Aumento dei prezzi delle materie e tutela del contraente per eccessiva onerosità

L'eccessiva onerosità quale rimedio per i contratti divenuti antieconomici a causa dell'aumento imprevedibile dei prezzi delle materie prime. Le norme del codice civile

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Aumento dei prezzi delle materie e tutela del contraente per eccessiva onerosità

La crisi scatenata dall’aumento delle materie prime delle ultime settimane mette in seria difficoltà i venditori e gli appaltatori quando il prezzo è già stato fissato, tanto da rendere l’economia complessiva del contratto antieconomica. Si tratta di lavori da realizzare in perdita.

Si legge delle difficoltà del settore edile, tuttavia non vi è quasi alcun settore sul quale non si ripercuota l’attuale incremento del materiale, dall’elettronica (già iniziato parecchi mesi addietro con la mancanza di chips), industria cartaria, produzione e lavorazione dell’alluminio, fornitura di energia o carburante, ecc.. Nella realtà già da parecchi mesi si è assistito ad un aumento delle commodities dove queste ultime settimane semplicemente hanno visto l’anomalia di prezzi che schizzano (talvolta incomprensibilmente e irrazionalmente) verso l’alto.

 

Già nell’entrata nel regime di emergenza pandemico la contrattualistica si è trovata in difficoltà e a quel tempo abbiamo scritto un apposito contenuto dal titolo “Responsabilità contrattuale in tempo di emergenza coronavirus: forza maggiore - Come affrontare (e sciogliere) i vincoli contrattuali in tempo di pandemia: la forza maggiore, il contesto internazionale e le normativa d’emergenza”.

Tuttavia, nonostante alcune delle soluzioni ivi indicate siano applicabili anche in questi tempi, va detto che a quel tempo vi fu il supporto della normativa d’emergenza.

Quanto all’aumento dei prezzi, quali tutele sono fornite all’appaltatore e al venditore in questi casi? Può il soggetto in difficoltà ritirarsi dal vincolo contrattuale?

Il codice civile appresta alcuni rimedi; vediamo quali.

 

Contratto di appalto e aumento anomalo dei materiali: l’art. 1664 c.c.

Il contratto di appalto ha una norma specifica, e ben regolamentata, che prevede il caso dell’aumento delle materia prime dovute a circostanze impreviste e imprevedibili.

Riportiamo articolo 1664 del codice civile:

Art. 1664 (Onerosità o difficoltà dell’esecuzione)
Qualora per effetto di circostanze imprevedibili si siano verificati aumenti o diminuzioni nel costo dei materiali o della mano d’opera, tali da determinare un aumento o una diminuzione superiori al decimo del prezzo complessivo convenuto, l’appaltatore o il committente possono chiedere una revisione del prezzo medesimo. La revisione può essere accordata solo per quella differenza che eccede il decimo.
Se nel corso dell’opera si manifestano difficoltà di esecuzione derivanti da cause geologiche, idriche e simili, non previste dalle parti, che rendano notevolmente pi onerosa la prestazione dell’appaltatore, questi ha diritto a un equo compenso.

Come si è visto, la norma indica una soglia oltre la quale l’appaltatore è tutelato. Qualora i prezzi delle materie (o della manodopera) subiscano una modifica tale da determinare un aumento (o una diminuzione) superiore al 10 per cento del prezzo complessivo convenuto.

Il calcolo non sarà agevole dovendosi tenere in considerazione dell’incidenza del materiale utilizzato nel complessivo valore dell’appalto.

A contrario, si può ricavare che qualora l’incidenza nel prezzo complessivo dell’opera sia inferiore l’appaltatore non potrà dolersene, rientrando implicitamente tali variazioni nell’alea del contratto.

L’imprevedibilità va valutata, secondo consolidata opinione, al momento della conclusione del contratto.

La prova della sopravvenuta onerosità, secondo una antica giurisprudenza (queste problematiche non si vedevano in Italia dagli anni settanta) può essere data con ogni mezzo e anche attraverso presunzioni date dalla comune esperienza (Cass. 7519/1986).

 

Revisione del prezzo

L’art. 1664 c.c. dispone che, in questi casi, la parte interessata potrà chiedere la revisione del prezzo, ma solamente per quella parte che eccede la percentuale su indicata. Ciò significa che non può essere occasione per rimettere in discussione l’intero contratto.

La revisione del prezzo, in caso di disaccordo, potrà essere chiesta per via giudiziale (previo invito alla negoziazione assistita per importi fino a 50mila euro).

 

L’eccessiva onerosità nel contratto in generale: l’art. 1467 c.c.

Se l’appalto ha una sua specifica disciplina, per ogni altro contratto (sinallagmatico) il codice civile regola l’eccessiva onerosità con l’art. 1467, che riportiamo qui di seguito:

Art. 1467. (Contratto con prestazioni corrispettive)
Nei contratti a esecuzione continuata o periodica ovvero a esecuzione differita, se la prestazione di una delle parti e' divenuta eccessivamente onerosa per il verificarsi di avvenimenti straordinari e imprevedibili, la parte che deve tale prestazione può domandare la risoluzione del contratto, con gli effetti stabiliti dall'art. 1458.
La risoluzione non può essere domandata se la sopravvenuta onerosità rientra nell'alea normale del contratto.
La parte contro la quale e' domandata la risoluzione può evitarla offrendo di modificare equamente le condizioni del contratto.

In quali casi potrebbe riconoscersi una inaspettata eccessiva onerosità del contratto a prestazioni corrispettive? Nei contratti preliminari, ad esempio; oppure nella compravendita di cosa futura o non identificata al momento della conclusione del contratto. Nella somministrazione o, genericamente, nei contratti a prestazione scaglionata, ad esecuzione periodica o continuata.

La norma affronta la tematica con soluzione assai diversa rispetto a quanto su visto.

L’ammontare della variazione qui non è indicata, rispetto alla percentuale del 10% vista in materia di contratto.

Il rimedio, qui, inoltre, non è la revisione del prezzo bensì la risoluzione del contratto, anche se, al terzo comma, si assegna alla parte che ha interesse alla continuazione del contratto, la possibilità di offrire di modificare equamente le condizioni pattuite.

Si ritiene che l’offerta di cui al terzo comma abbia natura giudiziale, sia irrevocabile, e debba essere completa e concreta in tutti suoi elementi, non potendo essere modificata dal giudice. Al giudice compete l’analisi della equità dell’offerta.

Al giudice del merito compete anche l’analisi del verificarsi dell’eccessiva onerosità, da accertarsi in senso oggettivo e non soggettivo (non deve riguardare difficoltà soggettive della parte contraente).

 

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