Ammortamento alla francese al vaglio delle Sezioni Unite

Sulla validità del mutuo bancario con piano rateale con ammortamento alla francese non esplicitato nel contratto si esprime la Cassazione SS.UU. civili, Sentenza n. 15130/2024

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Ammortamento alla francese al vaglio delle Sezioni Unite

La Corte Cassazione a Sezioni Unite civili, con Sentenza n. 15130 depositata in data 29/05/2024, ha avuto modo di riaffrontare la questione dell’ammortamento alla francese negando che la sua applicazione dia luogo a nullità del contratto di mutuo, neppure se in questo non sia indicato il tipo di rateizzazione applicato (salva, ovviamente, l’allegazione al contratto di mutuo del prospetto delle rate).

 

L’ammortamento alla francese

Le rate di restituzione di un prestito possono essere calcolate con vari metodi di cui il più semplice, da calcolare, è quello all’italiana. Per “Ammortamento alla Francese” si intende quel metodo di calcolo usualmente utilizzato dagli istituti di credito per calcolare la rata di rimborso del mutuo.

L'Ammortamento alla Francese, frutto di un complesso calcolo matematico (la formula la trovi qui: “Guida Calcolo Rata del Mutuo”), prevede che le rate siano posticipate e la somma ricevuta dal mutuatario (vale a dire l'importo finanziato) sia il valore di una rendita a rate costanti.

La particolarità consiste nel fatto che ciascuna rata contiene parte del capitale in restituzione e tutti gli interessi maturati sul capitale residuo nel periodo scaduto (mese, trimestre, ecc). Perché questo modo di calcolo? Con un grosso capitale da restituire a rate costantemente, la parte di interessi sarebbe molto cospicua nelle prime rate mentre andrebbe a scendere mano a mano che il capitale viene rimborsato. Le rate quindi sarebbero molto ingenti per i primi mesi e ridotte a fine rapporto.

La formula usata dall’ammortamento alla francese cerca di pareggiare le due componenti (capitale ed interessi) in modo da mantenere la rata potenzialmente costante, e nei limiti del possibile, anche con il fluttuare del tasso di interesse applicato. Abbiamo così la possibilità di avere un mutuo con rata di rimborso costante (o meglio, tendenzialmente costante) e tasso variabile.

L'effetto noto di questo tipo di calcolo è che le prime rate avranno una scarsa incidenza sulla riduzione del capitale, contenendo più che altro quote a titolo di pagamento degli interessi, mentre le ultime rate avranno, viceversa, una forte componente di restituzione del capitale.

 

Le critiche al mutuo con ammortamento alla francese

La dottrina e la giurisprudenza hanno manifestato talora una discreta contrarietà all’utilizzo di questo tipo di calcolo. In particolare dato dal fatto che l’ammontare degli interessi a fine finanziamento risulta molto alto rispetto ad altri tipi di calcolo. Perché questo capita? Perché la restituzione del capitale nella prima fase del rimborso è minima con conseguente alto tenore del pagamento degli interessi.

Il Tribunale rimettente la pensava proprio in questo modo, aggiungendo un sospetto di richiesta di pagamento di interessi su interessi e quindi di anatocismo vietato dalla legge.

Il tribunale, infatti, riteneva che essendo dapprima corrisposti prevalentemente gli interessi e poi il capitale via via residuo si può determinare un significativo incremento del costo complessivo del denaro preso a prestito per effetto del regime «composto» di capitalizzazione degli interessi, cioè un ulteriore «prezzo» da esplicitare chiaramente nel contratto, poiché «l’interesse prodotto in ogni periodo si somma al capitale e produce a sua volta interessi».

In realtà le critiche al caso di specie riguardavano in particolare la mancata menzione, nel contratto di mutuo, della tipologia di calcolo.

Le SS.UU. riassumono in questo modo le questioni di diritto formulate dal giudice rimettente:

a) se, in presenza di un mutuo a tasso fisso con piano di ammortamento c.d. «alla francese» allegato al contratto (nella specie, interamente onorato dalla debitrice e concluso), il contratto debba contenere, a pena di nullità, anche l’esplicitazione del regime di ammortamento, cioè delle modalità di rimborso del prestito (mediante rate fisse costanti comprensive di quote capitali crescenti e di quote interessi decrescenti nel tempo) e della eventuale maggiore onerosità del suddetto piano rispetto ad altri piani di ammortamento;

b) se, in mancanza di detta indicazione, il contratto sia affetto da nullità parziale per indeterminatezza o indeterminabilità dell’oggetto del contratto (art. 1346 c.c.) e/o per violazione della trasparenza delle condizioni contrattuali e dei rapporti tra banca e clienti (art. 117 T.u.b.); quali siano le eventuali conseguenze di una simile nullità.

Le SS.UU. chiariscono di non essere state chiamate a pronunciarsi con riferimento ai piani di ammortamento relativi ai contratti di mutuo a tasso variabile né sul tema dell’anticipata estinzione del rapporto di mutuo per scelta volontaria del mutuatario.

Nonostante il quesito, la Corte di Cassazione non perde l’occasione di sedare la critica più feroce all’applicazione dell’ammortamento alla francese, vale a dire la maggiore carica di interessi pagati rispetto ad un piano di ammortamento semplice e il relativo sospetto che dietro a ciò si celi l'anatocismo.

L’ordinanza di rinvio della Corte di merito (si trattava di rinvio pregiudiziale ai sensi dell’art. 363-bis c.p.c) dubita della validità e trasparenza del sistema di ammortamento «alla francese» ponendo l’accento critico sul sistema di capitalizzazione «composto» degli interessi, in base al quale afferma che «l’interesse prodotto in ogni periodo si somma al capitale e produce a sua volta interessi».

Ad avviso del Tribunale, la mancata esplicitazione del regime (semplice o composto) di capitalizzazione sarebbe causa di nullità parziale del contratto per indeterminatezza dell’oggetto, ex art. 1346 e 1418, comma 2, c.c., e per difetto di trasparenza, ex art. 117 TUB.

Le Sezioni Unite non negano che in qualche variante di una formula di ammortamento si possa arrivare all’applicazione di interessi su interessi. La formula è assai complessa e andrebbe, effettivamente, sottoposta a delle riflessioni di un matematico. Le SS.UU. si limitano a dire che “Non potrebbe escludersi in astratto che l’operazione di finanziamento si realizzi mediante la produzione di interessi su interessi per effetto della quale il tasso effettivo risulti maggiore di quello nominale e sfugga alla rilevazione nel TAEG, ma tale evenienza sarebbe una patologia da affrontare caso per caso, nel quadro delle domande ed eccezioni delle parti, attraverso indagini contabili volte a verificare se nella singola fattispecie siano pretesi o siano stati pagati interessi superiori a quelli pattuiti (è coerente l’affermazione per cui stabilire in concreto se vi sia, o no, produzione di interessi su interessi, è questione di fatto incensurabile in sede di legittimità”.

Vale a dire, potrebbe anche essere che si crei il fenomeno dell’anatocismo tuttavia deve essere esaminato ogni caso specifico e, in ogni caso, compete al giudice del merito accertare tale evenienza.

Una certezza, tuttavia, la Corte di Cassazione la fornisce, dichiarando che in presenza di un piano di ammortamento «alla francese» standard, deve escludersi che si verifichi la situazione patologica poc’anzi descritta.

Quanto, infine, alla presunta indeterminatezza che si creerebbe con la mancata indicazione in contratto del regime di capitalizzazione applicato, tale da inficiare la validità del contratto causandone la nullità parziale, secondo le SS.UU. chiariscono che di nullità non si può parlare.

Secondo la Corte, il contratto di mutuo deve contenere le indicazioni proprie del tipo legale (art. 1813 ss. c.c.), cioè la chiara e inequivoca indicazione dell’importo erogato, della durata del prestito, della periodicità del rimborso e del tasso di interesse predeterminato.

Si aggiunge un ulteriore e dirimente suggerimento. Il piano di ammortamento che va allegato al contratto indica il numero e la composizione delle rate costanti di rimborso con la ripartizione delle quote per capitale e per interessi; ciò determina la possibilità per il mutuatario di ricavare agevolmente l’importo totale del rimborso con una semplice sommatoria.

Il c.d. «Prospetto Informativo Europeo Standardizzato» con una tabella di ammortamento indica le rate da corrispondere, la loro frequenza e composizione per interessi e capitale rimborsato e le spese). Risulta, in tal modo, secondo la Corte, soddisfatta la possibilità per il mutuatario di conoscere agevolmente l’importo totale del rimborso mediante una semplice sommatoria, conoscenza che egli difficilmente potrebbe avere sviluppando autonomamente una complessa formula matematica attraverso la quale il piano di ammortamento è sviluppato, una volta scelta la rata sostenibile e determinato il tasso di interesse.

Nessuna indeterminatezza, pertanto.

 

Non vi è anatocismo nell’ammortamento alla francese

Le SS.UU. riescono a dare anche una risposta definitiva al dubbio giacente sulla formula dell’ammortamento alla francese, a quel sospetto che vi sia un calcolo di interesse su interesse, vale a dire l’anatocismo.

Affermano le SS.UU. : “Il maggior carico di interessi del prestito non dipende – e comunque non è stato accertato dal giudice di merito in causa e non è una caratteristica propria dei piani di ammortamento «alla francese» standardizzati – da un fenomeno di produzione di «interessi su interessi», cioè di calcolo degli interessi sul capitale incrementato di interessi né su interessi «scaduti» (propriamente anatocistici), ma dal fatto che nel piano concordato tra le parti la restituzione del capitale è ritardata per la necessità di assicurare la rata costante (calmierata nei primi anni) in equilibrio finanziario, il che comporta la debenza di più interessi corrispettivi da parte del mutuatario a favore del mutuante per il differimento del termine per la restituzione dell’equivalente del capitale ricevuto”.

Si ripete riassumendo: quella maggiorazione degli interessi prodotta da questo tipo di calcolo non deriva da un calcolo degli interessi sul capitale incrementato di interessi su interessi «scaduti» (propriamente anatocistici): esso è il frutto della restituzione del capitale ritardata per la necessità di assicurare la rata costante.

Ciò fa si che non vi sia alcuna incidenza nel TAN né sul TAEG.

In conclusione, secondo le SS.UU., deve escludersi che la mancata indicazione nel contratto di mutuo bancario, a tasso fisso, della modalità di ammortamento c.d. «alla francese» e del regime di capitalizzazione «composto» degli interessi incida negativamente sui requisiti di determinatezza e determinabilità dell’oggetto del contratto causandone la nullità parziale.
 

Trasparenza del mutuo e ammortamento alla francese

Con riferimento al TUB e ai regolamenti secondari, la Corte di Cassazione ritiene che nulla infici il diritto del contraente debole ad avere trasparenza nel contratto.

Ad esempio, si afferma, l’eventuale mancata indicazione del TAEG non determina, di per sé, una maggiore onerosità del finanziamento, ma solo l’erronea rappresentazione del suo costo globale, pur sempre ricavabile dalla sommatoria degli oneri e delle singole voci di costo elencate in contratto.

Aggiunge che l’art. 117 T.u.b. non richiedeva e non richiede tuttora (a fortiori a pena di nullità) l’esplicitazione del regime di ammortamento nel contratto e analogamente, a livello sistematico, non la richiede la normativa più recente. Analogamente, la normativa secondaria non richiede l’indicazione del regime di ammortamento nel contratto.

In definitiva, afferma la Corte, se il contratto «trasparente» è quello che lascia intuire o prevedere il livello di rischio o di spesa del contratto (cfr. Cass. n. 28824/2023), consentendo al consumatore di avere piena contezza delle condizioni della futura esecuzione del contratto sottoscritto, al momento della sua conclusione, e di essere in possesso di tutti gli elementi idonei a incidere sulla portata del suo impegno (Corte di Giustizia, 20 settembre 2018, cit., p. 63 e 67), tale è quello di cui si discute, avendo l’istituto di credito assolto agli obblighi informativi a suo carico tramite il piano di ammortamento allegato al contratto, in base al quale al cliente è assicurata la possibilità di verificare la rispondenza dell’offerta alle proprie esigenze e alla propria situazione finanziaria e di valutarne a convenienza confrontandola con altre offerte presenti eventualmente sul mercato.

 

In conclusione le SS.UU. enunciano il seguente principio di diritto:

in tema di mutuo bancario, a tasso fisso, con rimborso rateale del prestito regolato da un piano di ammortamento «alla francese» di tipo standardizzato tradizionale, non è causa di nullità parziale del contratto la mancata indicazione della modalità di ammortamento e del regime di capitalizzazione «composto» degli interessi debitori, per indeterminatezza o indeterminabilità dell’oggetto del contratto né per violazione della normativa in tema di trasparenza delle condizioni contrattuali e dei rapporti tra gli istituti di credito e i clienti”.


 

Per la visione del testo completo della sentenza si indica il seguente link diretto al sito della Corte di Cassazione:

Corte Cassazione SS.UU. civili, Sentenza n. 15130 del 29/05/2024

 

 


 


 


 

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