Quale il saggio di interessi legali se non specificato in sede di condanna

Nella generica condanna al pagamento degli interessi legali va applicato il quarto comma o il primo dell’articolo 1284 c.c.? Rispondono le SS.UU. Civili della Cassazione con Sentenza n. 12449/2024

Tempo di lettura: 3 minuti circa
Quale il saggio di interessi legali se non specificato in sede di condanna

La vertenza giudiziaria ha inizio con una opposizione a precetto lamentando parte opponente l'erroneo calcolo degli interessi di mora dal momento in cui era stata proposta la domanda giudiziale, senza contare che il credito riconosciuto dal titolo giudiziale escludeva, a suo dire, l'applicazione dell'art. 1284, comma 4, cod. civ., trattandosi di credito risarcitorio ai sensi dell'art. 2049 cod. civ.

Ancora più importante la precisazione dell’opponente secondo la quale il giudice dell'esecuzione non avrebbe potere di integrare il titolo esecutivo in mancanza di specificazione circa gli interessi, con ciò facendo emergere una questione non di poco conto e che riguarda i limiti dell’operare del giudice dell’esecuzione.

Il caso, vista la presenza di diversi indirizzi giurisprudenziali, viene assegnato alle SS.UU. a seguito di rinvio pregiudiziale degli atti ai sensi dell'art. 363 bis cod. proc. civ.

 

Quale tasso di interesse si applica nel caso di condanna generica al pagamento degli interessi legali?

La questione di diritto posta all’attenzione delle Sezioni Unite era la seguente: se la mera previsione degli "interessi legali" nella pronuncia di condanna da parte del giudice della cognizione, possa essere interpretata, per la parte di interessi decorrenti dopo il momento della proposizione della domanda giudiziale, nei termini del saggio di interessi previsto dal comma quarto dell'art. 1284 cod. civ., oppure se, per l'assenza di specificazioni nella decisione, il saggio degli interessi debba restare limitato a quello previsto dal primo comma della medesima disposizione.

Ne scaturisce la Sentenza n. 12449 del 07/05/2024 della Corte di Cassazione a SS.UU. Civili.

L’art. 1284 titolato "Saggio degli interessi", al primo comma recita come segue:

"1. Il saggio degli interessi legali è determinato in misura pari al 5 per cento in ragione d'anno. Il Ministro del tesoro, con proprio decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana non oltre il 15 dicembre dell'anno precedente a quello cui il saggio si riferisce, può modificarne annualmente la misura, sulla base del rendimento medio annuo lordo dei titoli di Stato di durata non superiore a dodici mesi e tenuto conto del tasso di inflazione registrato nell'anno. Qualora entro il 15 dicembre non sia fissata una nuova misura del saggio, questo rimane invariato per l'anno successivo”.

Il quarto comma, invece, dichiara che :

“4. Se le parti non ne hanno determinato la misura, dal momento in cui è proposta domanda giudiziale il saggio degli interessi legali è pari a quello previsto dalla legislazione speciale relativa ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali”.

E’ evidente l’enormità della disparità di trattamento del credito se si vada applicare il primo o il quarto comma dell’art. 1284 c.c. stante la cospicua forbice dei due tassi di interesse, il legale pubblicato annualmente in G.U. e il moratorio delle transazioni commerciali pubblicato semestralmente: ad oggi il 2,5% rispetto al 12,5%.

 

Il Giudice dell’esecuzione ha poteri interpretativi e non integrativi

La Corte di Cassazione specifica che il giudice dell'esecuzione, al cospetto del titolo esecutivo giudiziale, non ha poteri di cognizione, ma deve limitarsi a dare attuazione al comando contenuto nel titolo esecutivo medesimo, mediante un'attività che ha, sul punto, natura rigorosamente esecutiva. Si tratta pertanto di attività di interpretazione e non di integrazione.

Aggiunge la Corte che la relativa autonomia della fattispecie produttiva dei c.d. super-interessi rispetto a quella produttiva degli ordinari effetti legali, fa sì che uno dei diversi profili oggetto di accertamento giurisdizionale, a seguito della introduzione della controversia con la deduzione in giudizio di un determinato rapporto giuridico, sia anche quello della ricorrenza dei presupposti applicativi dell'art. 1284, comma 4. Risolvendosi che la varietà dei presupposti applicativi degli interessi maggiorati deve essere oggetto dell'attività di accertamento del giudice della cognizione.

Di fronte all’esigenza di esperire una vera e propria cognizione dei presupposti applicativi della misura degli interessi previsti dal quarto comma dell'art. 1284 sarà solo il giiudice della congnizione in grado di determinare quali interessi vadano applicati. Di conseguenza il giudice dell'esecuzione di fronte alla mera previsione, nel dispositivo e/o nella motivazione del titolo esecutivo, degli "interessi legali" non potrà porre in essere un’opera integrativa del dispositivo.

 

In conclusione le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno enunciato il seguente principio di diritto:

"ove il giudice disponga il pagamento degli "interessi legali" senza alcuna specificazione, deve intendersi che la misura degli interessi, decorrenti dopo la proposizione della domanda giudiziale, corrisponde al saggio previsto dall'art. 1284, comma 1, cod. civ. se manca nel titolo esecutivo giudiziale, anche sulla base di quanto risultante dalla sola motivazione, lo specifico accertamento della spettanza degli interessi, per il periodo successivo alla proposizione della domanda, secondo il saggio previsto dalla legislazione speciale relativa ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali".

 

---------------------------------------

Di seguito il testo di

Corte di Cassazione SS.UU. Civili Sentenza n. 12449 del 07/05/2024

 

 

La lettura del provvedimento è riservata agli Utenti Registrati.
Se sei registrato esegui la procedura di Login, altrimenti procedi subito alla Registrazione. Non costa nulla!

Commenta per primo

Vuoi Lasciare Un Commento?

Possono inserire commenti solo gli Utenti Registrati