Le SS.UU. dirimono un contrasto sul principio di sussidiarietà nell’azione di arricchimento

Le SS.UU. identificano i casi nei quali la domanda di arricchimento per pregiudizio subito è proponibile secondo il principio di sussidiarietà ex art. 2042 c.c. Cassazione Sentenza n. 33954/2023

Tempo di lettura: 6 minuti circa
Le SS.UU. dirimono un contrasto sul principio di sussidiarietà nell’azione di arricchimento

Il fatto.

Il singolare caso vedeva un prolungato rapporto fra una società proprietaria di un terreno passato da edificabile ad agricolo in seguito ad una variante all’assetto del territorio, ed il Comune che a fronte di promesse di ripristino della edificabilità dell’area faceva fare alla predetta società, a spese della stessa, interventi onerosi, vale a dire l’interro dei cavi di alta tensione.

Delusa delle non mantenute promesse del Comune, la società agiva, infine, per far valere la responsabilità precontrattuale dell'ente, ed, in subordine, per far riconoscere l'arricchimento ingiustificato del Comune.

Il tribunale accoglieva la domanda di indebito arricchimento, rigettando l’altra domanda.

Nel grado di appello la domanda di arricchimento veniva dichiarata inammissibile per difetto di residualità e ciò proprio perché l’azione proposta in via principale ex art. 1337 c.c. era stata disattesa dal Tribunale, che aveva escluso che il Comune, tramite lo scambio di corrispondenza o le trattative condotte dai suoi rappresentanti, avesse assunto l’impegno di mutare la destinazione urbanistica dei terreni della appellata.

Giunta in terzo grado, la questione veniva rimessa alle Sezioni Unite, che hanno deciso con Sentenza n. 33954 depositata in data 5 dicembre 2023. Una lunga motivazione che esamina e mette in luce lo stato dell’arte della giurisprudenza e dottrina in detta materia, e di cui in questo breve commento si danno solo alcuni cenni.

 

L’azione di ingiustificato arricchimento: nozione

L’azione di ingiustificato arricchimento, ricolano le Sezioni Unitre, è un rimedio restitutorio mirante a neutralizzare lo squilibrio determinatosi, in conseguenza di diversi atti o fatti giuridici, tra le sfere patrimoniali di due soggetti, nei limiti dell’arricchimento che non sia sorretto da una “giusta causa”.

L’azione ex art. 2041 c.c. sarebbe esperibile solo quando l’ordinamento giuridico non appresti alcun altro rimedio per farsi indennizzare del pregiudizio subito.

La mera esistenza di un’altra azione (avente fonte in un rapporto contrattuale o direttamente in una previsione di legge) preclude la tutela residuale, indipendentemente dal fatto che l’interessato ne abbia usufruito (invano) o che essa sia divenuta improponibile per altra ragione. Regola, questa, mitigata dalla giurisprudenza su fari fronti (essendosi in più occasioni ribadito che torna ad essere esperibile l’azione di arricchimento nel caso in cui la diversa azione cd. principale sia stata disattesa “perché a priori insussistente”, così che la regola della sussidiarietà trova piena applicazione allorché il rigetto consegua all’accertamento della relativa infondatezza nel merito).

Si riporta per comodità l’art. 2042, titolato “Carattere sussidiario dell'azione”

"L'azione di arricchimento non è proponibile quando il danneggiato può esercitare un'altra azione per farsi indennizzare del pregiudizio subito”.

 

Sussidiarietà rilevabile d’ufficio se arricchimento accolto in primo grado

La S.C. quale ricorda che ove la sentenza di primo grado abbia accolto l'azione di arricchimento senza causa, omettendo il previo riscontro positivo del requisito della sussidiarietà dell'azione medesima di cui all'art 2042 c.c., la relativa questione è rilevabile d’ufficio ed esaminabile dal giudice d'appello anche in difetto di uno specifico motivo di gravame, atteso che al riguardo non può dirsi formato il giudicato interno.

Per il resto la Corte ritiene vi sia la necessità di addivenire ad una rivalutazione della nozione di sussidiarietà tramite una sua declinazione differenziata per il caso in cui la domanda principale si fondi sulla applicazione di clausole generali dell’ordinamento (come nel caso di responsabilità aquiliana o precontrattuale). Proprio in tale ambito era sorto il contrasto giurisprudenziale.

Una parte della giurisprudenza, infatti, abbraccia la regola secondo cui rende è solo residuale l'azione di arricchimento quando l'azione proposta in via principale è fondata o su contratto o sulla legge, e non è, invece, invocabile quando l'azione principale è fondata su una clausola generale, come nel caso in cui si fondi sulla responsabilità precontrattuale del convenuto.

Con l’ulteriore specificazione che nei casi in cui l'azione principale è fondata su clausola generale, per stabilire se c'è un titolo che legittima quell'azione, e che di conseguenza impedisce l'alternativa di arricchimento, occorre valutare nel merito la domanda principale, e non limitarsi alla sua astratta disponibilità.

Secondo altra giurisprudenza tale limite (che sia fondato solo su contratto o legge) non può essere accolto, e non sarebbe possibile sulla base di tale argomento sostenere la tesi per la quale l'azione di arricchimento sarebbe residuale solo rispetto alle azioni derivanti da contratto o da legge, in quanto se l'esigenza che giustifica la residualità dell'azione di arricchimento è di impedire aggiramenti, allora non si comprende perché questa esigenza non la si debba avvertire anche quando il danneggiato ha un'azione alternativa basata su clausola generale.

 

Il difficile rapporto fra azione principale e sussidiaria di arricchimento

Se da un lato si ritiene che la regola del principio di residualità operi al fine di evitare che chi ha perso l'azione principale, e dunque non ha ottenuto il risarcimento, possa aggirare questo esito ricorrendo all'azione di arricchimento ingiustificato, da altro lato vi è anche chi ritiene che non possa essere concessa la scappatoia a chi non ha saputo utilizzare l’azione principale, come ad esempio nel caso in cui sia ritenuta sfornita di prova la domanda di responsabilità precontrattuale, con la conseguenza che ammettere in questo caso la proposizione dell'azione di arricchimento significherebbe aprire la possibilità di aggirare il rigetto della domanda principale mediante l'esperimento di quella sussidiaria.

Ma esiste anche il caso della prescrizione dell’azione principale.

 

La soluzione delle SS.UU.

Affermano le SS.UU: che “La regola della sussidiarietà impone di affermare che, se l’impoverito dispone di altre difese, l'azione di arricchimento non può essere esercitata, e ciò vale anche se le altre difese, già pertinenti al soggetto, siano andate perdute, come appunto nel caso della prescrizione. Né può trascurarsi l’argomento speso da autorevole dottrina secondo cui “concedere in questi casi l'azione di arricchimento, significherebbe frustrare la finalità di quegli istituti, che consiste proprio nel determinare la perdita di un diritto a danno di chi non lo ha esercitato”.

Con il temperamento inerente alla presenza di un contratto nullo, e la Corte afferma che “è proprio in relazione ai casi di nullità del titolo contrattuale che ha avuto modo di svilupparsi sul versante processuale la giurisprudenza che si è interrogata sui limiti in merito alla proposizione in via subordinata della domanda di arricchimento, limiti che sono stati delineati dall’ultimo intervento delle Sezioni Unite con la sentenza n. 22404 del 2018”.

E continua con l’affermare che “occorre quindi distinguere tra le ipotesi in cui il rigetto derivi dal riconoscimento della carenza ab origine dei presupposti fondanti la domanda cd. principale, da quelli in cui derivi dall’inerzia dell’impoverito ovvero dal mancato assolvimento di qualche onere cui la legge subordinava la difesa di un suo interesse”.

Se il rigetto della domanda risarcitoria è ascrivibile a ragioni che consentano di affermare la carenza del titolo posto a fondamento della relativa domanda (nel caso di carenza degli elementi costitutivi della fattispecie legale ovvero in presenza di elementi impeditivi), risulta quindi ammissibile la proposizione dell’azione di arricchimento, che mantiene in tal modo il suo carattere residuale.

Viceversa, resta impregiudicata l’efficacia preclusiva derivante dalla regola della sussidiarietà ove il rigetto sia dipeso da prescrizione o decadenza ovvero nel caso in cui derivi dalla carenza di prova circa l’esistenza del danno ingiusto.

La verifica di tali presupposti si impone anche laddove sia direttamente avanzata la domanda di arricchimento.
 

Le Sezioni Unite, in conclusione, hanno affermato il seguente principio di diritto;

Ai fini della verifica del rispetto della regola di sussidiarietà di cui all’art. 2042 c.c., la domanda di arricchimento è proponibile ove la diversa azione, fondata sul contratto, su legge ovvero su clausole generali, si riveli carente ab origine del titolo giustificativo.
Viceversa, resta preclusa nel caso in cui il rigetto della domanda alternativa derivi da prescrizione o decadenza del diritto azionato, ovvero nel caso in cui discenda dalla carenza di prova circa l’esistenza del pregiudizio subito, ovvero in caso di nullità del titolo contrattuale, ove la nullità derivi dall’illiceità del contratto per contrasto con norme imperative o con l’ordine pubblico”.

 

 

---------------------------------------

Di seguito il testo di

Corte di Cassazione Sezioni Unite Civili, Sentenza n. 33954 dep. 05/12/2023

 

RAGIONI IN FATTO DELLA DECISIONE

La lettura del provvedimento è riservata agli Utenti Registrati.
Se sei registrato esegui la procedura di Login, altrimenti procedi subito alla Registrazione. Non costa nulla!

Commenta per primo

Vuoi Lasciare Un Commento?

Possono inserire commenti solo gli Utenti Registrati