazione di quale tipo di impero” poiché lo scopo ultimo è quello di uniformare universalmente il comportamento della massa all’indirizzo di alcuni principi fondanti il nuovo pensiero.

Un punto dimenticato dall’autore, questo sì che è uno strumento, è la

7) forzatura normativa che crea una copertura legislativa alla tirannide

e infine

8) uso della paura, terrore come strumento di dominio.

Un altro riferimento letterario di non poco spessore è il testo della Hannah Arendt 4 titolato “La banalità del male” che ci racconta come sia facile per un comune cittadino, persona comune e con poca capacità di autoanalisi trasformarsi in poco tempo in servitore del potere, aguzzino, torturatore ed assassino.

Quest’ultima osservazione merita anche di riflettere su quali siano le persone che arrivano solitamente a supportare un regime totalitario.

Cominciamo da quest’ultimo punto.

 

Come si aggrega il consenso attorno al sistema totalitario.

George Orwell, nella sua “Fattoria degli animali” usa gli animali per raccontarci di queste persone tipo. I maiali sono i capi, che usano i cani come violento potere poliziesco e ci sono le pecore, sempre pronte ad applaudire. Ovviamente la schiera di animali è ben più estesa.

Più interessante staccarsi dalla simpatica analogia e concentrarsi sui movimenti di adesione.

La propaganda fa breccia solamente su chi non ha gli strumenti per costruire una idea propria. E già qui individuiamo una categoria (le pecore?). La pericolosità di questa tipologia non va sottovalutata poiché questo tipo è pronto a difendere il sistema in ogni modo e con tutto se stesso se ben istruito e motivato: difendere la patria, difendere la libertà o la salute (così come promossa dalla propaganda), difendere l’idea religiosa promossa dal proprio clero e chi più ne ha più ne metta. Qui troviamo il fanatico vero e proprio.

Altri, tuttavia, hanno gli strumenti per farsi una propria idea, non cedono alle lusinghe della propaganda ma ad altri tipi di lusinghe; vale a dire che trovano nel regime che si va costituendo una chance inaspettata, la possibilità di mettere a frutto propri interessi (ad es. economici) o vizi (lo psicotico) o anche semplicemente essere qualcuno, avere un minimo di potere sempre agognato e mai raggiunto.

Il supporter del regime, quindi, non è di tipo omogeneo ma una accozzaglia di tipi che sono o facili da convincere o che ravvedono in esso l’aprirsi di possibilità, le più variegate.

Punto comune fra tutti questi supporter è la carenza del “fattore umano”, una scarsa o inesistente empatia, e, per il secondo tipo, il non considerarsi parte di un insieme collaborativo. Potremmo anche definirlo colui che si sente “furbo” (“homo homini lupus”).

Da ultimo, e questi non sono veri supporter e stanno in mezzo, una grande massa di timorosi che non ha il coraggio di dissentire ma tenta di adeguarsi e, anzi, trovarne il lato positivo. Talvolta mossi dall’unico timore di venire tagliati fuori dalla società dei più, e che nelle prime battute neppure si accorgono che qualcosa sta succedendo, presi dalle occupazioni quotidiane.

 

Passiamo in rassegna i vari punti su indicati da Michel Onfray.

 

 

Libertà che si rimpicciolisce, controllo sociale e delazione

Ogni regime avanza nei primi tempi piano piano. Non sembra un regime ma una giusta reazione alla situazione in atto. Ognuno si sente coinvolto in questa giusta reazione e desideroso di farne parte (tutti applaudivano Hitler per la sua veemenza contro le sanzioni del post prima guerra mondiale).

Com’è che comincia allora a diventare un regime?

Primo Levi ci ricorda quanto segue: “Non iniziò con le camere a gas. Non iniziò con i forni crematori. Non iniziò con i campi di concentramento e di sterminio. Non iniziò con i 6 milioni di ebrei che persero la vita. E non iniziò nemmeno con gli altri 10 milioni di persone morte, tra polacchi, ucraini, bielorussi, russi, yugoslavi, rom, disabili, dissidenti politici, prigionieri di guerra, testimoni di Geova e omosessuali.

Iniziò con i politici che dividevano le persone tra “noi” e “loro”. Iniziò con i discorsi di odio e di intolleranza, nelle piazze e attraverso i mezzi di comunicazione. Iniziò con promesse e propaganda, volte solo all’aumento del consenso. Iniziò con le leggi che distinguevano le persone in base alla “razza” e al colore della pelle. Iniziò con i bambini espulsi da scuola, perché figli di persone di un’altra religione. Iniziò con le persone private dei loro beni, dei loro affetti, delle loro case, della loro dignità. Iniziò con la schedatura degli intellettuali. Iniziò con la ghettizzazione e con la deportazione.

Iniziò quando la gente smise di preoccuparsene, quando la gente divenne insensibile, obbediente e cieca, con la convinzione che tutto questo fosse “normale” ”.

Proprio di questo, credo, i filosofi Cacciari e Agamben hanno voluto avvisarci. Questa divisione fra “noi” e “loro” è iniziata. La creazione del cittadino di serie B è uno strumento efficace alla costituzione e rafforzamento del regime. Crea un nemico.

Come si evolverà nel corso del tempo ce lo racconta la storia. Il cittadino di serie B perderà poco alla volta l’immagine di uomo e persona, potrà essere prima deriso, accusato, poi fatto oggetto di pressioni e limitazioni dei diritti ed infine considerato non più facente parte della compagine sociale ma uno da escludere, ghettizzare. Un nemico del popolo non degno di avere diritti; la sua deportazione o costrizione forzata sembrerà una giusta misura per uno che vale meno di una bestia. Gli stessi magistrati e forze dell’ordine, ad un certo punto, faranno un gesto di comprensione per coloro che incitano alla violenza (o la fanno) contro il nemico del popolo mentre, viceversa, saranno inflessibili nel condannare tale devianza. Ma questo arriva dopo.

Nelle prime fasi c’è solo il “noi” e “loro”. E’ possibile che, nella nostra società, “pro vax” e “no vax” siano questa categoria? Esistono delle prime discriminazioni o limitazioni ingiustificate dei diritti di una categoria? Quando vediamo bambini senza green pass non ammessi alla scuola è possibile che stiamo vedendo quanto ricordato da Primo Levi (bambini espulsi da scuola, perché figli di persone di un’altra religione)?

Al museo non posso entrare senza alcuna giustificazione sanitaria, cos’è?

E gli studenti universitari che non possono tenere esami a distanza perché carenti di lasciapassare? Questa non è fantasia vista la pazzia dell’ultimo “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del COVID-19 negli ambienti dell’Università di Trieste” di pochi giorni fa che recita: “In tutti i casi, sia che gli esami siano svolti in presenza o da remoto, gli studenti sono tenuti al possesso della certificazione verde” (sic!).

In alcuni paesi sono un po’ più avanti arrivando a costruire dei campi di detenzione forzata 5.

Se si osserva le modalità con le quali i mass media parlano dei “no-vax” già si coglie la forzatura, la creazione del nemico, la presenza di una compagine figlia di un dio minore.

 

 

Controllo sociale.

Qui non serve dire niente. Con l’ausilio della tecnologia il controllo sociale è arrivato a mirabili altitudini che nessun regime avrebbe mai potuto sperare. Senza contare che gode della collaborazione del controllato che innonda di commenti personali, foto, transazioni economiche, si fa profilare in ogni modo, contento di farlo perché “non ho nulla da nascondere”.

Questo tipo di sorveglianza” scrive Onfray, “è il più compiuto che si possa immaginare. Nessun regime totalitario avrebbe mai potuto sperare di meglio di un soggetto che non solo, per narcisismo ed egocentrismo, si trasforma nella spia di se stesso, ma che lo fa con gioia, trasporto, soddisfazione ed entusiasmo! Dopo Terenzio, che aveva teorizzato l’Heautontimorumenos nell’omonima commedia e dopo Baudelaire, … è l’uomo postmoderno che comincia ad incarnare questa logica dell’individuo che punisce se stesso”.

 

Delazione.

Facebook si è contraddistinto negli ultimi mesi per aver invitato a “segnalare” i propri amici e conoscenze che hanno preso una posizione “estremista” e sappiamo che per tale social nulla è peggio di chi sostiene posizioni contrarie al vaccino 6.

Un articolo della stampa aiuta a chiarire la questione: “La polizia inglese invita a denunciare i vicini che non rispettano la quarantena - La delazione può essere fatta compilando un modulo su Internet con la garanzia che resterà anonima” (leggi QUI). Ma non occorre andare all’estero. Leggiamo qui Italia in “Coronavirus, i trasgressori possono essere segnalati dai cittadini. Ma il web si divide sui «delatori»” (leggi QUI) che “pochi si sono accorti che le disposizioni del Viminale prevedono che molti reati da coronavirus possono essere segnalati alle forze dell’ordine «su richiesta del cittadino» (dal «divieto di assembramento in luoghi pubblici o aperti al pubblico» alla violazione di quarantena o di apertura negozi, praticamente tutti, salvo gli spostamenti con autocertificazione per validi motivi). Insomma, il tema della «delazione» divide. Ci stiamo imbarbarendo o ci stiamo responsabilizzando? È odio o senso civico?”.

Diciamo solo che è un tratto comune dei regimi totalitari. Veda il lettore che conclusioni trarre.

Si cita, infine, un recente episodio emerso nella cronaca, una suora denunciata dal fratello alla Curia perché non portava la mascherina 7. Una notizia del genere non avrebbe avuto, in tempi normali, spazio in un giornale a tiratura nazionale. Oggi diventa invece interessante passare l’idea che un tale atteggiamento è da cittadino responsabile.

 

 

L’attacco alla lingua

Attacco nel senso di uso forzato e ammiccante e revisione dei vocaboli per un fine ultimo.

L’importanza del linguaggio è tema approfondito nell’ultimo secolo. Tecniche di manipolazione attraverso uso appropriato della lingua sono insegnate dalla PNL (Programmazione Neuro Linguistica – nella sua visione distorta, ovviamente, poiché la PNL nasce quale strumento di crescita personale).

L’etichettatura del nemico attraverso nomignoli suggestivi aiuta non poco a creare divisione, sempre all’insegna del “noi” e “loro”.

Non è solo per il “no-vax” affibbiato a chi si è letto un po’ di documentazione e non vuole essere cavia per questa fase sperimentale e che si è fatto tutti i vaccini precedenti. O il “negazionista” che è un termine direttamente tratto dalla negazione della Shoah e che identifica chi nega la storia e quindi contrario alla verità.

Per anni, con una certa violenza verbale, si è etichettato come razzista, fascista, omofobo, ecc. chiunque osasse mettere in discussione le direttive del pensiero imposto dai mass media.

Un altro tratto sul quale da tempo si lavora sulla lingua è l’eliminazione del termine al fine di alterare la percezione che se ne ha. Dallo spazzino all’operatore ecologico. Dal vigile urbano alla polizia locale. Il portatore di handicap è diversamente abile e così via tanto da diventare ormai una barzelletta (chi non ha mai usato il dire “diversamente intelligente”?).

L’affondo ora si focalizza sul gender. Ministra, avvocata, fino ad arrivare alla negazione della tradizione e della logica (“genitore uno” e “genitore due” che apre la strada al genitore tre o quattro). Certo sul geometra ci stanno lavorando e non è detto che sia un termine che scomparirà.

Cosa c’entra tutto ciò con il termine “no-vax” o il problema green-pass evidenziato da Cacciari ed Agamben?

Allora torniamo a noi, continuando a dire che non è da oggi che si lavora sulla lingua.

Cosa diciamo dell’ammiccante termine “green-pass”; perché questo inglesismo tutto rose e fiori? Lo stesso termine “vaccino” è di uso improprio se non fosse che la stessa definizione di vaccino è stata modificata per poter inserire l’attualmente proposta cura genica in questa categoria 8. Così come ha modificato la definizione di “immunità di gregge” 9 e di “pandemia” (ad oggi pandemia, secondo la definizione OMS, potrebbe essere una molto diffusa influenza e malattia senza malati gravi o decessi. Sono state rimosse le parole “with enormous numbers of deaths and illness”).

Con il termine appropriato si induce a pensare ad una cosa; invece è un’altra.

E’ importante comprendere che dietro ad ogni innovazione terminologica c’è uno scopo. L’analisi delle modifiche aiuta a comprendere gli scopi: talvolta è semplicemente nascondere la verità. Tal altra è abituare ad un modo di pensare diverso.

Per il momento si ravvede la volontà di staccare il cittadino dalla tradizione e portarlo in una nuova realtà; quale sarà questa nuova realtà? Quando parleremo più avanti della “negazione della natura” si daranno degli spunti.

Attacco alla lingua significa anche revisione della cultura.

Ci segnala Onfray che la letteratura per ragazzi che un tempo era lo strumento per diventare adulti e accedere al mondo intellettuale, spirituale e culturale di questi ultimi sta diventando una “occasione per propagandare il catechismo postmoderno”. La Disney non solo ha rimosso le parole “signore e signori, ragazzi e ragazze” dal proprio saluto all’entrata dei parchi a tema, ma sta modificando le proprie storie per adattarle alla modernità: un nuovo Dumbo (cancellato il solo accenno che un bambino -Dumbo- possa ubriacarsi e niente stereotipi sugli afroamericani, e di questo riparliamo sulla strumentalizzazione e revisione della storia). Biancaneve non è più una donna supina in attesa di un principe e Cenerentola riesce a trovare il modo di mettere la donna alla stessa altezza dell’uomo invece di farle attendere di essere tirata fuori dalla sua dimensione di sguattera. Ancora, il nuovo Il libro della giungla addirittura cambia il suo finale: Mowgli non torna con gli umani - “la specie cui appartiene” - ma pretende e ottiene di essere tollerato, e invece che insegnare che ognuno ha il suo branco, alla fine tutti gli animali vivono insieme senza rinunciare alle proprie differenze 10.

Onfray lo definisce “il catechismo del progressismo”.

Anche Mentana ha provato a dire la sua quando in un post ha paragonato la “cancel culture” al rituale nazista di bruciare i libri. Riferendosi all’attacco a Disneyland per non modificare il bacio senza consenso del principe a Biancaneve addormentata. Attaccato su tutti i fronti e rimasto in minoranza (qualche volta capita anche a lui).

 

 

Continua ... vai a "PARTE II"
 

 

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1 - Mentre sull’altra limitazione della libertà privata adottata in questi periodi, vale a dire il lockdown, già qualche giudice si è espresso, dichiarando che i poteri legati allo stato emergenziale sono stati presi al di fuori dei parametri legislativi e sono anticostituzionali: vedi in questa rivista “Illegittimi i DPCM che limitano la libertà di movimento secondo il Tribunale di Pisa”.

2 - Vedi in questo link: GREEN PASS: LE RAGIONI DEL NO.

4 - Ebrea della Germania nazista, filosofo e politologo, attenta indagatrice delle dinamiche che possono portare alla deviazione autoritaria, dalla Repubblica di Vichy fuggita negli Stati Uniti dove ha speso la vita a scrivere e ad insegnare.

5 - In Australia li chiamano “quarantine camp” o “quarantine facility”. Vengono descritte ovviamente come comode sistemazioni, spaziose e accoglienti. La Germania non è da meno: “La Germania ha allestito centri di detenzione obbligatoria per chi rifiuta la quarantena”. In Cina fanno campi da 4000 persone. In Canada pare non siano obbligatori ma solo un aiuto a gestire la quarantena per chi entra nel paese. Per l’Italia per il momento ci sono solo rumors.

8 - la precedente dizione “an antigenic preparation of a typically inactivated or attenuated (see attenuated sense 2) pathogenic agent (such as a bacterium or virus) or one of its components or products (such as a protein or toxin)” è diventata “a preparation of genetic material (such as a strand of synthesized messenger RNA) that is used by the cells of the body to produce an antigenic substance (such as a fragment of virus spike protein)

 

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